Una discussione

Serie: Famiglie


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I due amici sono in vacanza con le famiglie

Quella sera avevamo già preparato le valigie, chiuso le borse con le ultime cose sparse per casa. Io uscii sul terrazzo con due bicchieri di birra dove trovai Carlo, seduto sulla panca di legno, con lo sguardo perso tra le cime e le mani incrociate sulle ginocchia.

Gli porsi un bicchiere e dopo più di un minuto dissi: «Sai, ieri mentre Iris dormiva, ho dato un’occhiata su Monster, ogni tanto ci vado per vedere se ci sono opportunità interessanti, e ho trovato un annuncio adatto a te. Una compagnia aerea importante cerca un ingegnere con esperienza, per il reparto manutenzione in Toscana».

Carlo sobbalzò leggermente e poi disse: «Federico, lascia perdere questo argomento. Lo sai che ormai non ci penso più all’aeronautica».

Io risposi: «Non voglio incalzarti, ma ieri quando abbiamo parlato del tuo lavoro, ho pensato che stessi abbandonando qualcosa che da ragazzo ti riempiva di entusiasmo».

Carlo scosse la testa e si passò una mano tra i capelli e disse: «Lo so, ed è vero, ma il punto è che non sono più quel ragazzo. Te l’ho detto, quando mi sono laureato, avevo già trent’anni e il primo contratto stabile l’ho preso al volo. Era un’azienda di plastica, non era Airbus, né Leonardo, ma pagava bene, era vicino casa e mi serviva una sistemazione sicura».

Poi rivolse lo sguardo verso il paesaggio e aggiunse: «Lo sai, Paola guadagna poco. La nostra vita, il mutuo, il bambino, dipende tutto dal mio stipendio».

«Capisco, però, anche dentro queste necessità, puoi cercare qualcosa più vicino alla tua passione o almeno provarci.»

Carlo mi guardò pallido e disse: «Federico, se anche ottenessi questa posizione vorrebbe dire ripartire da capo e sicuramente non avere possibilità di avanzamenti o di aumenti per almeno qualche anno. Dove sto invece mi sono creato una certa credibilità e ci sono concrete possibilità di migliorare la mia posizione. Mi sarebbe piaciuto lavorare in un’azienda aeronautica, ma da tempo ho capito che non tutti possiamo permetterci di vivere secondo i nostri sogni.»

Quelle parole mi colpirono seccamente per il cinismo lontanissimo dall’esaltazione che avevo sempre ammirato in Carlo.

Poi dissi: «Capisco il tuo ragionamento, ma non lavori da molto in questa azienda, per quanto tu ti sia fatto una posizione, non perderesti anni di carriera. Poi magari molto lo potresti riguadagnare trattando con un’altra azienda del settore aeronautico che potrebbe riconoscerti anche molte delle tue esperienze: non credo sia impossibile».

Lui fece l’espressione più desolata che gli avessi mai visto e poi disse: «Non è così semplice, perché c’è un fatto nuovo. Non te ne ho parlato, perché non sapevo come dirtelo e poi preferivo non pensarci durante le vacanze. Il mese scorso mi hanno proposto di trasferirmi in Cina, a Wuxi, vicino a Shangai per due anni, forse di più. Vogliono aprire lì un nuovo centro di assemblaggio, e cercano qualcuno che abbia visione e esperienza per avviare le linee».

Io mi irrigidii mentre sentivo invadermi dallo stupore e dalla preoccupazione.

«E tu hai accettato?» chiesi alla fine, con un tono totalmente disperato nella voce.

«Sì, ci ho pensato, ho parlato con Paola, ma era un’occasione difficile da rifiutare, per lo stipendio, per la posizione per le possibilità di promozione che mi si aprirebbero al ritorno. Sarebbe una garanzia per noi, per Samuele.»

«Ma è un passo difficile, sarai da solo lì, come farete con la famiglia?» domandai, senza riuscire a nascondere la mia delusione.

Lui fece un mezzo sorriso, poi scosse la testa.

«All’inizio Paola mi accompagnerà con Samuele, poi tornerà per riprendere il lavoro all’Università e mi raggiungerà appena potrà, stando lì periodi lunghi e anch’io ho trattato di poter stare 15 giorni a casa ogni due mesi. Cercheremo di organizzarci, poi due anni passano velocemente».

Bevemmo un sorso, poi aspettai qualche minuto, ascoltando il fruscio dei rami nel buio.

Infine dissi: «Sai, capisco e ammiro il tuo senso di responsabilità verso la tua famiglia. Però credo che si possano raggiungere gli stessi risultati anche cercando di seguire le proprie aspirazioni, magari bisogna scartare qualche strada più semplice, ma non sono questioni così contrapposte. Sta tutto nel trovare un equilibrio, fra le nostre aspirazioni e le esigenze pratiche della vita: magari è più difficile da individuare, ma sono convinto che esiste e una volta trovato ci può condurre a una maggiore realizzazione».

Lui guardò in basso verso il vialetto, poi parlò con voce più ruvida: «Non è così, Fede: alla nostra età non possiamo continuare a credere in un equilibrio che forse nemmeno esiste. O magari sì, ma non per tutti e io non ce l’ho fatta, ho smesso di crederci e ora mi fido solo delle cose solide e concrete».

Rimanemmo in silenzio ancora un po’, poi Carlo si alzò e mi fece cenno di rientrare. Mentre varcavamo la porta, mi strinse la spalla con la mano, ma io rimasi in silenzio mentre dentro di me sentivo spezzarsi qualcosa. 

Continua...

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