Un oceano di possibilità
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Sprazzi di ordine nel caos
- Episodio 8: Si dia inizio ai giochi
STAGIONE 1
Indaco guardò il mondo dall’alto, ma si ritrasse subito, percependo un forte senso di vertigine. Il cuore gli picchiava contro i tessuti, implorandolo di calmarsi. Ma Indaco non ci riusciva, il respiro gli veniva meno e lo faceva boccheggiare come un pesce morente.
Se avesse voluto saltare, l’avrebbe fatto, e nessuno sarebbe stato lì ad impedirglielo.
Non se ne sarebbe accorto nessuno.
Tanto nemmeno sarebbe morto: probabilmente poco prima dell’impatto si sarebbe smaterializzato involontariamente, riapparendo a casa sua.
Quello che era sicuro era che non si poteva morire un’altra volta, e questo lo mandava nella più totale disperazione; ecco, una cosa che gli mancava della vita era la morte.
Guardò le Vans logorate dal tempo. Erano di un grigio leggero, e sporche di macchie di caffè. Le vide sospese per metà nel vuoto dei venticinque metri che le separavano dal marciapiede. Solo un altro passo. Solo uno, ma non poteva farlo. Non doveva, non poteva, anche se forse lo voleva. Anche se tanto nulla aveva più importanza. Avrebbe voluto urlare, ma non aveva più voce. Si era spento il suo animo combattivo e garibaldino, era diventato un nugolo di pensieri invadenti e cicatrici dell’anima riaperte: era diventato un fantasma.
Indaco si era sempre domandato perché alcuni morti diventassero fantasmi e altri invece no, per quale oscuro motivo fosse stato condannato a quella specie di nuova vita eterea che non aveva mai voluto.
Scosse la testa, stringendo più forte la borsa di pelle nera contenente la sua storia.
No, saltare non era la scelta giusta. Nessuna lo era, in realtà.
Tornò a concentrarsi sulle soluzioni al problema.
Che non trovava.
Che altre opzioni c’erano, oltre che restare a marcire in un mondo che non gli apparteneva?
La testa continuava a pulsare.
Salta, salta, salta.
Non l’avrebbe fatto, nemmeno questa volta.
***
Marrone era rimasto seduto per almeno un’ora con lo sguardo perso nel vuoto e la mente sovraccaricata da pensieri invadenti e terrificanti. Doveva partire. Cercare Mag. L’unico fantasma del tutto indipendente, l’unico fantasma, in un certo senso, ancora vivo.
Marrone attendeva la nave al molo.
Sopra di lui solo un velo nero opprimente e un paio di puntini luminosi.
Accanto a lui Deimos che sonnecchiava raggomitolato sulle umide assi di legno.
E davanti a lui il mare, minaccioso, oscuro, ma pieno di possibilità.
Quando la nave fu attraccata al molo, Marrone si precipitò sul ponte, tirandosi dietro anche Deimos.
Non appena salito a bordo, però, si rese conto che era da parecchi anni che non visitava posti affollati.
Il panico gli si schiantò addosso tutto insieme. Nessuno poteva vederlo, ma lui si sentiva ugualmente vulnerabile. E se per caso ci fosse stato un medium a bordo? E se per caso avesse sentito la sua presenza? Per qualche motivo a Marrone ancora oscuro, lui era sempre percepito come uno spirito maligno, quindi non esattamente accolto a braccia aperte.
Mentre Marrone si perdeva in questo labirinto di ipotesi, Deimos si era allontanato, inebriato da tutti i nuovi odori sulla nave.
Solo in un secondo momento Marrone se ne accorse.
“Deimos?” chiamò sopra il frastuono della folla.
“Deimos!” urlò di nuovo, con più forza.
Sentì un miagolio provenire dalla sua destra. Fece appena in tempo a vederne la coda, che il gatto si era precipitato giù da delle vecchie scale in metallo.
“Ma sei scemo!?”
Lo prese poco delicatamente per i fianchi e se lo trascinò accanto.
“Lo sai che non posso tenerti in braccio! Cosa penserebbe la gente se vedesse un gatto levitare a mezzo metro da terra!?”
Si guardò intorno, alla ricerca di un posto tranquillo e lontano da visite indesiderate, e si accorse della presenza di una porta aperta che lasciava intravedere un modesto ripostiglio.
“Vieni, disgraziato. Stanotte dormiamo in una cabina da cinque stelle.”
Marrone sonnecchiava appoggiato a una scatola di plastica; sentiva solo un rumore sordo di onde e il brontolio sommesso del motore.
Si dormiva bene, là sotto, al riparo da occhi indiscreti, finalmente solo. Amava la solitudine, quel senso di protezione e tranquillità che gli dava soltanto il silenzio.
Avrebbe potuto smaterializzarsi ed evitare la lunga traversata per l’Atlantico, ma ciò che il fantasma cercava era proprio su quella nave, la destinazione era una scusa per attuare il viaggio: si diceva che il transatlantico fosse infestato da una ragazza fantasma che amava cantare nelle notti di novilunio e svegliare tutti i passeggeri con la propria voce melodica.
Marrone sapeva benissimo che fosse la dispettosa e poetica presenza: Magenta.
L’unica fantasma legata a lui da un filo positivo; era certo un filo sottilissimo, ma in qualche modo i due erano ancora tenuti insieme da quel legame usurato.
La fantasmina diciassettenne alla ricerca di una meta era dunque, probabilmente, sulla nave.
Marrone fu svegliato da una voce di soprano delicata e leggera.
Aprì con calma gli occhi, attese quel tanto che bastava per mettere a fuoco la porta e sgusciò fuori.
La vide sul pontile, appoggiata stancamente alla ringhiera, con i capelli raccolti in una coda bassa.
“Mag?” mormorò timoroso, avvicinandosi lentamente.
Possibile che fosse davvero lei? Non la vedeva da anni, eppure si sentiva, almeno emotivamente, ancora vicinissimo a lei. In un istante, Marrone realizzò quanto gli fosse mancata.
Magenta, morta troppo giovane, che ancora si portava dietro il dolore lancinante della sua morte violenta.
Era per questo che non si era unita al Consiglio: aveva troppa paura degli altri. Aveva troppa paura che l’evento che le aveva tolto la vita si ripetesse. Divertente come però avesse condiviso con grande entusiasmo la scelta dei colori come nome, e si fosse subito data il proprio. Non l’aveva scelto a caso: era in ricordo di se stessa, della sua morte e della sua sofferenza: Magenta, colore del sangue versato nella famosa battaglia contro gli austriaci. Magenta con quella battaglia non c’entrava niente, era nata molto prima, ma il sangue lo conosceva fin troppo bene.
La ragazza si voltò. Aveva un viso dalla pelle liscissima: dopo la morte, le ferite e le cicatrici scomparivano. Ecco perché Magenta non mostrava nessuno dei profondi solchi sanguinanti che le avevano causato la perdita della vita. I solchi dell’anima però rimanevano. Si guariva da qualsiasi patologia del corpo, ma la mente rimaneva inalterata: Magenta poteva anche essere tornata fisicamente come prima, ma il suo cervello era stato per sempre cambiato, e non sarebbe mai tornato uguale a prima.
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Sprazzi di ordine nel caos
- Episodio 8: Si dia inizio ai giochi
“Amava la solitudine, quel senso di protezione e tranquillità che gli dava soltanto il silenzio.”
Bella questa frase.
Comunque sia, oggi son riuscito a recuperare anche gli altri episodi e a commentarli. L’intera serie appare molto interessante, ben riuscita. I dialoghi anche rendono bene l’idea. Complimenti Viola!!👏 👏
Posso dire che sei stato velocissimo? Davvero, dovrei imparare a fare così anch’io (a proposito, recupererò a breve anche la tua serie, non l’ho abbandonata).
Velocissimo è un parolone ahahah. Ho recuperato gli episodi in diverse occasioni.
Comincio a pensare che i nomi dei colori abbiano qualcosa a che fare con il bianco.. intenso come insieme di tutte le sfumature. Comunque interessantissime le riflessioni che Indaco fa all’inizio, sfiora quasi il filosofico a un certo punto. Spero davvero che proseguirai con la scrittura degli episodi!
Ciao Gabriele, innanzitutto ti ringrazio davvero di cuore per il tuo interesse, mi fa tantissimo piacere; gli episodi sono teoricamente già scritti (almeno, quasi tutti, e in ordine più che sparso), il problema è trovare il tempo (e la concentrazione, obiettivo quasi irraggiungibile) per rivederli decentemente: D’altronde, il mio tratto caratteristico è quello di essere lenta come la fame, sono sempre in ritardo, a prescindere proprio, sia nella scrittura sia nella lettura. Sto sempre scrivendo, anche se i lavori vanno a rilento in modo imbarazzante, ma, sai, a volte basta un commento come il tuo a dare l’energia per velocizzare i tempi. Ti ringrazio di tutto! :))
Quanto ti capisco, la lentezza cronica affligge anche me purtroppo, ma sì i commenti degli altri utenti è proprio vero che sono di aiuto in questo senso. Mi fa piacere che possa essere stato, anche se in minima parte, di aiuto! 🙂
““Lo sai che non posso tenerti in braccio! Cosa penserebbe la gente se vedesse un gatto levitare a mezzo metro da terra!?””
Non so gli altri ma io sarei piuttosto divertito
Mi sono piaciute le riflessioni di Indaco sulla vita e la morte, di come gli manchi la paura di poter morire.
Molto interessante anche il cambio di scena su Marrone e la riflessione su come persista ancora quel filo usurato che ancora lo collega a Magenta.
Aspetto il seguito.
Grazie davvero