Un ragazzo come tanti

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Il padre lo sveglia bussando forte alla porta.

«È tardi, sbrigati!»

Il ragazzo apre gli occhi di colpo, la sensazione di bagnato tra le gambe. Per un attimo non capisce, poi l’odore e la rabbia. Si tira su, guarda il disordine della stanza, sospira, scosta il lenzuolo, cerca di pulire alla meglio lo sperma con un fazzolettino di carta. Getta pigiama e mutande nella cesta del bucato, cercando di coprirli con altre cose. Sa che sua madre li troverà e poi lo dirà a suo padre, magari ridendo piano. Vorrebbe spaccare qualcosa.

Si lava in fretta, controlla allo specchio se è spuntato qualche altro brufolo. Finisce la colazione da solo come sempre. Sua madre e sua sorella dormono ancora e suo padre beve solo un caffè in piedi, davanti al lavello in cucina. Fuori l’aria sa di fumo, spazzatura e pane tostato. I palazzi tutti uguali, antenne paraboliche come funghi sui tronchi. Sale sull’autobus insieme a troppa gente, zaini, voci, puzza di umanità.

La vede.

Seduta qualche fila più avanti, i capelli raccolti, gli auricolari nelle orecchie. La guarda senza pensarci. Il modo in cui muove la testa, le dita sottili sul telefono. Vorrebbe parlarle o salutarla, un cenno, un sorriso, ma il coraggio gli manca. Lei si volta all’improvviso. Per un istante i loro occhi si incrociano, lui distoglie lo sguardo fingendo di guardare fuori dal finestrino. Quando torna a guardarla, lei ha già girato la testa. Sembra delusa. O forse no, forse è solo la sua impressione. Non sa se è amore, vorrebbe starle vicino, annusare la sua pelle e guardare la sua bocca parlare. Pensa a lei continuamente ma non ha sufficiente coraggio per farsi avanti. Non si sente all’altezza.

La giornata a scuola passa uguale alle altre. Cerca di evitare le interrogazioni, fingendo di scrivere, distratto. Evita i bulli che ce l’hanno con lui, ha paura perché è già stato picchiato e non vuole che risucceda. Quando si sposta nei corridoi è sempre vigile, si guarda intorno. Torna a casa affamato, mangiano in silenzio, come sempre. Dopo pranzo si chiude in camera, fa partire la musica sullo stereo e si butta sul letto. Mentre passa da un social all’altro e da un sito porno all’altro sul cellulare, ripensa alla ragazza.

L’incontro sull’autobus, il suo profumo quando le è passato accanto nel cambio d’aula. Prova a immaginare come sarebbe stato toccarle la mano, dirle qualcosa, qualsiasi cosa. Poi si addormenta così, con quella immagine addosso. Quando si sveglia è già pomeriggio inoltrato. Non ha voglia di studiare, né di restare in casa. Esce, le mani in tasca, senza una meta precisa. La pioggia ha lasciato pozzanghere scure sull’asfalto, l’aria umida gli entra nelle ossa. In giro non c’è nessuno, i soliti posti sono deserti.

Sul tardi, incontra Dario, più grande di qualche anno, sempre con una sigaretta tra le dita e le unghie sporche di grasso d’officina. Non è piacevole la sua compagnia ma pur di non restare solo decide di parlare con lui.

Dario parla sempre e solo di sesso e allude spesso all’omosessualità, ma in un modo strano, con disprezzo. Come se disprezzasse gli omosessuali ma è incoerente, perché subito dopo dice qualcosa di molto ambiguo, come se avesse desiderio di un rapporto.

Forse per noia, forse per curiosità, si ritrova nei bagni della stazione. L’odore di piscio, merda e muffa gli dà la nausea. Dario gli propone di masturbarlo e poi lui avrebbe ricambiato.

Accetta.

È la prima volta nella sua vita che tocca un pene che non sia il suo. Non sa se gli piace veramente ma sente di avere una specie di erezione. Finisce il lavoro in pochi minuti e si pulisce la mano sulle piastrelle già sudice della parete. Inizia a sbottonarsi i pantaloni ma Dario dice di aver sentito un rumore, esce dal bagno. Rientra dopo qualche secondo, allarmato.

«Non possiamo più stare qui, c’è gente.»

Il ragazzo rimane con la fibbia della cintura tra le dita, poi si ricompone e va via anche lui. L’aria di fuori gli sembra ancora più fredda. Cammina senza guardare nessuno, con addosso un misto di sensazioni: preoccupazione, vergogna, eccitazione, rabbia… è stato raggirato. Ha ancora nelle narici l’odore di quell’officina che Dario porta addosso: benzina, fumo, grasso lubrificante. Quello stronzo è riuscito a farsi fare una sega da lui e in cambio non aveva ricevuto niente.

«Maledetto bastardo. Finocchio!»

Qualche giorno dopo, durante l’ora di educazione fisica si ritrova in squadra con lei. È bellissima, sorridente e solare. La t-shirt le cade morbida mostrando le curve dei suoi seni gonfi. Il reggiseno non riesce a nascondere del tutto i capezzoli turgidi. Prova un’immensa gioia mista a stupore quando lei lo chiama per nome e gli chiede qualcosa. I giorni seguenti passano lenti e lui è sempre più convinto che un giorno sarebbe diventato il suo ragazzo.

Un pomeriggio qualsiasi la vede camminare mano nella mano con un ragazzo più grande. Ridono, sguardi complici, sembrano felici. Lui prova qualcosa di simile al vuoto, ha l’impressione di precipitare, delusione, amarezza. Accusa il colpo e per giorni vive per inerzia. Poco appetito, voglia di piangere e tanta rabbia. Una rabbia che non sa bene a chi indirizzare: a quello stronzo che le ha fregato la ragazza, alla ragazza o a sé stesso?

Ma lentamente, uno strano sollievo lo consola. Ora che il suo sogno è spezzato non c’è più necessità di sentirsi obbligato ad agire. Ora può vivere la pace del fallimento.

Qualche mese dopo la notizia sconvolgente: Dario viene arrestato per violenza su un minore. Si dice che, armato di coltello, abbia costretto un ragazzo minorenne a fargli un pompino. Ora tutti dicono che è sempre stato un ragazzo po’ strano. Un tipo solitario. Brutte frequentazioni da piccolo. Litigi continui con i coetanei durante l’adolescenza. Pettegolezzi.

Violenza su un minore… poteva succedere a lui.

La ragazza, Dario, i bulli, la scuola, i suoi genitori.

Emozioni, delusioni, confusione, sogni e paure; non lo sapeva ancora, ma quei giorni, e altri ancora, gli sarebbero rimasti addosso per sempre. Un’impronta che avrebbe segnato per sempre le scelte future e l’adulto che sarebbe diventato. 

Continua...

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Discussioni

  1. Uno squarcio realistico della turbolenza adolescenziale. Complimenti per il ritmo. Mi è piaciuta molto la riformulazione a ritroso di tutta la storia: “La ragazza, Dario, i bulli, la scuola, i suoi genitori.”, e la scelta del titolo (che mi ha fatto pensare a “I tre moschettieri” dove il protagonista è il quarto).