UNA CANZONE CHE FACCIA PIANGERE

Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: C'è una casa editrice sull'orlo del fallimento. Ci sono "sei personaggi in cerca d'autore". Ci sono cinque libri immaginari. C'è un premio "prestigioso", che potrebbe spalancare le porte di un mondo fatto di tante cose "prestigiose"... e poi ci sono donne, uomini, illusioni, parole, parole, parole.

Venerdì sera. Ufficio di Elisa Bianchi. Tutti i dipendenti della Fiorani Edizioni se ne sono andati a casa. Resta solo Elisa, già avvolta nel suo cappotto, pronta per uscire. Qualcuno bussa alla porta: è Marco Ricci.

«Ah: sei tu. Mi scordo sempre che ormai vivi qui…»

«Senti, Eli… volevo ringraziarti per stamattina…»

«Perché?»

«Per quel trucchetto che hai usato col Rinaldi…»

«Non capisco di cosa parli… e oltretutto è molto tardi, devo andare…»

«Sì, lo so che sei arrabbiata… sono stato uno stronzo a non dirti niente riguardo a questa storia».

«Sai cos’è che mi ha ferito di più, Marco? Il fatto che TUTTI VOI sapevate. È da una settimana che confabulate… e nessuno mi ha detto niente. Intanto chi se ne frega della Bianchi… non è così? Non perdete mai occasione per dimostrarmi quanto poco io valga».

«Ma non è vero, Eli! L’ho detto solo al Sergione… il resto è successo da sé…»

«Beh: sono stata esclusa anche da questo “sé”. Invisibile: ecco cosa sono! Se qualcuno dovesse mai scrivere la sceneggiatura di questi giorni, sono convinta che al mio personaggio verrebbe dedicato solo un piccolo spazietto… magari negli ultimi capitoli…»

«Tu non sei invisibile, Elisa. Te l’ho già detto mille volte!»

«Smettila di prendermi in giro, per favore! L’hai detto solo perché sono una pazza isterica. “Si sa mai che questa psicolabile provi ancora ad ammazzarsi” no?! E peccato non trovare più il coraggio! Maledetta quella sera che sei tornato in ufficio…»

«Vieni qui…»

«Ti prego: non toccarmi! Non voglio la tua compassione…»

«Scema. Non ti sto compatendo… lo vuoi capire o no che anche io provo quello che provi tu? Non sono mica fatto di pietra!»

«E allora perché mi tieni lontana? Credi che mi piaccia vederti qui, ogni cazzo di giorno, e sapere di non poterti avvicinare come vorrei?»

«Eli: sono troppo vecchio per te. Sì, lo so: quindici anni non sono uno scandalo, di questi tempi… ma c’è di più. Sono sicuro che il tuo affetto non sia altro che riconoscenza… e NON VOGLIO approfittare di questa situazione».

«Allora non hai capito niente! Come puoi pensare una scemenza del genere? Due anni! Due anni a stare male come un cane! Per te! E questa la chiami solo “riconoscenza”? La verità e che ti stai divertendo a prendermi in giro! Ora che non hai più legami con tua moglie, non ti ci vorrebbe nulla per dimostrarmi “quello che provi”…»

«E invece i legami ci sono ancora. Ti voglio bene, Eli, e sarei uno scemo a perdere una persona come te – e parlo anche della tua bellezza – ma sarei ancora più scemo se gettassi alle ortiche dodici anni di vita con Tati. Lei è quella giusta… ora lo so! Pazza, stronza, violenta… ma è la donna con cui ho condiviso i momenti migliori… e i peggiori. Lei c’era prima di te, Eli. Mi puoi capire?»

«No. Però devo rispettare la tua scelta. Lo chiamano “destino”, giusto? Accettare tutto, anche il fatto che per me non ci sia un destino in questa vita…»

«Ricordi cosa ti dissi quella notte, all’ospedale?»

«Che vivere è solo una gran presa per il culo?»

«Quasi. Ti dissi che la vita si diverte a prenderci in giro… che questo è il solo modo che conosca per dire che ci ama… e che ci vuole qui. D’altra parte è tutto ciò che abbiamo, lo dice anche Clint Eastwood! Potrai odiarla, potrai sperare nella morte ogni singolo giorno… oppure maledire il momento in cui sei nata… ma tutto questo accade solo perché vivi. La vita è un miracolo, Elisa, ed è un miracolo proprio per il fatto di essere quanto di più lontano esista dai miracoli: il caso che ci ha portati qui, a incontrarci, a vivere questo momento, stasera, è freddo e illogico. Ed è proprio questo a rendere tutto così sacro».

«Perché sei tornato, quella notte?»

«Per farmi vomitare addosso da te. Perché sennò?»

«No, davvero. Perché tornasti in ufficio?»

«Che tu ci creda o no, avevo ricevuto una notizia stupenda… la più bella che potessi ricevere… ed ero tornato per dire a Fiorani che ero pronto a rimettermi in pista…»

«E mi hai trovata nel momento più buio della mia, di vite… se fossimo in un libro…»

«…questo capitolo sarebbe il più importante di tutto il romanzo, Eli, e sarebbe solo merito tuo…»

Elisa e Marco si abbracciano.

«Cosa devo fare, adesso? Lo so… è stupido chiederlo a te… ma ho come l’impressione di trovarmi davanti a un bivio…»

«È naturale: questa storia di Rinaldi e della Martini sta scombussolando un po’ tutti…»

«No, Marco… è qualcos’altro. Ti è mai capitato di sentirti come se tutto, attorno a te, stesse per cambiare?»

«Tipo l’ultimo anno di liceo?»

«Una specie… ma stavolta sembra quasi che ci sia una logica. E ho il terrore di rimanerne ancora tagliata fuori…»

«Ascoltami: è ora che tu prenda in mano la tua vita. Mi hai capito? Non ti serve una figura paterna… non hai bisogno di un “vecchietto” come me… anzi: forse dovresti frequentare qualche scentrato! Qualcuno che abbia bisogno del tuo ordine… uno come il Bellini, ad esempio!»

«Ma sei impazzito? Io col Bellini? E poi lui esce già con la De Luca…»

«Guarda che ho visto le occhiate che vi lanciate… e non diventare rossa… scemotta. Ti fidi di me?»

«Certo, Marco… ma non puoi chiedermi una cosa del genere!»

«Solo un favore: ho qui una chiavetta USB. Una cosa che avrei dovuto consegnare al Rinaldi, ma che preferisco non dargli perché so già che non sarebbe in grado di apprezzare questo tipo di libertà creativa. Ti andrebbe di riportarla al Bellini? Magari stasera…»

«Ma… ma tu sei… non lo farò mai!»

«Ok. Se non oggi, più avanti… certo non posso portargliela io, dato che mi ucciderebbe per non averla data al Rinaldi. E se non vuoi riportargliela, pazienza. Ora, per favore, esci, innamòrati, ascolta una canzone che faccia piangere… fa quel cacchio che ti pare, ma ti prego: vivi!»

Elisa osserva la chiavetta USB nella sua mano, poi guarda ancora il Ricci. Alla fine gli carezza una spalla e poi fa per uscire dalla stanza. Lui la ferma con una domanda.

«Eli! Trovi che io sia uno stronzo?»

«No. Solo un’adorabile testa di cazzo…»

Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Praticamente una sceneggiatura, con tanto di descrizione in corsivo delle immagini. “Una canzone che faccia piangere” si intitola l’episodio, e per coincidenza è la frase del dialogo che mi è piaciuta su tutte.

    1. Ciao Francesco! Grazie mille per la lettura🙏🏻 Sì, ho usato sempre frasi o parole che erano contenute all’interno dei dialoghi😄 E anche la canzone di Dalla è compresa nella storia, dato che è l’unico brano che sono sempre costretto ad ascoltare di nascosto dagli sguardi degli altri😁

  2. È davvero bello vedere Marco Ricci sotto questa luce nuova. Un uomo sensibile, attento e molto ‘maturo’ contro l’idea che mi ero fatta di lui. Manifestare rispetto è quel valore aggiunto che rende una persona più persona. Vedi, te l’avevo detto che sei bravissimo a saltare di palo in frasca 🙂