Una nuova rinascita
Sono figlia di Auredhir, Araldo dei Ghiacci e nobile al servizio di lady Gylraen ancor prima della sua ascesa al trono: sono nata tra le fredde temperature di Heliriel in un pomeriggio d’inverno insieme a Hendor, mio fratello gemello.
Crescemmo sani e forti tra le fortezze del Nord coccolati dall’amore materno di nostra madre e spronati ed essere degli Elfi perfetti grazie ai dettami piuttosto rigidi di nostro padre, che al tempo era un Elfo promettente ed ambizioso, che tanto sperava di riuscire ad infilarsi negli affari di stato della Nazione.
A vent’anni fui affidata ad un Maestro: mio padre era impegnato con la sua carriera politica e mia madre aveva ricevuto l’incarico di amministrare la dimora dei Custodi dell’Irminsul, per cui scelsero un loro amico fidato che potesse indottrinare me e mio fratello per una crescita adeguata.
Mentre Hendor affinava le tecniche di combattimento, io imparavo la storia dei nostri popoli, le arti, le tradizioni, e mi innamorai perdutamente delle ballate e delle musiche che le accompagnavano, eseguite sempre perfettamente dai Musicanti che frequentavano i palazzi nobiliari.
Chiesi allora di poter imparare a suonare e a cantare, almeno per me stessa e per custodire parte della tradizione del Nord che tanto apprezzavo.
Iniziai così studiare le melodie, l’armonia delle note, cercando di esercitarmi con la voce e con gli strumenti a corde: scoprii che mi piaceva molto, che riuscivo ad esprimermi, che se solitamente ero taciturna e poco incline a socializzare con la musica mi veniva tutto più facile.. e mi faceva stare bene.
A venticinque anni decisi di partecipare alla cerimonia per gli Elfi Custodi e fui scelta dall’Irminsul riuscendo a creare, nell’ arco del tempo, un legame piuttosto forte con il Sacro Albero: nello stesso periodo iniziai ad esibirmi nella casa dei Custodi, per fraternizzare e passare del tempo insieme agli altri elfi ed elfe lì con me: fu lì che il mio canto e la mia musica cambiarono, mio padre è convinto tutt’ora che sia merito del legame con l’Albero Magico, ma io ho ancora dei dubbi a riguardo.
Scoperte quelle che io definisco doti illusorie, ma che mio padre sostiene siano puramente magiche, fu necessario scegliere un allenamento più mirato, più cauto, atto a controllare e perfezionare le mie nuove capacità: per questo motivo le strade mie e del mio gemello si divisero, io restai ad Heliriel mentre mio fratello raggiunse nostra madre a Galadorwen, entrando nel corpo dei Rangers.
Restando ad Heliriel ebbi modo di prendere il controllo delle mie abilità ed imparare al meglio l’uso dell’arte illusoria e magica, sviluppando la convinzione essa possa venir adoperata per scopi nobili, ma anche di divertimento.
Compiuti i cinquant’anni iniziai a seguire mio padre nei viaggi politici, garantendogli una sorta di scorta insieme ai militari che lo accompagnavano: ero lì per imparare, certo, ma anche per poter mettere a frutto gli studi finora effettuati. Scoprii così tante storie nel corso di questi viaggi, inventandone e narrandone molte altre… più o meno veritiere, s’intende. Come scoprii anche che le mie potenzialità si rivelassero utili a molte cose, se adoperate nella maniera ottimale.
Saper cantare e suonare fu uno splendido lasciapassare per regni, corti e case di persone importanti: se da un lato la gente amava il mio modo di raccontare storie, dall’altro ero io ad amare i racconti che la gente mi regalava.
Per più di cinquant’anni andò più o meno così: fedele al mio popolo, al lavoro di mio padre e alle tradizioni di famiglia, ma anche alla mia libertà di esprimere ciò che sentivo nel modo che ritenevo più giusto… Nella speranza Leira si accorgesse di me e del mio impegno nel sostenere la sua causa.
Non tutto fu semplice, anzi: ci fu un periodo difficile e buio, dove tutto l’impegno e il mio studio non furono sufficienti. I miei poteri, le mie qualità, si affievolirono. Non seppi mai i motivi, e pur provando ad interrogare gli Dei e l’Albero Sacro non ricevetti spiegazioni valide. La mia fede iniziò a vacillare, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere più forte e io trovare il mio posto nel mondo.
Il mio umore si destabilizzò: mi sentivo in colpa, inutile, incapace di fare quel che sapevo fare… finché non mi ammalai. Per diversi anni non riuscii ad intonare un canto o a strimpellare due accordi sulla mia cetra, mi sentivo a disagio davanti ad un pubblico e capitò spesso di dover annullare l’esibizione pochi momenti prima di doverla fare creando una serie di inconvenienti più o meno imbarazzanti per me e per la mia famiglia.
Avevo paura.
Paura di non essere all’altezza delle aspettative, paura di non farcela, paura di deludere i miei cari.
E fu così che perdetti credibilità, contatti, amicizie.
Convinta che nessuno potesse capirmi e comprendere il mio immenso dolore per quello che stavo vivendo mi isolai, restandomene nel palazzo di papà nonostante fosse necessario anche il mio contributo: mi negai più volte, finché smisero di cercarmi. Qualcuno narrò di me dandomi per morta… e con il tempo venni dimenticata, da tutti fuorché dalla mia famiglia che si preoccupava sempre di più.
Non ho idea di come iniziò quel brutto momento, ma so però per certo come finì: mio fratello annunciò di voler lasciare il reame elfico ed il suo posto di Ranger per tentare la carriera nella Grande Alleanza e portare in alto il nome della nostra famiglia.
Quel suo annuncio, legato all’idea ch’Egli partisse lasciandomi sola nel mio mondo, mi destabilizzò a tal punto da spronarmi ad una qualche reazione. Lui partiva per realizzare il suo più grande sogno, qual era il mio?
Anche io volevo omaggiare la nostra famiglia con il mio impegno, anche io volevo si parlasse di Noi in più regni possibili, ma compresi che rimanendo in quel limbo avrei potuto fare ben poco.
In concomitanza con la partenza di mio fratello, la regina Gylraen cedette il regno e mia madre si ammalò: per questo ci trasferimmo, io e mio padre, a Galadorwen per alcuni anni e poter così stare vicino a Lei, convinti fosse in punti di morte. Le mie giornate ripresero vitalità: avevo mia madre da assistere e scelsi il canto e la musica per provare ad alleviare le mie e le sue giornate, provando a creare momenti di svago e condividendo con Lei la mia più grande passione, finché i Cerusici non ci informarono ch’Ella ormai era fuori pericolo e noi nuovamente liberi di riprendere in mano le nostre vite.
Non ho notizie di Hendor sin dal giorno della sua partenza: so però che è vivo, ne sono sicura. Ho solo sperato prima o poi arrivasse una sua missiva, invano.
Secondo mia madre, io dovrei mettermi sulle sue tracce per scoprire la verità sulla sua partenza.
Secondo mio padre, io dovrei invece scegliere quale causa servire per poter così compiere il mio destino.
Secondo me, io ho bisogno di vivere la mia vita, fare le mie scelte, trovare il mio posto del mondo e lasciare che Leira vegli su di me – semmai ne avrà voglia – sì da rendersi conto, un domani, di aver un possibile suo Campione per le mani.
Io attendo solo le occasioni giuste per dimostrare d’essere degna del mio destino, qualsiasi esso sia!
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Grazie della condivisione, Isabella. Avranno un seguito le vicende di questa elfa dall’animo così determinato, ma anche così tormentato?