Valigie

Serie: Morti


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Si tratta di una serie di racconti brevi a tema.

Dopo aver piegato le camicie come gli aveva insegnato Loretta, Gerri le poggiò delicatamente nella valigia. Rimase un momento a guardarle. C’era qualcosa di sbagliato.

Ma certo, prima bisognava sistemare i pantaloni. Dovevano stare sul fondo “come la sabbia”, diceva Loretta.

Aveva impiegato molto tempo a mostrargli il modo giusto di farlo senza che si gualcissero. Bisognava mettere una mano a taglio sul cavallo per ribaltare le due metà come le pagine di un libro e poi lasciar pendere i tubolari fino a farli coincidere in lunghezza l’uno con l’altro. Solo allora avrebbe potuto sistemare le camicie, la biancheria e il resto.

Gerri tirò via le camicie e rifece tutto con ordine. Con quel sistema la valigia non sembrava mai troppo piena e rimaneva ancora posto per qualcosa da aggiungere all’ultimo momento.

Infilò la busta di plastica con gli arnesi da barba in una delle tasche interne e accanto vi dispose l’astuccio del sapone e del deodorante. Aveva allineato i diversi oggetti in modo che non facessero troppo volume. Vista dall’esterno, la superficie della valigia doveva apparire tesa e priva di protuberanze, “come se fosse piena d’aria”, diceva Loretta.

Aggiunse il soprabito leggero in cima al resto e alla fine fece scorrere la cerniera. Contemplò il risultato e si sentì soddisfatto.

«Anche tu ne saresti contenta” disse a Loretta. “Ormai ho imparato.»

Portò la valigia accanto alla porta, finì di vestirsi e, prima di uscire, prese dall’attaccapanni dell’ingresso il lungo foulard azzurro di Loretta. Lo avvolse con cura fino alle dimensioni di un fazzoletto, lo mise in una tasca della giacca e vi batté sopra con la mano.

Prima però ne aveva aspirato l’odore fino a quando i suoi polmoni se n’erano riempiti completamente.

Lasciò le chiavi sul mobile del soggiorno accanto a quelle di Loretta, prese la valigia e uscì tirando piano la porta.

***

Era arrivato a Trieste alle sei del pomeriggio. Prima di scendere dal treno aveva tirato fuori il soprabito dalla valigia e l’aveva indossato con cura. Non c’era nemmeno una piega.

«Ma sì che ho imparato» aveva detto a Loretta «sei stata una brava maestra.»

Fuori dalla stazione, e già lungo il binario, il vento picchiava come un pugile.

Si era diretto verso l’albergo dove aveva prenotato una matrimoniale. I rari passanti, che andavano di fretta e col bavero rialzato, sembravano dei fantasmi sul punto di assalirlo.

Gerri aveva tirato diritto senza badare a nulla, guardando solo dentro se stesso.

Appena in camera lasciò la valigia accanto al letto e aprì la finestra.

Lì sotto scorreva una strada lunga e stretta come un vicolo. Non c’era nessuno. Si sentiva il profumo aspro del ristorante dirimpetto dove avevano cenato insieme la volta in cui Loretta l’aveva accompagnato in un viaggio di lavoro.

Quel giorno aveva passato l’intera giornata da sola a vagabondare per Trieste e la sera Gerri l’aveva ritrovata con la faccia rossa di vento e tutta allegra per le cose che aveva visto.

“Non ti immagini!” gli aveva detto.

Il ristorante adesso era chiuso. Due sedie scompagnate montavano la guardia davanti alla saracinesca abbassata. Gerri restò qualche minuto a fissare il nome sull’insegna come se fosse scritto in una lingua straniera.

Poi chiuse la finestra, si gettò sul letto col soprabito ancora addosso e si coprì la faccia con le mani.

«Ti sei divertita?” le chiese. «Mi dispiace, sono stato via troppo tempo. E anche tu.»

Si mise a piangere. Prese il foulard dalla tasca della giacca, ne aspirò l’odore come un anestetico e

si addormentò di colpo senza sognare.

***

«Tu con le valigie sei un disastro» disse Loretta «sembrano quelle di un profugo.»

La disfece completamente per ricomporla alla sua maniera.

«Adesso sì che va bene. Devono sembrare piene d’aria come uno pneumatico. Non servono a rivelare quello che c’è dentro, ma a nasconderlo.»

Loretta aveva un’arte tutta sua per mettere in ordine le cose, Gerri se lo ricorda ancora mentre annoda il foulard.

«Hai ragione» le dice, «ma vedi, io sono un viaggiatore di commercio e non bado a queste cose. Faccio le valigie solo per necessità. Anche adesso.»

Loretta si era messa a ridere.

«Adesso non hai bisogno di fare nessuna valigia. Dove devi andare? Se ne parlerà la prossima volta.»

Gerri guarda il nodo.

«E quale sarebbe la prossima volta?»

Loretta risponde che non lo sa.

«E allora fammi vedere come pieghi pantaloni, non sono sicuro di aver capito bene.»

Loretta prende i pantaloni e muove le mani lentamente. Li piega in due, poi in quattro e li dispone sul fondo della valigia.

«Come la sabbia» gli dice «che sta sotto a tutto il resto.»

«E le camicie? Come si piegano le camicie?»

Loretta glielo fa vedere.

«Non è difficile. È come andare e tornare senza far male a nessuno. Nemmeno a noi stessi.»

«Forse ho capito» dice Gerri «devono sembrare presenti e assenti nello stesso tempo. E’ così?»

Poi, senza badare alla risposta di Loretta, tira i capi del foulard con una forza tale che il nodo si stringe fino a diventare inestricabile.

Continua...

Serie: Morti


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