Una serata molto accesa (Pt1)

Serie: Le Cronache di Assylum


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Questo è Porro, il protagonista della nostra prima storia!

La nostra storia inizia a Talassio, nella celebre taverna “Il Gufo all’Incontrario” in una calda notte di Isul (il primo mese della stagione calda, nel vostro calendario è chiamato ‘Giugno’).

Se si riusciva a convincere la massa di muscoli a forma di orco chiamata amorevolmente “Jessica”, si poteva attraversare l’antico portone di noce ed essere travolti da un frizzante odore di birra amalgamato al forte odore del sudore.

L’interno della taverna non era assai vasto, lo si poteva percorrere in meno di quindici passi, ma questo non voleva dire che fosse privo di posti! Infatti ogni centimetro cubo del locale era sfruttato al meglio in modo da accogliere più clienti possibili.

Il pavimento era di un legno alquanto di bassa qualità, scolorito, sporco e persino a volte incurvato.

Le pareti di pietra erano assai inquietanti, non per le scurissime tracce di sangue, bensì per il loro aspetto altamente instabile: molti clienti si rifiutavano di appoggiarsi per la paura di farle crollare!

Ma a riempire quella topaia, assai simile a una prigione, era la dolce e inestimabile voce di Porro.

Il nostro protagonista ormai da tre anni suonava indisturbato su quel palcoscenico.

Quei cinque metri quadrati erano magici per Porro.

Il bardo, ogni volta che saliva sul palco, sentiva una serie di emozioni a lui non usuali:

Si sentiva felice, libero e amato da persone che molto probabilmente non avrebbe mai più incontrato.

Il palcoscenico era il regno di Porro, l’unico luogo dove poteva dettare lui le regole, l’unico luogo dove poteva esprimersi senza paura di essere giudicato, l’unico luogo dove lui era la massima autorità in carica, dove Porro si sentiva a casa.

E non importava dove Fecco portasse il bardo, il nome di una città non poteva mai cambiare la sensazione di completezza dell’howling.

La serata si stava svolgendo come al solito.

Oltre cinquanta creature stavano consumando dell’ottimo tempo stando insieme ai propri cari, imprecando e proseguendo discorsi di assai bassa cultura.

“Signori e signore, questa canzone è dedicata a-”

L’howling non fece in tempo a finire di pronunciare la frase che un boccale di vetro si frantumò alle sue zampe.

“Uccello di merda torna nel tuo pollaio a mangiare ratti!”

Porro non capì bene quei bizzarri starnazzi provenienti da quel minatore di basso intelletto, il cui sangue era invaso dalla dolce presenza dell’alcool.

“Mio illustre cliente, è difficile capire quello che cerca di intendere. Ma di sicuro non è qualcosa di consono ed educato verso la mia persona.”

Rispose il nostro bardo.

Un uomo si alzò dal tavolo e iniziò a gridare:

“Allora mangia-topi vuoi suonare o no?! Almeno non continui a sparare fregnacce.”

I suoi compagni di bevuta iniziarono a ridere rumorosamente.

Porro pensò che erano loro gli uccelli, avevano un singolo neurone per tutto lo stormo e starnazzavano come oche.

Il bardo si diresse nervosamente verso il bancone; non fece in tempo a sedersi che Fecco già gli stava porgendo un boccale pieno di birra.

Porro adorava Fecco: quell’uomo riusciva a capire le sue esigenze prima di Porro stesso.

“Lo so, oggi clientela difficile. Sono tutti minatori provenienti da Diefrost, venuti qui per vendere i minerali ricavati da mesi di fatiche.”

“I vecchi spettri mi riseguono, ho già riconosciuto cinque idioti totali.”

Porro bevve un lungo sorso di birra.

“Porro, trattali bene. Sai la regola del locale.”

Porro si staccò dal boccale e mentre si puliva la schiuma dal becco disse:

“Finché la moneta hai cantante, non possiamo inculare pesante!”

“Hai modificato molto la forma, ma come concetto ci siamo.”

Porro si sdraiò con la schiena sul bancone rovistando sbadatamente nelle proprie tasche, finchè non trovò una lettera che porse al suo datore di lavoro.

“Ecco, questa era per te. L’hanno consegnata stamattina.”

Fecco strappò la lettera dalle mani di Porro.

“Tu non dormi di solito fino alle tre di pomeriggio?”

Sul volto di Porro si dipinse un ghigno malefico.

“No, se si tratta di ficcanasare negli affari altrui.”

Ci fu un attimo di silenzio che venne interrotto, ovviamente, dal nostro gufo.

“Siamo sicuri che tu abbia chiuso i contatti con gli artefici? Mi sembra che insistano ancora.”

“Io ho chiaramente annunciato la mia nuova ideologia politica, ma a quanto pare non vogliono ascoltarmi…” rispose Fecco accarezzandosi i suoi ricci mori.

Un altro boccale di birra venne lanciato in direzione del bardo, ma con il malcontento dei clienti il gufo riuscì ad evitare il proiettile.

Fecco iniziò a urlare: “SMETTETELA DI TIRARE I BOCCALI! PERCHE’ OLTRE A PAGARLI VEDRETE DOVE VE LI FICCO!”

Sulla taverna cadde un silenzio surreale.

Fecco di sicuro era la persona meno intimidatoria al mondo, la sua corporatura gnomica lo rendeva alto quanto l’ombelico di Porro, in carne e con quel cespuglio di ricci che si trovava come capelli.

Ciò che aveva portato la quiete nella rumorosa locanda era stato l’ingresso maldestro dei duecento chili di muscoli e steroidi chiamati amichevolmente “Jessica”.

Ci volle poco tempo per superare la tensione e tornare al brusio di norma.

Fecco privò Porro del suo boccale di birra ed esortò:

“Dai bardo, non ti pago per fare il postino. Vai pedala, torna a lavorare!”

“Magari con un anticipo o aumento, sai com’è… ti ho seguito a Talassio per evitare queste persone…”

Rispose Porro provando miseramente a fare una faccia da cucciolo bastonato, cosa che assolutamente non era.

Fecco aprì una sacca piena di monete e ne fece cadere qualcuna sul balcone.

“Queste bastano?”

“Vedrò cosa fare.”

Rispose il musicista mettendosi una moneta nel becco.

Porro si alzò di scatto e iniziò a suonare cantando.

La canzone era meravigliosa, aveva una melodia e un ritmo paradisiaco. Il testo lo ero meno e per preservare quel poco di rispettabilità a me rimasta, mi rifiuto di trascrivere o far intuire gli argomenti trattati in quella canzone.

La melodia sfortunatamente finì e con essa la quiete che si era venuta a creare.

L’unico segno di approvazione rivolto verso Porro fu un “Per essere un uccello suoni bene”, proveniente da qualcheduno seduto in un angolo remoto della taverna.

“Grazie per la serata meravigliosa, siete stati un pubblico sensazionale.

Spero che i quattro orchi abbiano apprezzato lo spettacolo! O magari erano troppo presi a capire cos’era commestibile sul loro tavolo… sai com’è, mia cara orchessa, quella è una forchetta e si usa per mangiare, non è quella la tua cena.

Tranquilla prima o poi Carmelline imparerà a cucinare anche quella.”

La taverna fu travolta da grandi risate provenienti da ogni cliente.

L’unica a non approvare lo scherzo ovviamente fu l’orchessa, che piegò la forchetta con la forza di una singola mano mentre veniva trattenuta da un suo simile.

“Dopo questa io mi ritiro nelle mie nobili stanze, vi auguro un buon proseguimento.”

Porro si diresse verso le scale che portavano ai suoi alloggi, quando qualcuno gli fece uno sgambetto.

Mentre si rialzava come se nulla fosse, il nostro uccello preferito sentì una frase ovviamente diretta verso di lui:

“Rimani al tuo posto uccello di merda.”

Porro si scusò per l’incidente e si diresse verso la sua stanza.

Serie: Le Cronache di Assylum


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Una lettura piacevole, leggera e, in alcuni punti, anche ironica.
    Curioso e divertente il personaggio di Jessica, che riesce a strappare più di qualche sorriso.
    Passo alla seconda parte.