
Un mondo senza bilance e bare bianche
-Hey Ralph! Hey. Ralph! Cosa fai?-
-Sto cercando di scrivere una storia, Diego-
-Ah, wow! fantastico. Si, bellissimo!-
-Uhm, non so, sono bloccato. Nella mia testa ci sono due pensieri fissi ma, vedi, non coincidono, si scontrano, insomma non so come poterli incastrare in un unico racconto-
Diego lo guardò con i suoi occhi neri e penetranti, ammorbiditi da una patina liquida che li facevano sembrare sorprendentemente umani. Probabilmente, se avesse potuto parlare davvero, gli avrebbe risposto qualcosa del genere: “Non so cosa vuoi dire Ralph, ma penso tu sia il migliore”.
Avere un cane è avere il privilegio di un’inesauribile fonte di amore incondizionato.
Ralph lo aveva capito un pomeriggio d’autunno, quando preso dal nervosismo per via di un mal servizio della rete wifi, gli aveva urlato rimproverandolo di fare troppo rumore nel mordicchiare il suo osso di gomma colorato. Poi, sopraffatto dalle emozioni, si era accasciato sul divano singhiozzando. Diego gli si era avvicinato e gli aveva appoggiato dolcemente il muso sulla gamba, accarezzandolo con il suo sguardo umido.
-Ralph! stai scrivendo? allora, cosa stai scrivendo?-
La coda disegnava semicerchi nell’aria mentre il segugio gironzolava intorno alla grossa figura seduta alla scrivania.
-No, no, non ci siamo. Non c’è sinergia- sbuffò l’uomo, -Non hanno niente a che fare tra di loro-
Come il suo nome e la sua faccia.
Ralph aveva sempre pensato di avere un terribile nome, un nome adatto più ad un cane che ad un uomo. Diego, si sarebbe voluto chiamare, quello si che era un nome che si addice ai suoi lineamenti. Gli era sembrata un’ottima idea, quella di portarlo comunque in casa, e non mancava mai di sentirsi soddisfatto quando qualche invitato si confondeva nel chiamare l’uno o l’altro.
-Hey, hey Ralph! non ti distrarre!-
-Certo, certo. I due pensieri fissi..uhm, sai, non sono sicuro che sia possibile poter coordinare una storia. Mi sà che questa volta le parole siano un linguaggio troppo primitivo per esprimere quello che intendo-.
Diego si leccò i baffi non troppo convinto e si sedette accanto al padrone che gli accarezzò distrattamente la testa, godendo della sensazione del pelo morbido e lungo tra le dita.
L’uomo chiuse la pagina di computer completamente bianca e aprì quella di riproduzione video, lasciata sull’ultima visualizzazione. Cliccò su riproduci da capo:
Una cena, una donna che si alza da tavola e si scusa con i presenti, va in bagno, si pesa, torna al tavolo e smette di mangiare. C’è un compleanno, si taglia la torta, si ride. La donna di prima indossa le scarpe, chiude il cassetto della scrivania e raggiunge i colleghi, niente torta per lei.
Appare l’icona “saltare annuncio”, Ralph ci clicca sopra velocissimo.
Un funerale, una piazza pienissima di persone, l’entrata di una chiesa. Non aveva nemmeno sedici anni. Un anziano dall’aria vispa, un nonno innamorato, balla accanto al carro funebre, balla accanto al nipote morto, balla per celebrare una vita, una vita che non c’è più. C’è tantissima gente.
Ralph si gira verso Diego in una visione annacquata e gli occhi del cane sembrano guardarlo dentro.
-Vedi, non c’è bisogno che scriva-.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Mi sono avvicinata a questo racconto per l’amore verso i cani e il titolo che ho trovato molto struggente.
Un racconto scorrevole e bello, complimenti!
Grazie Melania 🙂
Confido che, inizialmente, avevo creduto che Ralph fosse il cane e Diego il protagonista. E, difatti, lo stesso protagonista, poi, ha espresso il mio stesso punto di vista: una trovata narrativa molto efficace!
Il racconto è molto bello, soprattutto nel finale, dove viene fuori tutto il suo intenso significato.
Grazie Giuseppe! si in effetti confonde un po’..su vari aspetti. Alcuni amici mi hanno chiesto delucidazioni dopo aver letto hahah mi piace e mi diverte ascoltare le varie interpretazioni 🙂
Sono contenta ti sia piaciuto