Un occhio sul futuro

Serie: Hanetsuki


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Aoi e Kyoudai si sposeranno mentre Nagatsuna ha deciso di rinunciare a qualsiasi matrimonio. Per le due coppie si prospetta un futuro sereno.

Nel regno si stavano rapidamente diffondendo le voci sulla nobile Aoi e le sue nozze con un samurai.

Questo permise alla giovane di sentirsi libera di portare Kyoudai alla festa d’estate, camminando al suo fianco, legittimata finalmente a stare con lui. Avevano indossato entrambi gli abiti tradizionali della regione. Per Aoi era la norma, ma Kyoudai era radicalmente cambiato. Anche se le piaceva con i suoi abiti da guerriero, la ragazza dovette ammettere che era carino, anche se lui si sentiva ridicolo.

Non era mai stata tanto felice e lo dimostrava saltellando da un banchetto all’altro. Il suo sguardo si illuminò in modo particolare quando trovò i mochi. Ne comprò due e ne avvicinò uno alle labbra del samurai.

“Assaggialo!”

“È buono!” Si stupì lui. “Non ha niente a che vedere con quello dell’altra volta. Tuo fratello mi ha imbrogliato!”

“Ti ho già detto che hai aspettato troppo a mangiarli!” Gli diede un colpo sulla fronte, poi si allarmò. “Dovrei abituarmi a parlarvi in modo più reverenziale, marito mio…”

“Così fai impressione, le reverenze sono strane.”

“Hai ragione, non mi viene per niente naturale esserlo. Continuerai a chiamarmi Kawa almeno quando saremo soli?”

“Certo che sì, tu sei la mia Kawa.”

Il samurai la baciò con dolcezza, ricevendo per la prima volta una risposta più fredda.

“Siamo in pubblico.” Gli spiegò lei, imbarazzata dal gesto.

“Siete strani voi nobili.”

“Sei tu quello strano!”

“Intendi continuare a prendermi in giro per il resto della nostra vita?”

“Chissà.” Gli prese la mano riprendendo la passeggiata, diventando più seria. “Nemmeno io so bene cosa aspettarmi dal futuro. Immagino che sarai spesso via a combattere.”

“Se tuo fratello vorrà, sì. Ma potrei anche restare per un po’.”

“Ti andrebbe bene? Dici sempre che non ti piacciono i nobili che non si sporcano le mani.”

“Francamente credo che una vita interamente al castello mi annoierebbe. Mi piace combattere ed esplorare posti nuovi.”

“Voglio solo la tua felicità, Kyou. Anche se sarò sola, ti aspetterò mentre sei vai. Magari qualche volta potresti portarmi con te…”

“Potremmo andare a sud.”

“Mi piace l’idea, vorrei vedere da dove vieni. Mi è piaciuto molto viaggiare al tuo fianco, vicino a te mi sento al sicuro. Forse tra qualche mese saremo in tre.” Si toccò la pancia. Da quando ne avevano parlato, l’idea di avere una famiglia con lui le piaceva e il matrimonio avrebbe reso tutto lecito. “O in quattro o in cinque…” Aggiunse la ragazza.

“Saremo ricchi, possiamo anche farne sei!”

Aoi non era mai stata tanto felice in vita sua. “Vieni, ho tanto da farti vedere. Lo spettacolo di propiziazione del raccolto ti piacerà e dobbiamo assolutamente bere il sake benedetto, porta fortuna!” Non che le servisse davvero, aveva la sensazione che loro due insieme sarebbero stati tanto fortunati.

~⋅~

Kiyo aveva consegnato al daimyo l’abito che aveva confezionato appositamente per lui. Non era regale come quelli a cui era abituato, ma il ragazzo l’aveva subito indossato e quel giorno i colori dei due erano abbinati nella tonalità lavanda. Dopo cena, i due amanti stavano passeggiando mano nella mano all’esterno del palazzo.

“Siete bellissimo oggi, vi sta proprio bene questo colore.” Il fatto che lui avesse indossato il suo abito per un’occasione tanto speciale era un’ulteriore riprova dei sentimenti del giovane e questo faceva sentire Kiyo molto amata.

“Mi duole ammetterlo, ma sta meglio a te.”

“Sapete, ho imparato uno strano gioco, me l’ha insegnato vostra sorella.”

“Che gioco strano avete fatto?” Era quasi spaventato.

“Un gioco con delle cose enormi e una pallina.”

“Penso tu stia parlando dell’hanetsuki.”

“Proprio quello.” Sorrise. “Mi è piaciuto, è un po’ come la nostra storia.” Il ragazzo si accigliò, ma non ebbe tempo di chiedere delucidazioni che lei stava già continuando. “È un gioco di equilibri e per ogni battuta c’è una ricezione. Devi stare attento quando lanci la palla, se è troppo forte va lontano e non va bene, ma se è troppo debole il tiro cadrà in mezzo perché troppo corto.”

Il daimyo continuava ad ascoltarla senza capire bene.

“È come in amore, si gioca in due e si deve andare nella stessa direzione per fare funzionare la partita,” cercò di spiegarsi meglio “se uno dei due fa un passo sbagliato anche l’altro ne risente.”

Nagatsuna sorrise. “Sembra una descrizione poetica. A proposito di rapporti di coppia, non abbiamo avuto molto tempo per parlare in tranquillità ultimamente. Com’è andato l’incontro con tuo fratello?”

“Non vi ringrazierò mai abbastanza per quello. Lo avete portato da me…”

“Sapevo che volevi rivederlo ed era il minimo che potessi fare. Se ti ha resa felice, lo sono anche io. Ha ripagato gli sforzi fatti per cercarlo.”

“Lui è stato un padre per me. Mi coccolava un po’ come fate voi. Non proprio uguale, ma mi voleva bene e quando la mamma mi sgridava o mi metteva in punizione, lui si sedeva accanto a me. A volte si metteva in mezzo per difendermi ed evitarmi gli schiaffi. So che voi fareste lo stesso. Nessuno mi ha più fatto del male da quando vi conosco.”

“Nessuno te ne farà mai, dolce Kiyo. Se potessi, cancellerei tutte le ferite del tuo passato.”

“L’hai già fatto Nagatsuna.” Disse lei di getto prima di rendersi conto di avergli dato del tu. “Perdonatemi! Non volevo essere così sfacciata.”

“Non lo sei stata. Quando siamo da soli puoi chiamarmi per nome.”

“Davvero? E, signore… posso chiederle il permesso di andare a trovare Koiji ogni tanto?”

“Non sei una prigioniera, puoi andare tutte le volte che desideri. Avvisami prima però, così posso organizzarti una scorta.”

“Una scorta? Addirittura?”

“Certo, cosa ti aspettavi? Devi sempre essere al sicuro, non si sa mai chi puoi incontrare. Dei briganti o qualcuno che ti rapisce per usarti come arma contro di me…”

“Qualcuno che vuole ricattarvi? Che sciocca che sono a non averci pensato! Non voglio mettervi in pericolo.”

“È solo una precauzione, ad Aoi non è quasi mai successo nulla.”

“Potrei invitare qualche volta mio fratello qui, se non vi disturba. Mi piacerebbe farvelo conoscere.”

“Puoi invitarlo senza problemi.”

“Mio fratello dice che siete un brav’uomo e lui ne sa.”

“Sono lieto di sapere che il mio popolo pensa questo di me.”

“Avrebbe motivi per pensare diversamente? Posso chiedervi il permesso di scrivergli delle lettere?”

“Devi chiedermi il permesso per ogni cosa?”

“Ho forse sbagliato? Oddio, Matsumoto-sama, volete che mi prostri a voi?”

“Ti prostrerai stanotte a letto, così ti potrò perdonare.”

Ridendo, la ragazza gli prese le mani. “Venga con me, le mostro una cosa.”

Il daimyo era un tipo curioso e la seguì fino al chioschetto del grande albero sacro. Lì la ragazza gli indicò un germoglio.

“Guardate. Ho piantato qui il bulbo di un fiore di pesco. Non credevo che ce l’avrebbe fatta, ma vedete? È un po’ il simbolo del nostro amore. Ve ne ho fatte passare un bel po’ e mi dispiace, ma alla fine siamo qui. Contro ogni pronostico, contro tutto e tutti, noi ce l’abbiamo fatta.”

“Hai piantato qualcosa sul terreno vicino all’albero sacro?” Era chiaro che di guai gliene avrebbe fatti passare ancora parecchi. “Non ci vieni solo tu, Kiyo. Tutta la gente del palazzo prega qui… Mi spieghi perché mi chiedi il permesso di scrivere delle lettere e non per piantare qualcosa in un luogo spirituale come questo?”

“Oh…” Lei si coprì il viso, vergognandosi. “Non ci avevo pensato. Vi ho fatto arrabbiare, sono un vero impiastro. Dovreste mandarmi via, porto solo sventure.”

“Sventure, che esagerazione…” Le carezzò la testa. “Lo sposteremo in un punto isolato del giardino. Ce ne prenderemo cura e lo vedremo crescere.”

“Intendete… insieme?”

“Sì, è quello che intendo. L’hai detto tu che è il nostro albero, no?”

Kiyo gli saltò al collo per abbracciarlo e baciarlo con entusiasmo. “Gli dèi ci hanno benedetto! Vi amo signore, oggi e per sempre. Vi sarò fedele e devota. Gli dèi mi sono testimoni.”

Serie: Hanetsuki


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