
Un raggio di sole dopo la tempesta
Serie: Un battito
- Episodio 1: Tanti dubbi
- Episodio 2: Un raggio di sole dopo la tempesta
- Episodio 3: Un nuovo inizio
STAGIONE 1
La settimana dopo dovrei arrivare preparata. Ho studiato.
Ho passato su internet giornate intere, a cercare conforto, esperienze simili alla mia, ma con un esito finale positivo. Niente, anche Youtube si fa beffe di me, suggerendomi video relativi alla maternità e all’evoluzione della gravidanza in base alle mie passate ricerche.
Dannati Big Data! Sono anche un ingegnere, ma questi suggerimenti mi mandano in bestia, così come sentire parlare di neonati e di gravidanze felici. So che sono un mostro, ma tutto questo acuisce la mia sofferenza e sto già abbastanza male così, senza chiedermi, per la milionesima volta, perché sia successo a me e a Lui. Che colpa ne abbiamo. Potevamo fare qualcosa per evitarlo? La risposta è semplice, NO. Ma anche questa risposta non mi è di consolazione.
Arrivo all’appuntamento con Lui. Mi preparo per l’ecografia, l’ennesima, e sento la voce allegra della dottoressa. Purtroppo l’allegria dura poco. Come da pronostico, il miracolo non si è avverato. Il battito non si vede più. La mia Lenticchietta non c’è più. È anche cresciuta rispetto alla scorsa ecografia, è arrivata a 5 mm. Magra consolazione, magrissima, direi inesistente.
La dottoressa cerca di dirmi che ne avevamo già parlato la volta scorsa, che era una cosa attesa. Come se questo dovesse farmi sentire meglio. Come se non fossi autorizzata a stare male.
Mi si annebbia la vista, gli occhi sono pieni di lacrime. Mi ripulisco e cerco di mostrarmi forte perché ora c’è da parlare di cosa fare. Lui è a fianco a me, ammutolito. Sperava in un miracolo, lo so. Ma non c’è stato. Ci teniamo per mano ma è come se ci fosse stato un blackout. Il suo calore non mi arriva. Sta soffrendo come e quanto me, lo so.
Sento appena la dottoressa elencare le varie opzioni possibili per risolvere la faccenda.
Non la vedo propriamente come una faccenda da risolvere…è la mia Lenticchietta che ci ha lasciati, ma è ancora saldamente attaccata a me. Non voglio sottopormi ad operazioni invasive, ma non voglio nemmeno restare così, ad aspettare che il mio corpo espella Lenticchietta come un estraneo indesiderato. Potrebbe volerci molto tempo e potrebbe succedere in qualsiasi momento. No. Opto per quella che a me sembra la soluzione più accettabile delle tre disponibili. Decido di sottopormi alla procedura farmacologica.
È con la morte nel cuore che mi presento il giorno dopo per iniziare il protocollo.
Sono scossa dentro, anche se non mi concedo il lusso di tirare fuori quel dolore.
Prendo la prima tranche di pastiglie e aspetto in sala, tra decine di donne in stato di gravidanza avanzato.
Mi tengono in osservazione, dopo avermi elencato tutte i possibili effetti collaterali attesi e soprattutto avermi psicologicamente terrorizzato sul dolore fisico che mi aspetta. L’altro dolore, quello che mi mangia da dentro e mi toglie il respiro, di quello non parlo e non ne parla nessuno.
Sei giovane…ricapiterà di sicuro…non è il caso di farne un dramma, giusto? Non so se è giusto.
Esco dall’ospedale e sono in preda ai brividi. Lui mi aspetta fuori per coccolarmi e portarmi a casa finalmente, non poteva stare dentro con me. Nel frattempo le pillole fanno già effetto. Ne ho altre tre in borsa da prendere tra tre ore esatte. Non vedo l’ora di essere a casa.
Sto male, malissimo, nonostante mi abbiano dato un antidolorifico preventivamente. Lui non riesce a guardarmi così. Va in ufficio pensando di starmi vicino i prossimi giorni. Resto da sola. Mi viene la nausea a pensare di prendere le altre tre pillole, sapendo quello che mi causeranno: contrazioni così forti da staccare la camera gestazionale per intero, da sradicarla dal mio utero insieme a tutto il rivestimento che si era sviluppato in queste nove settimane per accogliere e nutrire Lenticchietta.
Ma la mia Lenticchietta non c’è più…perciò mi faccio forza e ignoro le proteste del mio cuore, succhio le pastiglie più amare della mia vita e aspetto. Ancora. E l’effetto si fa sentire abbastanza in fretta.
Brividi, freddo intenso, dolori al basso addome e poi iniziano le perdite. So cosa aspettarmi, ma non sono preparata a vedere i residui abortivi che scivolano via nel gabinetto. E soprattutto non sono preparata a vedere il mio corpo espellere per intero la camera gestazionale. Lenticchietta, che fino a poco prima era saldamente ancorata dentro di me, ora giace su un pezzo di carta igienica, insieme a tutto il resto. Voglio morire.
Mi viene un rigurgito e abbasso l’asse, cercando di ignorare la cosa e non trovando assolutamente il coraggio di tirare l’acqua. Mi butto sotto le coperte e aspetto, dando finalmente libero sfogo a tutte le lacrime che sento di avere dentro. Mi sembra impossibile tornare a sorridere in questo momento.
Il cellulare squilla in continuazione. Le persone che mi vogliono bene sono preoccupate per me. Ma io voglio solo Lui. Voglio le sue coccole tenere, voglio che provi a consolarmi, ad asciugare tutte le mie lacrime con l’infinito amore che prova per me. Voglio annegare tra le sue braccia e basta.
Eccolo, finalmente è tornato. In un altro momento avrei evitato di farmi vedere in questo stato devastato, ma Lui è… semplicemente Lui!
Per fortuna che c’è e che non sono da sola ad affrontare questa cosa più grande di me.
Per fortuna che non mi delude mai, che c’è, sempre.
Per fortuna non dice nulla, apre solo le sue braccia calde e mi ricopre tutta con il suo corpo.
Restiamo abbracciati sotto le coperte per un bel po’. I nostri corpi si intrecciano, ma non è come quando siamo sudati e stanchi dopo che ci siamo amati con passione infinita, l’intreccio che tanto mi piace. No. È Lui che mi riscalda il corpo e il cuore, che mi abbraccia e mi bacia i capelli teneramente, solo per farmi sentire che c’è, che è al mio fianco anche in questo momento orrendo.
Non mi capacito del fatto che riesca ad offrirmi tutto questo, quando io non riesco a pensare ad altro che al MIO dolore. E non è che lui stia soffrendo meno di me! Forse è solo migliore di me.
Lo guardo negli occhi e riesce ad uscire un debole sorriso. Il meglio che riesco a fare. Forse, a pensarci bene, poteva andare peggio la giornata. Almeno siamo insieme.
Passano i giorni, il mio fisico si riprende piano piano.
Sembro sempre uno zombie, è vero, ma almeno riesco a scendere dal letto sulle mie gambe e di tanto in tanto faccio qualche incursione fuori dal “mio regno”, che sarebbe tutto quello che c’è sotto le coperte. In queste rare occasioni mi muovo per casa come un fantasma privo di gravità. Io, che normalmente mi muovo con la stessa grazia degli ippopotami con il tutù che ballano la “Danza delle Ore” in “Fantasia”.
Mi guardo nello specchio del bagno. Il riflesso che compare sono io. Ho sempre avuto una spiccata tendenza all’autocritica, ma questa volta sono certa che la mia percezione sia abbastanza aderente alla realtà. Sono io ma scialba, con gli occhi un po’spenti, smorti. I capelli scendono appiccicaticci sul viso e lo incorniciano donando al mio aspetto un vago sentore di malaticcio e unto.
Proprio mentre sono lì come un’ebete a fissare l’immagine che restituisce lo specchio sento lo squillo del cellulare.
È mio fratello, che finora è l’unica delle persone a me vicina a non essersi pronunciata dopo l’aborto, pur essendo costantemente informato da mia mamma. Non faccio in tempo a leggere il suo messaggio che scoppio in una risata piena. Fragorosa. Certo che ho un fratello proprio scemo! Ma rido talmente di gusto che non riesco a smettere.
Il riflesso che compare sullo specchio del bagno ora è completamente diverso rispetto a prima. Certo, i capelli ricadono sempre unticci sul viso, ma vedo una giovane donna con le guance arrossate, lo sguardo vivo e un sorriso aperto che le illumina tutto il viso. È bastato così poco per farmi tornare quel sorriso che credevo spento per sempre?
Ripongo il cellulare e mi fisso allo specchio. Sarà anche scemo, ma a volte ha un’infinita saggezza il mio fratellino.
Il mondo è un posto meraviglioso e a volte possiamo trovare conforto in delle cose apparentemente insignificanti. Un tocco, un messaggio, un gesto d’affetto inaspettato, una musica che ti rasserena, una cioccolata calda, un buon libro, una corsa sotto la pioggia. Quando tocchi il fondo, per certi versi sei in una posizione fantastica, perché puoi solo risalire. Puoi buttarti alle spalle tutte le cose brutte che succedono senza un perché o continuare a farti perseguitare dai pensieri brutti, arrovellandoti su te stesso. Ma, “cui prodest”? Ecco, questo mi ha ricordato mio fratello! Una cosa che sapevo già razionalmente, ma che dentro di me doveva maturare. Scrollo le spalle alla mia immagine riflessa. Il tempo aiuterà ma iniziamo a darci una ripulita!
Entro in doccia e l’acqua che scorre sulla mia pelle mi fa stare meglio. Non lava via tutti i pensieri, ma almeno li ripulisce.
Basta dolore, andiamo avanti, o almeno proviamoci!
Ciao Lenticchietta, la tua mamma ti ama infinitamente. Anche se non sei mai nato.
Serie: Un battito
- Episodio 1: Tanti dubbi
- Episodio 2: Un raggio di sole dopo la tempesta
- Episodio 3: Un nuovo inizio
Bellissima serie che affronta un tema delicato. Grazie per averlo condiviso e aver permesso ad altri di comprendere questa orrenda esperienza. Rinnovo i miei complimenti per la scrittura, mi hai trasmesso tante emozioni. A presto!
Grazie Carlo! Il tuo commento mi riempie di soddisfazione. Il nodo che avevo allo stomaco si è un po’ allentato scrivendo, forse davvero un po’di emozioni le ho trasferite in parte su carta!Magari la prossima volta riuscirò a trattare dei temi più… leggeri! 🙂 grazie ancora e a presto!
Ho imparato che nella vita alcuni dolori non vanno mai via, ma possono essere addolciti nel tempo. Metabolizzati. La nostra strada va avanti, ma è giusto che l’amore che abbiamo provato per chi abbiamo perso alberghi in noi. La grande verità è che dobbiamo vivere ogni secondo pienamente anche per loro.
<3
“Prendo la prima tranche di pastiglie e aspetto in sala, tra decine di donne in stato di gravidanza avanzato.”
Ho avuto modo di constatare che le strutture ospedaliere sembrano non provare empatia in certe situazioni (o forse, ancora peggio, è solo una logistica). In alcune situazioni la felicità di altri può causare molto dolore.
Quanto hai ragione! E pensarlo, rendersene conto, a volte può fare stare anche peggio! Grazie del commento e di aver letto l’ultima parte.
Un finale bellissimo, coinvolgente e commovente. La donna è un essere perfetto, ogni ingranaggio è al suo posto e fa il suo dovere. Auguro tanta felicità alla tua “protagonista” e anche una vita bellissima. Torna ad aggiornarci se ci sono novità. Un abbraccio forte
Grazie mille Cristiana!Sono contenta di sapere che sei tornata per leggere il finale e che ti abbia trasmesso delle emozioni!Un abbraccio forte anche a te e grazie ancora!
Cara Emma, questa terza puntata me lo conferma: hai una grande forza. Brava, bravissima. Un abbraccio.
Grazie Nyam!Almeno ci proviamo! 🙂 scrivere mi ha aiutato, magari leggere di questo argomento, anche se triste, può essere d’aiuto anche a qualcun altro! Chiudiamola con un sorriso, mi sembra il finale migliore. Un abbraccio!