Una donna

Andrea uscì dalla nebbia camminando lentamente, i suoi grandi occhi liquidi sembravano fissare un punto lontano che solo lei riusciva a vedere. Aveva lunghissime gambe che la portavano ovunque, anche fuori dall’inferno. Andata e ritorno, a volte viceversa, ritorno e andata.

Uscì dalla nebbia camminando piano perché aveva deciso di non scappare più. Teneva per mano una bambina con un’espressione calma e impassibile sul viso, così pallida e bella da sembrare una creatura venuta da un altro mondo.

Viktor non riuscì inizialmente a distinguere fra sogno e realtà e così rimase immobile, sforzandosi di capire. Non vide da subito la bambina, perché la sua attenzione si concentrò sulla donna. Era come incantato da quella figura che veniva verso di lui. Mi sta forse guardando? Nel dubbio si girò cercando un punto dietro le spalle, ma non lo trovò. Allora tornò a osservare, poche decine di metri li dividevano. Notò che la testa della donna andava stranamente su e giù, come se si muovesse al ritmo di una danza. Si accorse invece che stava zoppicando e abbassò lo sguardo: dalla testa al busto e poi dalla coscia alla caviglia e si accorse che indossava solamente una scarpa, nera e con il tacco altissimo. La immaginò camminare con entrambe le scarpe ai piedi e la trovò perfetta; per un attimo la desiderò.

La nebbia si fece ancora più fitta e il paesaggio quasi surreale. Era molto presto e la maggior parte delle persone forse ancora dormiva o sonnecchiava attendendo il suono della sveglia. Un autobus vuoto passò alle spalle di Viktor suonando per avvertirlo che si trovava pericolosamente in mezzo alla strada. Lui si risvegliò dal torpore; stringeva così forte le chiavi della macchina che provò dolore quando allentò la presa. Piccoli aghetti di ghiaccio scendevano dal cielo e andavano a posarsi sul suo cappotto blu.

Pensò di aver sognato, ma tornò a guardare nella nebbia e la vide ancora avanzare verso di lui con il suo passo lento e zoppicante. Si accorse finalmente della bambina e notò che teneva qualcosa con la sua mano libera, sembrava un orsacchiotto. L’altra mano era saldamente legata a quella della donna.

La distanza fra i due si ridusse e Viktor vide che la bambina era in pigiama con ciabattine ai piedi e provò un desiderio forte di proteggerla e di coprirla con il proprio cappotto. Decise che quando si fossero avvicinate, l’avrebbe fatto senza bisogno che glielo chiedessero. Certe cose non si domandano. Si ricordò dei suoi bambini, che in quel momento erano ancora a letto, al caldo e al sicuro e pensieri strani cominciarono a girargli nella testa.

La donna indossava un vestito molto attillato e anche quello parve sconveniente a Viktor, che non poteva fare a meno di preoccuparsi del freddo eccessivo, nonostante fosse già primavera inoltrata. Tuttavia continuava a trovarla bellissima e perfetta nelle sue forme; avrebbe voluto scacciare quel pensiero e lasciare che l’allarme scattasse nella sua testa, ma andava a rilento, troppo concentrato sui particolari da non cogliere l’insieme.

Finalmente, anche lui istintivamente si mosse e cominciò a camminare verso di loro. Gli parve che la donna gli sorridesse, ma quel sorriso aveva qualcosa di sinistro, sembrava più una smorfia.

Come una rivelazione, Viktor finalmente sentì l’urgenza scoppiargli dentro e allora affrettò il passo. Andrea invece mantenne la sua cadenza.

La distanza fra loro si ridusse ancora e lui comprese che la smorfia era in realtà il bel rossetto sbavato e che gli occhi non erano liquidi e languidi, ma riempiti dalle lacrime che Andrea non voleva piangere davanti alla sua bambina. Viktor vide che il sangue rosso come il rossetto era sul vestito di lei e anche a grumi fra i capelli che scendevano lunghi oltre le spalle. Soffermò lo sguardo sulle calze rotte e sentì il freddo del corpo di Andrea quando lei gli cadde fra le braccia senza mai lasciare la mano della bambina.

Si strinsero in un abbraccio che Viktor cercò di estendere anche alla piccola. Avrebbe voluto togliersi il cappotto, ma non poteva e non voleva rinunciare al contatto con la donna. Cominciò a muovere la propria mano sulla schiena di lei, frizionando per scatenare il calore. Finalmente la sentì piangere, sommessamente, perché Andrea non voleva essere udita. Il pianto era una cosa sua, che toccava a lei solamente per la colpa della vita che si era scelta. Aveva imparato da sua madre che gli uomini vanno e vengono, fanno un po’ come vogliono perché sanno che abbiamo sempre bisogno di loro. La donna le aveva insegnato che la porta dovrebbe sempre essere aperta, nel caso qualcuno tornasse. La sua bambina invece, avrebbe avuto un futuro migliore. Andrea sapeva che da qualche parte avrebbe trovato il suo posto, senza il peso di una madre da accudire e portarsi dietro, come era invece capitato a lei.

Pianse abbracciata a quello sconosciuto, prendendosi il tempo necessario perché ne aveva il diritto. Lui ebbe pazienza e non fece alcuna domanda, la sua preoccupazione erano il troppo freddo e i piedi nudi della bambina nelle ciabattine.

Poi la donna gli sussurrò qualcosa all’orecchio che lui non capì. Allora allontanò un poco il suo viso e la guardò. Le loro bocche erano così vicine da potersi quasi sfiorare. «L’ho ucciso con un coltello nella pancia», gli disse nuovamente Andrea, assicurandosi che quella volta lui capisse bene. «Prenditi cura della mia bambina, il suo nome è Sonja».

Lentamente si staccò dall’uomo.

Viktor riusciva, nonostante il pesante cappotto, a percepire l’umidità delle lacrime di lei sulla manica. Poi, se lo sfilò e lo appoggiò sulle spalle di Andrea, nell’unico gesto di compassione che in quel momento gli fu possibile. Le mise nella tasca tutti i soldi che aveva, sapendo che non le sarebbero bastati; provò un morso allo stomaco e per un attimo ebbe voglia di gridare.

La donna aprì delicatamente la mano della bambina, la staccò dalla sua e cercò di ripulirla dal sangue con la propria saliva, come le madri fanno sempre. La piccola non protestò perché aveva compreso il proprio destino, afferrò la mano di Viktor e la strinse forte.

Andrea baciò la figlia sulla fronte accarezzandole il viso. Poi, si tolse la scarpa e la lasciò. L’uomo e la bambina rimasero immobili, mano nella mano, mentre la donna camminava a piedi nudi, accelerando il passo e stringendosi nel caldo cappotto fino a scomparire nella nebbia senza mai voltarsi. In lontananza Viktor sentì le sirene della poliţia suonare.

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Discussioni

  1. gli uomini vanno e vengono, fanno un po’ come vogliono perché sanno che abbiamo sempre bisogno di loro. La donna le aveva insegnato che la porta dovrebbe sempre essere aperta, nel caso qualcuno tornasse.
    Ciao Cristiana, come sempre raffiguri la scena in maniera magistrale, fai vivere i personaggi come a toccarli, sentirli accanto a te, empatizzare con il profondo dolore che riesci a trasmettere con le tue parole. Dai che mi piace il modo di scrivere e di introspezione che assume la tua storia. La frase che ho evidenziato, tuttavia, permettimi di chiederne lumi, non sono tanto d’accordo. Necessario c’è l’amore, per se stessi, e Andrea era arrivata ad un punto di realizzarlo al costo della sua vita, non certo lasciando la porta aperta o chiedendo il bisogno di un uomo accanto, a volte questo non è sufficiente.
    Comunque, leggerti è sempre un piacere. Tocchi l’anima dei personaggi, ed è quello che piace a me. Ciao

    1. Ciao Nino e perdonami il ritardo nella risposta, ma il tuo commento mi era veramente sfuggito 🙁
      Ti ringrazio per i bellissimi complimenti al testo e, per meglio ‘giustificare’ il modo di amare di cui Andrea è capace, ti rivelo che si tratta di una storia che mi hanno regalato e ho tratto ispirazione da essa per creare il personaggio. Ho voluto mostrare la sua fragilità, ma anche la sua estrema forza e capacità di amare. Ho scritto anche della bambina, diventata adulta, in un altro racconto. Fanno parte, insieme a un terzo, di un piccolo ciclo ambientato al freddo, in quella parte estrema d’Europa che tanto mi affascina. Grazie ancora.

  2. Ciao Cristiana! Ho letto ora il racconto (mi sono accorto di non aver ricevuto le notifiche dei tuoi ultimi due racconti, forse perché sono ripubblicati? Mistero🤷🏻‍♂️) Comunque: qui la narrazione procede tra l’onirico e il cinematografico, come un lungo ralenti che enfatizza la persistenza dell’immagine, quasi un ricordo indelebile, di quelli che non si dimenticano mai e che la mente continua a rielaborare per anni e anni. Sempre un grande stile👏🏻

    1. Ciao Nicholas, come stai? Come puoi vedere dai primi commenti, questo racconto risale all’estate del 2023. Poi, un giorno ho desiderato cambiare l’immagine di copertina e il sito, per un’anomalia, lo ha ridatato al momento della modifica. In ogni caso, sono contenta che tu lo abbia letto perché è un testo cui tengo molto. Sono quelle storia di cui qualcuno ti regala un ‘brandello’ e noi, che abbiamo questa testa che va a mille e l’urgenza di mettere le parole su carta, altro non facciamo che dare una forma a quello stralcio di vita. Inoltre, in quel periodo leggevo ‘Transeuropa express’ (che forse ti avevo già suggerito, mi pare) e avevo voglia di raccontare sorie da quelle regioni europee e dal freddo. Ce n’è qualcuno e sono ancora fra quelli che sento di più. Grazie infinitamente per la tua lettura.

    1. Grazie Mattia, le tue sono parole che contano molto per un racconto cui tengo particolarmente. Sono quelle storie che, come preziose perle, ti vengono regalate e tu devi solamente dare loro forma.

    1. Grazie Rocco, davvero. Ammetto che questa storia, che mi è stata ‘regalata’ è una di quelle che preferisco. Poi, la bambina diventa grande…Ti lascio il link per sapere un po’ più di lei, se ti va. Grazie

  3. Come sempre, racconti l’anima: una capacità che ti invidio, frutto di una profonda capacità di introspezione. Con poche parole, quelle giuste, riesci a far vivere al lettore un’esperienza che non si limita alla sola storia. Abbraccia ciò che circonda, il reale, tingendolo di volta in volta delle sfumature adatte a ciò che narri.

    1. Ti ringrazio Micol. Mi piace veramente guardare dentro e mi piace mettermi in ascolto. Questa è una piccola, ma grande storia che una figlia mi ha raccontato. Quelle storie di donne forti che non si danno mai vinte. A me è piaciuto raccontarla a metà fra il sogno e la realtà.

  4. “La donna aprì delicatamente la mano della bambina, la staccò dalla sua e cercò di ripulirla dal sangue con la propria saliva, come le madri fanno sempre.”
    un gesto atavico, che tutti noi portiamo dentro

  5. Ti muovi sempre sul filo sottile tra realtà e sogno e per farlo utilizzi molti linguaggi, cinematografico, diario emotivo, narrativa e fiction che fanno in modo di tenere attaccato il lettore. In questa tecnica narrativa vedo un’assimilazione con la figura simbolica che fai della Donna, anch’essa sul filo di un equilibrio, una fragile e sottile Walking Line in cui la donna sperimenta sperimenta i suoi stati, figlia, madre, entità oggettiva femminile

    1. Ho raccontato una storia ‘rubata’. Una storia così triste e profonda che meritava di essere fermata nel tempo sulla carta. Rimanere sospesa fra sogno e realtà è stato un modo per regalare sollievo e leggerezza nonostante tutto. Grazie David💜

  6. Ciao Cristiana, in questo racconto spiccano i personaggi, ben delineati. Sei davvero brava a trasmettere emozioni.
    Se posso permettermi (altrimenti i commenti avrebbero poco senso), ti consiglio di prestare attenzione al Punto di vista. Attenta anche all’uso degli avverbi; più di uno nello stesso periodo appesantiscono la lettura.
    Mi raccomando, porta avanti il “buon nome” dei Pezzotti su Open!😜

    1. Grazie Dario, sai quanto mi fa piacere un tuo commento? E soprattutto accolgo con interesse consigli e critiche. Sono sempre una nuova partenza. So di dover lavorare ancora sulla “scrematura” della frase in quanto tendo a essere ridondante. Interessante la questione del punto di vista. Mi rileggo il racconto e cerco di farci maggiore attenzione. Ti ringrazio naturalmente anche per l’apprezzamento. Ci ritroviamo qui su EO.

  7. Mi è piaciuta molto l’apertura della scena, il movimento lento e rivelatore dal dettaglio della nebbia e della ragazza, alle scarpe, alla bambina, a ciò che stava succedendo davvero. Sei stata brava a guidare il lettore a scoprire questi dettagli piano piano, verso una rivelazione. Piena di tensione anche la “confessione” della ragazza di aver ucciso l’uomo.

    1. Grazie Alberto, innanzitutto per aver dedicato tempo alla lettura di un mio racconto, cosa che mi fa molto piacere. Poi, per aver lasciato un commento che è sempre di aiuto e di incoraggiamento. Sono contenta di essere riuscita nell’intento di rallentare il ritmo conducendo il lettore fino alla scoperta finale.

  8. Ciao Cristiana, come ha gia` scritto Francesco Pino, in questo racconto ci sono alcuni fotogrammi davvero ben riusciti. L’ intera narrazione e` avvincente, per me anche commovente. Hai saputo esprimere l’ amore materno in modo intenso, con una nota di grande tenerezza che smorza la durezza della storia. Una situazione che riflette il solito dramma del conflitto e della violenza nella vita di coppia, perpetrata in questo caso da lei, ma -non solo per questo – la costruzione della trama appare insolita, originale e vera.
    Bravissima.

    1. Grazie Maria Luisa, come sempre per le parole di incoraggiamento che spendi per me. Il tema dell’amore materno è centrale in questo racconto. Il sapersi fare da parte quando si diventa un intralcio o un “di troppo” nella vita dei figli è ciò che voglio imparare io stessa. Chiaramente nel mio testo questa posizione viene estremizzata dal contesto in cui i fatti si svolgono. Mi è piaciuto dipingere l’immagine di un genitore il cui amore per i figli è così grande da arrivare al totale sacrificio di sé.

  9. Stavolta le carte migliori te le sei giocate all’inizio del racconto: “andata e ritorno, a volte viceversa”, “aveva deciso di non scappare più”.

    La scena dell’autobus, così verosimile, aumenta il contatto con il racconto, ci avvicina alla storia.

    Ci sono poi dei fotogrammi ben riusciti, come la scarpa con il tacco e la bambina in ciabatte.

    Emotivamente hai fatto strike, ma ormai dovresti aver capito che non guardo solo quello 🙂
    Bella storia e bel racconto, brava Cristiana.

    1. Buongiorno Francesco e grazie per l’occhio critico con cui mi leggi sempre. Per me è di grande aiuto, diventa un punto da cui partire per impostare un eventuale prossimo racconto. Perché so benissimo che tu non guardi solamente alla sostanza del racconto, ma ti piace entrare più a fondo nella forma, che poi è la cosa più utile per chi scrive. Grazie in particolare per l’apprezzamento alla scena dell’autobus che, questa volta lo ammetto, piace particolarmente anche a me!

  10. La passione con cui scrivi è evidente in ogni tuo racconto così come i tuoi personaggi, soprattutto quelli femminili, sono talmente ben delineati da sembrare reali e non scontati.
    Complimenti Cristiana.

    1. Grazie Stefano, ancora una volta per il tuo apprezzamento e incoraggiamento. È vero che scrivo con passione, come facciamo tutti noi. Sarebbe impossibile il contrario. Le storie me le sento dentro, il fatto poi di metterle su carta risulta più o meno facile. Questa mi girava fra le mani da un po’. Sono felice che ti sia piaciuta. Un abbraccio.

  11. Ciao Cristiana, un racconto veramente meraviglioso. La tua scrittura sempre scorrevole e carica di significati ed emozioni descritte con una mano davvero maestra. In questo tuo racconto si alternano due emozioni di disperazione ed amore, che non possono fare a meno l’una dell’altra. Complimenti 😃

    1. Grazie Beatrice, sono felice di averti fra i miei lettori, come lo sarò io per te. Non ci sono maestri qui, solamente persone capaci di lasciar uscire quell’universo bellissimo che abbiamo dentro e metterlo in parole. Un abbraccio

  12. Cristiana, mi lasci senza fiato con questo racconto ambientato in Romania (o forse in Moldavia?).
    Bellissimo e lacerante, denso di disperazione e di un infinito amore, della mamma ed ora di Viktor verso la bambina. Hai tratteggiato benissimo sia Andrea che Viktor, l’inizialmente incredulo Viktor che in un istante si scioglie scoprendo quanto calore ha dentro di sè e trasmettendolo ad entrambe. Grazie per quest’altra perla, che ancora conferma quanto tu sia brava a suonare strumenti tanto differenti fra di loro.

    1. Ciao cara Nyam. Tu hai occhi che vedono bene. Il racconto è ambientato in Moldavia e ne precede uno che avevo scritto qualche tempo fa. L’amore è protagonista di entrambi, in forme e maniere diverse con personaggi femminili forti e coraggiosi che si contrappongono a personaggi maschili che vogliono ostentare forza dietro alla loro debolezza. Bellissimo sarebbe se invece imparassero a lasciarla uscire quella debolezza che in alcuni sa trasformarsi poi in gentilezza e tornare a essere amore. A proposito di strumenti, come tu bene sai, ho una partitura nel mio cassetto che devo provare a suonare. Mi riprometto di farlo presto. Grazie Nyam un abbraccio grande.

  13. Strepitoso. Veramente strepitoso questo racconto. Un ritmo lento, misurato, calmo e cadenzato come i passi di Andrea che improvvisamente diventa una corsa nel finale per rallentare nuovamente fino a fermarsi in quelle uniche parole che si dicono. Eppure riesci a dire così tanto in questo racconto, sulla condizione della donna, di una madre e sei anche riuscita a trasmettere le emozioni di Viktor, uno dei pochi tuoi personaggi maschili che sono riuscito ad apprezzare perchè ha avuto una reazione normale ed empatica. Sulle descrizioni sai quanto ami le tue descrizioni mai pesanti o stancanti, semplicemente perfette. Ho amato tantissimo anche il simbolismo di tanti elementi, dall’orsacchiotto, la scarpa, il rossetto, il contrasto così marcato tra bambina e donna mano nella mano il tutto immerso nella nebbia. Questo è sicuramente uno dei tuoi racconti che mi è piaciuto di più, e a tratti mi ha ricordato anche un racconto di Micol Fusca, con protagonista una bambina del sud america, brava!

    1. Grazie Carlo, veramente. Le tue parole sono più belle del racconto e mi commuovono. Questa storia mi girava in mano da tanto tempo e temevo che risultasse stucchevole. Sono invece contenta che piaccia perché c’è una parte di quella bambina in un’altra storia che ho scritto mesi fa. Sono quei pezzi di vita grandiosi che qualcuno ti consegna a mani aperte e che tu non devi fare altro che accogliere e trovare le giuste parole per narrarli. Ho letto la storia di Micol, meravigliosa e commovente come tutte le sue. Ricordo quella bimba fantasma che mi aveva tanto colpita. La mia bimba, a differenza di lei, ha avuto la fortuna di crescere. Grazie ancora di cuore. Ti mando un abbraccio.