Una luce nel buio
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Una luce nel buio
- Episodio 4: Oltre
- Episodio 5: Il destino di Omen
STAGIONE 1
Mentre mi allontano dall’albero, ogni passo è una lotta contro il dolore che mi schiaccia il petto. Il mondo sembra irreale, come se la realtà stessa fosse sottile e fragile, pronta a rompersi sotto i miei piedi. Il vento freddo mi taglia la pelle, ma la mia mente è altrove, intrappolata tra il ricordo di Emily e la consapevolezza di averla persa per sempre.
Il cielo sopra di me è di un grigio opprimente, e la chiesa che vedo in lontananza sembra un rifugio distante, ma sicuro. Non mi volto più indietro. Mi costringo a continuare a camminare, ripetendomi che è la cosa giusta da fare. Devo vivere. Per entrambi.
Ma poi, qualcosa cambia.
Il vento, che prima soffiava costante e tagliente, si ferma di colpo. L’aria si fa pesante, immobile, e un silenzio surreale mi avvolge. Il mio cuore batte all’impazzata. Un senso di inquietudine mi stringe il petto. Mi fermo e, contro la mia volontà, mi volto verso l’albero.
L’orizzonte si è distorto. Il solitario albero è più distante di quanto lo ricordassi, ma ora c’è qualcosa di diverso: un’ombra più scura si allunga ai suoi piedi, una presenza. Istintivamente, il mio cuore accelera, e il nome di Emily mi brucia sulla lingua. No, mi ripeto. È finita.
Ma la realtà che mi circonda inizia a farsi incerta, come un velo che si piega al vento. Per un attimo, vedo l’ombra muoversi, deformarsi, e qualcosa nel profondo del mio essere mi costringe a tornare indietro.
Contro ogni logica, corro di nuovo verso l’albero, il respiro rotto dalla paura e dalla speranza. Il terreno sotto i miei piedi sembra più molle, quasi come se stessi camminando su un campo appena scavato. Devi lasciarla andare… le sue parole mi rimbombano in testa, ma una forza incontrollabile mi spinge avanti. L’ombra si fa sempre più grande man mano che mi avvicino.
Quando finalmente raggiungo l’albero, il paesaggio è irriconoscibile. Il cielo sopra di me è scurito da nuvole basse, cariche di una tempesta che non arriva mai. Davanti a me, una fossa aperta: la terra è smossa, come se qualcosa fosse emerso dal profondo.
E dentro la fossa, Emily.
Non è più la figura eterea e distante che avevo visto prima. Ora è lì, reale, con la stessa luce nei capelli che ricordavo, la pelle pallida, gli occhi scuri pieni di dolore. Ma qualcosa non va: è distesa, mezza sepolta nella terra. Sembra diversa, più… tangibile. Le sue labbra si muovono, ma non riesco a capire cosa dice. Le sue mani si tendono verso di me.
“Emily!” urlo, inginocchiandomi accanto alla fossa e cercando di afferrarla, ma le mie mani passano attraverso di lei, come se non fosse del tutto lì. Un brivido gelido mi percorre la schiena.
“Non… dovevi… tornare…” sussurra di nuovo, con una voce spezzata, i suoi occhi imploranti. Ma questa volta c’è qualcosa di più: una paura profonda che mi scuote fino alle ossa. Mi accorgo che non sta parlando solo di sé. Mi sta avvertendo. Qualcosa si muove sotto di noi, sotto la terra.
Improvvisamente, la terra sotto i miei piedi trema. Dalla fossa aperta, cominciano a emergere altre mani, sporche di fango, pallide come il marmo. Decine, forse centinaia, di braccia che si allungano verso il cielo, cercando qualcosa o qualcuno. Il loro tocco è gelido, spettrale, e mi immobilizza sul posto. Un coro di sussurri riempie l’aria, parole incomprensibili, soffocate dalla terra e dall’oscurità.
“Emily, cosa sta succedendo?!” urlo, il panico mi strangola la gola. Ma lei non risponde. Semplicemente mi guarda, con occhi che sembrano più distanti, come se fosse già troppo lontana per essere salvata.
Le mani mi afferrano per le caviglie, tirandomi verso il basso. Cerco di liberarmi, ma ogni movimento è inutile. Il terreno sotto di me si trasforma in un vortice di terra e fango, trascinandomi giù, verso l’oscurità. Emily si allontana, sempre di più, finché la sua immagine si dissolve nel nulla.
La paura mi paralizza, ma è allora che capisco. Non è Emily che sono venuto a cercare. Questo luogo, quest’albero, non è solo un confine tra la vita e la morte. È una trappola. E io ci sono caduto.
Le mani mi tirano sempre più giù, ma in quell’ultimo istante, mentre il buio mi avvolge, una scintilla di lucidità si accende nella mia mente. Se non posso salvarla, almeno posso salvare me stesso. Con un ultimo, disperato sforzo, chiudo gli occhi e respiro profondamente.
E poi tutto si ferma.
Mi ritrovo di nuovo davanti alla chiesa. Il silenzio è opprimente, e l’aria è densa di un senso di vuoto. Il cielo è sereno sopra di me, ma c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Mi guardo intorno, cercando segni di quello che è appena successo, ma non c’è nulla. Nessuna traccia dell’albero, della fossa, delle mani. Solo io, e la chiesa.
Il mio respiro è lento e controllato, ma il mio corpo è rigido, come se avessi appena lottato per la mia vita. Sono salvo? La domanda mi rimbomba nella testa, ma non ho risposte.
Sento un rumore alle mie spalle, lieve ma chiaro: il suono di passi che si avvicinano. Mi volto lentamente, il cuore che batte furiosamente nel petto. Una figura emerge dall’ombra della chiesa. È alta, avvolta in un mantello scuro che ondeggia leggermente al vento. Il suo volto è nascosto ma i capelli splendono sul manto nero di un castano biondo e solare. So che mi sta guardando. So che mi sta aspettando. Da qualche parte, forse molto vicino e ora, quella cosa mi ha seguito. Forse non sono più solo. Forse ho ancora delle possibilità. Mi sento di nuovo scivolare via in fondo alla spirale infinita sotto di me. Laggiù vedo molta, molta luce che mi vuole avvolgere.
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Una luce nel buio
- Episodio 4: Oltre
- Episodio 5: Il destino di Omen
Molto belle le immagini evocate, soprattutto quelle delle mani che tirano giù il protagonista.
Sempre molto coinvolgente.
È come quando entri ed esci da un sogno, oppure dai sogni, come una specie di dormiveglia. Quel ritrovarsi continuamente davanti alla chiesa in attesa che l’incubo ricominci. Hai dipinto una scena di grande effetto con tutte quelle braccia che escono dal terreno e afferrano il protagonista, mentre lei si dissolve. Bravissimo
Grazie!