
Un lavoro da svolgere
Serie: Exasperation
- Episodio 1: Il giorno della vergogna
- Episodio 2: American Gun shop
- Episodio 3: Un lavoro da svolgere
- Episodio 4: Al lavoro – Jessie e Mary
- Episodio 5: Al lavoro – Kevin Porter
- Episodio 6: Finale?
- Episodio 7: Finale
STAGIONE 1
Non appena fu dentro all’armeria, James si sentì a disagio. Anche un miope senza occhiali avrebbe riconosciuto il suo orientamento sessuale da decine di metri di distanza, infatti i pochi presenti, tra cui il commesso dietro al bancone, gli lanciarono occhiatacce.
Si avvicinò al bancone, dove il commesso – un uomo con fiamme e fucili tatuati su tutto il corpo – lo scrutò con sospetto. Il ragazzo osservò la parete dietro al banco, dove decine di revolver, fucili a pompa e altre armi erano appese con i rispettivi cartellini gialli indicanti i prezzi.
“Cosa cerchi ragazzino?” chiese il commesso, i denti stretti per non farsi sfuggire lo stuzzicadenti che stava masticando.
“Voglio comprare una pistola” disse James. “Per la caccia” aggiunse.
Il commesso lo guardò in silenzio. Ora mi chiederà il documento, glielo darò, e troverà sicuramente qualche incongruenza tra la foto di Mike e il mio volto, pensò James in quegli istanti. Dentro di lui stava crescendo l’amara convinzione di averla fatta grossa.
Come ho potuto prendere così alla leggera un’azione che implica un reato, pensò ancora.
L’uomo con i tatuaggi continuò a fissarlo con sguardo dubbioso. James lottò per non abbassare il suo, ma non resistendo disse: “Avete qualcosa che costi meno di settecento dollari?”
Il commesso non rispose, anzi mantenne lo sguardo sul ragazzo mentre lo stuzzicadenti si muoveva dall’angolo sinistro della bocca. Poi, si voltò verso la parete dove stavano appese le armi. In quell’istante un altro commesso – che si trovava di fianco a James con un potenziale acquirente – caricò un fucile a pompa. Il doppio scatto – Clack! Clack! – fece trasalire James. I due si voltarono e lo scrutarono per un secondo con il sopracciglio alzato, per poi tornare al loro affare ridacchiando.
L’uomo con i tatuaggi tornò con una revolver: “Calibro .45, otto colpi” disse. “Seicento trenta dollari.”
Lanciò la pistola facendola roteare nell’aria, poi la riafferrò dalla canna. Porse la pistola a James, che la prese impugnando saldamente il calcio in gomma dura. Quando il commesso mollò la presa, James dovette sforzarsi per non far cadere la pistola. Era pesantissima.
“Fai qualche prova, per vedere come ti va” incoraggiò l’uomo.
James la osservò e la toccò, poi la impugnò con tutte e due le mani, distese le braccia alzandole all’altezza delle spalle e piegò la testa a destra. Prese la mira e premette il grilletto, ma questo non voleva scattare. Il ragazzo provò un’altra volta, imbarazzato, quando il commesso gli strappò la pistola dalle mani.
Ora mi sbatte fuori a calci, pensò James.
“Guarda bene ragazzo, perché non ho tempo da perdere” disse spazientito l’uomo. Indicò con il pollice una levetta e la fece scattare.
“Così spara” disse, poi la riportò alla posizione iniziale “così non spara” e porse nuovamente la pistola al ragazzo.
James la afferrò, prese la mira e premette lentamente il grilletto. Il cane si alzò gradualmente, per poi scattare in avanti schioccando. James ebbe l’impulso di gettare quel diabolico affare. Aveva tra le mani uno strumento di morte. Appoggiò la .45 sul tavolo, poi disse: “La prendo.”
“Farai meglio a farti spiegare come si usa. Da tuo padre” disse in tono di rimprovero il commesso.
“Mi serve un tuo documento. Dovrò registrarlo e associare il tuo nome all’acquisto di quest’arma” aggiunse severo.
James aprì la borsa, estrasse il portafoglio e sfilò il documento. Lo guardò. Mike Jefferson, 15 luglio 1997. Consegnò la tessera all’uomo, che si diresse in quello che sembrava un piccolo ufficio.
Se impugnare l’arma e premere il grilletto gli aveva provocato sgomento, consegnare la tessera del suo fidanzato gli diede la nausea. Per un attimo ebbe le vertigini, poi tutto tornò normale.
Il commesso non tornava.
Avrà scoperto che il documento non è il mio e starà chiamando la polizia, pensò James mentre il cuore gli saliva in gola.
Il cliente alla sua destra aveva concluso l’affare e uscì dalla porta con il fucile in spalla nella sua custodia in tessuto rigido nero.
Dall’ufficio, James sentì uno scatto, poi il rumore di dita che pigiavano i tasti di un telefono.
Basta, è finita. Sta chiamando la polizia.
James cercò di spiare nella porta dove l’uomo con i tatuaggi era sparito, ma l’occhiataccia del suo collega lo fece rinunciare.
Finalmente, il commesso tornò. Gli fece firmare un paio di fogli e gli restituì il documento.
Poi gli consegnò la pistola in una valigetta di plastica.
“Ti serviranno delle munizioni” disse l’uomo. James non ci aveva pensato.
“Sì. Qualcosa adatto agli orsi” rispose James, senza sapere veramente cosa stesse dicendo.
L’uomo frugò sotto il bancone ed estrasse una scatola di proiettili.
“Perforanti al tungsteno. Occhio a non spararti in un piede, se non vuoi diventare zoppo a vita.”
Con quell’avvertimento, James concluse il suo primo – e ultimo – acquisto in un armeria. Pagò e uscì sulla strada rovente.
Il ragazzo si avviò a destra, verso casa sua. Mentre camminava non pensava assolutamente a nulla. Era felice.
Serie: Exasperation
- Episodio 1: Il giorno della vergogna
- Episodio 2: American Gun shop
- Episodio 3: Un lavoro da svolgere
- Episodio 4: Al lavoro – Jessie e Mary
- Episodio 5: Al lavoro – Kevin Porter
- Episodio 6: Finale?
- Episodio 7: Finale
La descrizione dell’armeria e del commesso è molto evocativa, facilmente visualizzabile nella mente richiamandola dai ricordi di numerosi film “made in usa”.
Le emozioni e l’impaccio del ragazzo sono tangibili, volutamente accentuate per sottolineare la sua estraneità a quel mondo, al quale si era rivolto come soluzione ultima per provare ad uscire da una situazione opprimente e non più sopportabile.