
Un incontro importante
Serie: Ritrovarsi
- Episodio 1: Anni dopo
- Episodio 2: Delusione amorosa
- Episodio 3: Alle corde
- Episodio 4: L’esilio
- Episodio 5: Ritrovare un amico
- Episodio 6: La teoria dello schianto controllato
- Episodio 7: Più forti insieme
- Episodio 8: Un incontro importante
- Episodio 9: Attraversare una soglia
- Episodio 10: Un nuovo inizio
- Episodio 1: Lo Splendido
- Episodio 2: Nuove conoscenze
- Episodio 3: Un invito
- Episodio 4: Un nuovo amore
- Episodio 5: I giorni grandi
- Episodio 6: Il giorno grande
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il giorno prima della mia partenza per tornare a casa, Carlo mi disse che ci sarebbe stata una festa in un locale sulla costa della Versilia, organizzata da un gruppo di ragazzi dell’università amici di Paola. Fui molto contento di quella notizia perché mi piaceva l’atmosfera universitaria che si viveva in quelle occasioni, anche se poi il giorno dopo sarei dovuto partire.
La sera della festa, arrivammo al locale verso le dieci, era un posto molto bello, con una grande vetrata che dava su una terrazza che si affacciava sul mare e una pista da ballo illuminata da luci colorate. Dentro c’era una quantità enorme di giovani presi in una frenesia di parole e movimenti. La musica era alta e coinvolgente, molti ballavano, altri parlavano a piccoli gruppi in piedi o nei tavolini affacciati sulla pista, alcuni cantavano seguendo le parole delle canzoni di successo che suonavano nell’aria. Carlo e Paola, salutarono alcuni amici e mi presentarono e loro mi accolsero con simpatia e mi offrirono da bere. Mi guardavo intorno e mi sentivo elettrizzato dalla grande varietà di voci, vestiti, atteggiamenti, pettinature che vedevo, negli ultimi anni avevo frequentato sempre compagnie ristrette insieme a Simona ed era tanto che non mi trovavo dentro un ambiente così pieno di tensioni e di correnti.
Dopo un po’ che ero lì seduto cominciai a sentirmi a mio agio e seguii Carlo e i suoi amici che andavano in pista sulle note di un brano dei Clash che era da sempre uno di quelli che più mi facevano divertire. Cominciammo a ballare e io iniziai a muovermi con il mio stile a salti piccoli e elastici seguendo il ritmo sincopato della musica. Dopo quel brano ne partì subito un altro dello stesso genere e la sequenza andò avanti così per quasi quaranta minuti mentre noi ci facevamo trascinare sempre di più.
C’era una ragazza bionda e magra che ballava poco lontano da me e a cui mi sembrava che piacesse il mio modo di muovermi, perché mi osservava e sorrideva. Le sorrisi anch’io e cominciai a imitare i suoi movimenti per poi variarli e aspettare che lei mi venisse dietro. Poi il genere musicale cambiò, cominciarono dei brani dance più sincopati e monotoni e un gruppo numeroso di ragazzi entrò in pista e persi di vista la ragazza. Mi accorsi che Carlo e Paola erano tornati al tavolo in cui ci eravamo seduti all’inizio e andai verso di loro. Rimanemmo seduti un po’ a bere e chiacchierare, eccitati come eravamo dal tanto movimento appena terminato.
Dopo un po’, mi venne voglia di uscire a prendere aria, così dissi a Carlo che sarei andato sulla terrazza che affacciava sul mare. Era ancora inverno e fuori faceva freddo, si vedeva il mare agitato in lontananza e io mi appoggiai alla balaustra a guardare i flutti che si infrangevano sulla spiaggia. Pensavo che era strano che per tanti anni mi fossi rifiutato di prendere in considerazione di allontanarmi dal mio paese per andare a studiare in un’altra città e invece ora che ero stato costretto dalle circostanze a confrontarmi con un ambiente diverso mi accorgevo di quanto che quel mondo cominciasse a piacermi.
A un certo punto sentii un rumore di passi dietro di me e poco dopo vidi di fianco la ragazza con cui avevo ballato poco prima: indossava un vestito rosso che le stava benissimo e metteva in risalto il suo fisico snello. Si era appoggiata alla balaustra, con un bicchiere in mano e la testa chinata verso il basso: sembrava triste.
Mi avvicinai leggermente e le dissi: “Ciao, va tutto bene?”
La ragazza si girò verso di me e mi guardò con occhi azzurri pieni di timore.
“Si, mi ha solo preso un momento di tristezza e ho avuto bisogno di uscire”.
Mi guardò e mi riconobbe: “Ci siamo visti prima, ballavamo vicini…mi piaceva il ritmo dei Clash. Era così libero e spontaneo”.
“Si, è vero, è un ritmo che ti prende e ti fa sentire vivo,” risposi, cercando di capire cosa nascondesse.
“Già, ma io non riesco più a farmi trascinare come prima”, disse, con un tono triste.
Le dissi: “Capisco, ma a volte può accadere: ci sono momenti in cui il nostro umore è basso, ma poi le cose cambiano”.
Lei annuì, guardando il mare agitato. “Si, è vero, ma nel mio caso non è un momento che passerà così facilmente”. Poi aggiunse: “Mi chiamo Laura”.
Io le sorrisi e dissi: “Io, Federico”.
Lei chiese: “Di dove sei, Federico?”
Io risposi: “Sono qui a trovare un mio amico che studia a Pisa, ma vengo dalle Marche. Sto per laurearmi in ingegneria meccanica”.
Lei mi sorrise e disse: “Wow, fantastico, immagino quanto puoi essere entusiasta: stai per raggiungere un traguardo a cui probabilmente pensi da quando eri piccolo”.
“Si, sono contento, mi sono piaciute le materie che ho studiato, soprattutto quelle dove c’era più teoria, più matematica. Però non so bene perché ho scelto questa facoltà, a volte mi sembra di essere andato un po’ a caso”.
“Io invece sono di Viareggio e studio Fisica a Pisa”, disse lei.
“Fisica è una materia che mi è sempre piaciuta, ma non ero abbastanza convinto per fare quella facoltà. Tu invece quando hai capito che avevi questa passione?”, le chiesi.
Lei rispose: “Non ricordo neanche quando è cominciata, mi sembra che fin da bambina volessi fare la scienziata. Mi piaceva leggere libri di divulgazione scientifica, guardare documentari sull’Universo, fare esperimenti con il mio microscopio e il mio telescopio. Poi andando avanti a scuola ho esplorato i fenomeni più complessi e affascinanti, come la relatività, la meccanica quantistica, la cosmologia e ho capito che la disciplina che mi affascinava di più era Fisica e così ho deciso di proseguire ad approfondirla all’Università”
“E cosa ti appassiona di questa materia?”
Lei sembrò riflettere un attimo e poi disse con trasporto: “Mi piace sperimentare, calcolare, dimostrare. Mi piace comprendere le ipotesi che stanno alla base delle teorie e capire le conseguenze a cui portano. Mi piace studiare le leggi che governano l’Universo, che si traducono in formule matematiche: mi sembra che costituiscano il tessuto della realtà”.
Fui colpito dalla profondità delle sue motivazioni e le dissi: “Beh, con una motivazione così forte sono sicuro che riuscirai a far avverare il tuo sogno”.
“Lo pensavo anch’io, ma ora non posso esserne più sicura”, rispose lei.
“Perché?”, le domandai.
Fece una pausa, come per raccogliere le parole e poi disse: “Perché sono malata”.
“Malata? Ma di cosa?”
“Di leucemia. L’ho scoperto un anno fa e da allora, sono in cura. È stata una lunga battaglia, ma ora sembra che vada meglio perché gli ultimi esami sono stati negativi.”
Quelle parole mi colpirono come un pugno nello stomaco e rimasi senza parole a guardarla. Non potevo credere che una ragazza così vitale potesse vivere un dramma come quello.
Rimanemmo in silenzio a guardare il mare, mentre le luci del locale illuminavano appena la terrazza.
Poi le dissi: “E’ terribile quello che ti è successo, ma forse adesso puoi tirare un sospiro di sollievo se gli ultimi esami vanno bene”.
Lei continuò: “Si, ma non mi basta, io voglio realizzare i miei sogni, quelli che ho sempre avuto, quelli che sono ancora più importanti ora che ho capito che tutto può cambiare da un momento all’altro. Voglio laurearmi, voglio fare ricerca, voglio scoprire cose nuove, voglio contribuire al progresso della scienza”.
Fece una pausa e poi disse con forza: “Voglio lasciare il mio segno nel mondo!”.
Sentii di nuovo vibrare una corda dentro il petto sull’eco di quelle sue ultime parole. Poi, quasi come se si fosse accorta di quel mio stato d’animo, lei mi disse: “Mi fa bene parlare con te, mi dai la sensazione di comprendere il modo in cui mi sento e che ti interessi davvero quello che voglio esprimere”.
Sentii un forte senso di vicinanza per lei: le misi un braccio intorno alle spalle e rimanemmo lì appoggiati alla balaustra a guardare il mare. Il frastuono della musica persisteva nell’aria, ma quel nostro angolo tranquillo sembrava isolato, come se la nostra comprensione reciproca avesse creato una bolla dove non entravano i disturbi del mondo.
Appoggiato alla balaustra accanto a Laura pensavo a quanto i suoi desideri fossero puri, a quanto le sue aspirazioni fossero grandi: non inseguiva soldi, denaro o fama, ma il modo per realizzarsi e dare significato della sua vita. Capii che io non avevo mai cercato con quella stessa determinazione la mia strada, anzi avevo sempre rifiutato il pensiero stesso che ci fosse una strada che portasse da qualche parte. Avevo sempre preferito rimanere seduto di lato a godermi il sole e il paesaggio credendo che non ci fosse nessun motivo per affrettarsi e ora pensavo a come mi sarei sentito nella sua situazione, con la paura di non aver più tempo e senza neanche aver mai avuto un progetto da realizzare.
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- Episodio 9: Attraversare una soglia
- Episodio 10: Un nuovo inizio
Spesso la propria strada si trova strada facendo e con incontri fortuiti. Che io sappia, nessuno dopo la laurea ha intrapreso la strada che aveva pensato quando è entrato all’Università