
Una vita in bilico.
Lorenzo si trovava in quello studio da qualche minuto. Cercava e cercava tra la miriade di carte che si trovavano sulla scrivania, ma non riusciva a venirne a capo. Non aveva la minima idea di dove si trovassero quei documenti, eppure era certo che li avrebbe trovate proprio in quello studio.
Lorenzo era un ragazzo giovane, all’incirca 25 anni, bello e aitante, biondo con occhi chiarissimi, quasi bianchi. Quegli occhi che gli davano la possibilità di conquistare quante più ragazze poteva, ma che trasmettevano il suo dolore più profondo solo guardandoli. Veniva da una famiglia disastrata, madre eroinomane e padre alcolizzato. Era dovuto crescere troppo presto e con metodi non troppo legali.
Aveva iniziato a 12 anni con piccoli furtarelli, rubava la pensione alle vecchiette del quartiere. Era di Testaccio, un quartieraccio romano dove la scuola la fai in strada. Si era da subito unito alla Banda della Panzana, una piccola crew di ragazzotti, tutti deviati mentalmente a causa di famiglie sciupate dalle droghe, dall’acool e dalle macchinette rubasoldi.
Lorenzo era il più bravo – non che sia un vanto – a rubare senza farsi scoprire dalla vittima; anzi spesso era proprio quest’ultima a “donargli” i propri soldi. Era un manipolatore, un narcisista patologico con le capacità manipolatorie di un mentalista. Il narcisismo lo aveva ereditato dal padre, che con sole poche semplici parole riusciva a far sì che la moglie facesse tutto quello che voleva, anche le cose più disdicevoli.
A 17 anni iniziarono le rapine della Banda della Panzana, rapine alle banche romane più influenti e ricche. Facevano la bella vita, quelli della Banda. Macchinoni, vestiti e profumi di marca, cocaina come se nevicasse anche in estate e belle donne attirate dalla malavita.
Ora ne aveva 25 e si era dato allo spaccio, anzi al narcotraffico internazionale. Faceva viaggi transoceanici per prelevare ed assaggiare personalmente la cocaina colombiana; nonostante lui fosse l’unico della banda a non usare quella merda. Era un bravo spacciatore, Lorenzo. Non si faceva mai scoprire dalle autorità…fino a quel giorno, quel maledetto giorno.
Vero è che la colpa non era stata la sua, ma comunque si erano fatti scoprire. I viaggi li faceva sempre da solo, ma quella volta Marco aveva insistito così tanto che si era lasciato convincere. Lorenzo, da bravo manipolatore, non tremava mai davanti alle divise blu, ma Marco era un’altra persona. Titubante e timido, per nulla capace di manipolare, si faceva manipolare. Ed ecco che al controllo iniziò a sudare freddo e divenne quasi bianco, per poco non ci lasciava le penne, quello scemo. Le fiamme sul cappello iniziarono a rovistare ovunque e in men che non si dica trovarono 2kg di cocaina bianca purissima, così bianca che quasi accecava.
Li portarono nel gabbiotto dell’aeroporto ed iniziarono a interrogarli. Lorenzo non si fece sfuggire nulla, quasi convinse i carabinieri che quella roba non fosse sua, ma Marco iniziò a cantare come una rondine a primavera. Grazie a Dio era il loro primo reato – almeno il primo in cui si erano fatti beccare – per questo li lasciarono andare, programmando un processo per direttissima il giorno seguente. Furono condannati, ovviamente, a 3 anni e qualche mese, ma scontarono in carcere solo un mese, grazie alla bravura dell’avvocato De Sanctis, il quale aveva commutato la pena detentiva in pena pecuniaria e qualche mese di domiciliari.
Ed eccolo lì, Lorenzo, che da bravo manipolatore era riuscito a convincere la guardia in guardiola di essere un parente del maresciallo De Luca. Così quella lo aveva fatto entrare dicendogli che il maresciallo sarebbe tornato da lì a qualche ora, di aspettarlo nel suo ufficio. Proprio quello che voleva sentirsi dire.
Iniziò a rovistare tra la miriade di carte, non riuscendo a venirne a capo. La sua intenzione era quella di cancellare il proprio reato e ripulirsi la fedina. Ad un tratto un lampo di genio: accese il PC sulla scrivania e iniziò a cercare i casellari giudiziari. Finalmente trovò il suo e lo inviò al suo amico Cristino, un bravissimo hacker.
Il maresciallo De Luca entrò di soprassalto nella stanza e scorse Lorenzo a trafficare sul suo PC. Intimò di portare le mani dietro la testa e stare immobile, ma ormai la mail era giunta a destinazione…
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Un finale super sospeso, spero lo continuerai o lasci al lettore quata incombenza?
GRazie per aver partecipato al LAB e benvenuta tra noi 🙂
Devo ancora decidere se continuarlo o meno! Grazie di avermi letto!!!