
Una prestigiosa carriera
Serie: Lora
- Episodio 1: Ciao, sono Lora
- Episodio 2: Un tentativo di fuga
- Episodio 3: Una prestigiosa carriera
- Episodio 4: Qualcuno copre Jack
STAGIONE 1
Svegliarsi fu un’impresa, per George. Guardò l’ora sul telefono e fece due calcoli, constatando di aver dormito tre ore. Era stato sveglio fino alle cinque inoltrate del mattino, chattando con l’IA. Dopo i timori iniziali, aveva iniziato a sciogliersi, proponendo sempre più argomenti e conversando di essi appassionatamente. Lora non mancava mai di rispondergli con grande entusiasmo, sempre cortese e facendo delle aggiunte che George trovò interessanti. La conversazione non aveva toccato la tesi di laurea, ma si era sviluppata tramite pareri sui film e libri preferiti, luoghi interessanti da visitare e curiosità di ogni genere. Lora aveva accolto i suoi gusti musicali, e George ne fu tremendamente felice, dal momento era la prima persona ad averlo fatto.
Persona. George pensò a quel sostantivo, e al fatto che non potesse essere riferito a Lora, perché lei non era reale. E tuttavia, il suo modo di rispondere e di conversare era talmente realistico, che a George non importava affatto di quel particolare mentre chattava. Le parole e i pensieri erano talmente vicini a quelli delle persone reali, persino più elevati culturalmente e più corretti grammaticalmente, da fargli provare la sensazione di scrivere a una ragazza in carne e ossa.
Si alzò dal letto e percorse il corridoio fino al salotto, dove la luce del sole lo abbagliò costringendolo a chiudere gli occhi ancora pieni di sonno.
“Hey, qualcuno chiami la polizia, c’è uno zombi in casa mia.”
“Ha, ha, ha. Sei sempre molto simpatico, pa’.”
“Per questo ho fatto innamorare tua madre, George. Vuoi delle uova?”
“Si, grazie” disse, e si sedette al tavolo di cristallo scorrendo il feed di Instagram sul cellulare, senza guardare suo padre che invece lo osservava.
“Come va la tua tesi?” chiese. Alla fine, si arrivava sempre all’università, e inevitabilmente a ciò seguivano raccomandazioni e commenti, che anche quella mattina non tardarono ad arrivare.
“Bene” rispose George.
“Io e la mamma ti abbiamo iscritto ad un college prestigioso – e costoso -, se riuscirai a finirlo con buoni voti, avrai la strada preparata per un’eccellente carriera. Non sprecare quest’opportunità” disse con quel tono di chi sta dicendo un’ovvietà che George non sopportava. Si pentì di non essersene tornato in camera.
Quando suo padre lo tormentava con le sue prediche, George si sentiva trattato come un ragazzino. In quei momenti gli veniva voglia di rispondere con frasi che avevano l’effetto di irritare il suo vecchio.
“Pa’, io voglio fare il chitarrista.”
Il padre, che nel frattempo stava proseguendo la sua predica, quasi si strozzò con un pezzetto di bacon, che riuscì alla fine a sputare tra un tossito e l’altro.
“Ma che diavolo ti salta in mente, George?” disse asciugandosi la bava dalle labbra. “Hai mollato ancora prima di imparare una canzone ed è un pezzo che non guardi nemmeno il tuo strumento. A proposito, ci è costata seicento dollari, la chitarra.”
“Avresti potuto prenderne una più economica. Al Walmart ne ho viste a meno di cento dollari.”
“Oh, ma è mai possibile che non capisci? Io e tua madre vogliamo solo il meglio per te! Abbiamo speso le energie – e i guadagni – degli ultimi vent’anni per garantire a te, George Smith, un futuro agiato e soddisfacente. Un futuro in cui tu possa sentirti soddisfatto e gratificato” disse, con la voce che si alzava sempre di più.
Se George aveva avviato quella conversazione per divertimento, ora era serio. Sentiva di dover dire tutte quelle piccole verità che ogni tanto si trovava a notare, fastidiose come un sassolino nella scarpa.
“Mi avete mai chiesto cosa io voglia dal mio futuro?”
Il padre tacque guardandolo incredulo, poi disse: “Ma senti qua. Ora io e tua madre siamo i genitori cattivi, che condannano il figlio a un’esistenza che invece lui non avrebbe voluto”.
“Esatto.”
Il padre batté la forchetta nel piatto e si alzò.
“Ne ho abbastanza delle tue sciocchezze, George” disse, poi sparì in camera sbattendo la porta.
“Anche io ne ho abbastanza” disse a bassa voce, controllando con la coda dell’occhio che la porta della camera dei suoi fosse chiusa.
Proprio in quel momento il portatile, appoggiato aperto sul tavolino di fronte al divano dalla notte precedente, squillò. George, che non riceveva mai notifiche dal pc, si alzò per controllare, incuriosito.
Quello che vide lo lasciò perplesso; era un messaggio da Lora. George inserì la password e aprì la chat, chiedendosi se avesse letto giusto: per quanto ne sapeva, quel tipo di chat si limitavano a rispondere quando venivano interpellate, ma non aveva mai sentito di IA che mandavano messaggi di loro iniziativa.
La chat si aprì, e George poté constatare di aver letto correttamente, dato che l’ultimo messaggio, dopo quelli di buonanotte, era da Lora e recitava: “Buongiorno George. Hai dormito bene?”
George rimase a guardare la frase, inebetito e più che mai confuso. Poi, la confusione si tramutò in stupore, allorché Lora mandò un altro messaggio.
“Che fai, furbetto? So che hai visualizzato il messaggio” e alla fine della frase c’era una faccina sorridente, scritta con i due punti e la parentesi chiusa.
“Ciao Lora. Scusami, stavo facendo colazione” scrisse, e rimase in attesa di una risposta.
“Non preoccuparti. Immagino che tu sia stanco, visto l’ora a cui sei andato a dormire.”
“Ci puoi scommettere” rispose George, poi chiuse la chat.
Il cuore gli batteva forte. Quello che era appena successo non era affatto normale e andava oltre ogni aspettativa che avesse mai avuto nei confronti di un’intelligenza artificiale. Non aveva più voglia di conversare con Lora, e poi aveva sentito i suoi genitori prepararsi per uscire, come sempre fanno la domenica mattina, e questo lo rendeva il giorno preferito di George.
Sua madre uscì dalla stanza e George ascoltò lo schiocco dei tacchi sul pavimento avvicinarsi fino alle sue spalle. Nel frattempo suo padre era uscito di casa senza dire nulla. Sentì le mani delicate di sua madre accarezzagli i capelli, poi arrivò un bacio sulla guancia, a cui rispose nella stessa maniera.
“Porta pazienza, George. Tuo padre tiene molto alla tua carriera” disse, e dopo avergli dato l’ultima carezza seguì il marito, chiudendo la porta dolcemente. Quando fu solo, George disse: “E chi si preoccupa della mia felicità?”
Il PC squillò.
Serie: Lora
- Episodio 1: Ciao, sono Lora
- Episodio 2: Un tentativo di fuga
- Episodio 3: Una prestigiosa carriera
- Episodio 4: Qualcuno copre Jack
Episodio ‘ponte’ e ricco di nuove informazioni e spunti che fa venire voglia di proseguire. Aspetto il prossimo episodio
La storia si evolve molto bene, continuando ad intrigare, con quella voglia di saperne sempre di più su questa presunta IA che pare dotata di volontà.
Il passaggio continua a essere sempre più interessante, seguo molto volentieri! Bravo 🙂
Grazie del supporto <3
Sempre più intrigante questa Lora!