Un padre, una figlia

Serie: Barely 18


Un racconto in due parti su una realtà perversa e brutale.

Giovanni Mauri fece partire la chiamata al nome Giada. Sistemò il telefono vicino all’orecchio e attese. La chiamata fu subito rifiutata, appena dopo qualche squillo. Se l’era aspettato, ma aveva voluto fare comunque un tentativo.

Si alzò, uscì dalla stanza nella quale si trovava e attraversò un corridoio illuminato soltanto dagli indicatori di emergenza. Conosceva bene il percorso e non ritenne necessario accendere la luce. Erano le 19:00 ed era rimasto solo lui negli uffici della Climate Control, in via Monte Rosa 19 a Milano. Giovanni Mauri vi lavorava ormai da quindici anni.

Giunto alle scale, trovò l’ascensore già pronto al piano. Entrò e premette il numero nove, per l’ultimo piano. Arrivato, uscì e girò alla sua destra dove si trovava un’ultima rampa di scale che portava al terrazzo. Aveva la chiave e aprì il pesante portone di ferro. Camminò verso il parapetto e si fermò. Prese il suo telefono, l’unica cosa che si era portato dietro oltre la chiave, e scrisse un messaggio a sua moglie: “Perdonami, abbi cura di nostra figlia. Vi amo tanto.”

Salì sul muretto con facilità, non pensò a niente e si lanciò nel vuoto. Così aveva deciso di morire Giovanni Mauri.

Giada aveva svolto i rituali esercizi di respirazione per rilassarsi. Ma sapeva che i soli rimedi naturali non le sarebbero bastati. Aveva bisogno anche di qualcosa che la spingesse oltre, per prendere coraggio e sentirsi più disinibita per così dire. Le avevano consigliato un tiro di coca, una dose leggera che le avevano assicurato non avrebbe causato dipendenza. Pochi istanti dopo la sniffata, iniziò a sentirsi leggera nel corpo, allegra ed euforica nello spirito. Era completamente nuda distesa su un divano e forzava un sorriso finto, mentre due occhi piccoli e impauriti tradivano ancora una certa tensione. L’uomo dietro la telecamera attese.

“Giada, tutto a posto? Ci siamo?” chiese dopo un po’ con voce bassa ma autorevole.

Giada avvertì il tono impaziente e annuì. Era pronta, le riprese di Barely 18 potevano iniziare.

Il regista aveva deciso di girare tutto in un’unica sequenza per rendere tutto più realistico. Furono quaranta minuti di pura follia pornografica. Giada, diciotto anni e cinque mesi fu abusata e umiliata da cinque selvaggi palestrati oltre ogni più perversa immaginazione. Braccia, gambe, muscoli la imprigionavano, la tenevano stretta, senza via di scampo. La rappresentazione più infima della donna oggetto.

Come avrebbe un padre potuto sopportare un tale abominio su una figlia.

Finite le riprese, Giada intascò l’assegno di diecimila euro e uscì dalla LACA, la Legal Adult Content Academy. Aveva girato il suo terzo corto ed era l’attrice emergente nel settore hard, sia per la giovanissima età, appena diciottenne, sia per i contenuti estremamente violenti che accettava di girare. Mentre si avviava verso casa, inviò un messaggio: “Puoi venire?”

“OK, fra trenta minuti” fu la risposta laconica e istantanea.

Giada arrivò al suo piccolo attico in zona City Life. Poteva permettersi l’affitto di duemilacinquecento euro. E poteva permettersi anche tanto altro. A trenta anni avrebbe smesso, si diceva. Ci sarebbe arrivata con un conto in banca importante e avrebbe avuto il tempo di reinventarsi una nuova vita.

Sentì suonare il citofono, il suo uomo era arrivato. Prese un biglietto da cento e lo fece salire. Lo accolse all’ingresso e si scambiarono le rispettive merci senza proferire parola. Giada prese la sua potente dose di tranquillante, ne aveva bisogno per dimenticare il senso di colpa che la tormentava appena dopo aver concluso le riprese. Era sera, la giornata volgeva al termine. Era stanca e voleva solo andare a dormire. Domani aveva giornata libera e aveva programmato di fare shopping. Prima di addormentarsi sentì vibrare il telefono.

“Cazzo vuoi!” disse guardando il display e chiuse subito la chiamata. Era suo padre.

Non aveva più rapporti con la sua famiglia da quando aveva deciso di intraprendere la strada del porno. Giada cadde in un profondo oblio. Non lontano dal suo attico, anche suo padre cadeva, ma per non risvegliarsi mai più.

Serie: Barely 18


Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Attacco fobico e gelido, senza uscite e senza sconti, ben strutturato. Riesce nell’intento di creare e delineare una dimensione claustrale, dalle tinte livide. Tutto sembra automatizzato in un copione dell’orrore, che non avverte sentimenti, ma solo l’incubo delle pulsioni. L’unico tenue bagliore è lo shopping programmato da Giada nella sua giornata libera.

  2. Concordo con @franci Francesca: hai narrato due storie parallele, facenti capo a due temi molto forti, con uno stile incredibilmente tranquillo, per così dire. Come se stessi raccontando gli eventi ad un amico davanti ad una tazza di caffè.
    E, ora, sono curioso di sapere come va a finire.