Verso la Madre

Serie: Aracnofobia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Hahni, disgustato dalla società umana, procede il suo viaggio verso la Madre

Giunse presto il mattino. L’aria era calda, il cielo terso e il mare calmo. Se le condizioni si fossero mantenute invariate, sperava di riuscire a raggiungere l’altra costa in circa un’ora. Certo non avrebbe nuotato nella forma umana: sarebbe stato rischioso e avrebbe richiesto troppo tempo. Ogni volta che si trasformava consumava un sacco di energie, la sua digestione era veloce e presto gli sarebbe servita altra carne ma da quelle parti non c’era niente di commestibile. Gli venne l’idea che avrebbe potuto diventare uno squalo e predare qualche pesce. La cosa era fattibile. Toccò l’acqua con il piede e sentì che non era ancora abbastanza calda per i suoi gusti ma non poteva far altro che immergersi perché non voleva arrivare dalla Madre a stomaco vuoto. Si stupiva ogni volta di quanto spesso dovesse nutrirsi quando si trasformava. Aveva mangiato il cavallo da poche ore e si era già trasformato una volta. La successiva trasformazione avrebbe richiesto altro cibo e lo poteva trovare solo nel mare.

Gli sembrava di essere giunto in acque abbastanza profonde. La trasformazione richiedeva grande concentrazione tranne quando doveva tornare nella forma di ragno, in quel caso bastava che si rilassasse completamente. Si concentrò sulla figura dello squalo. Sarebbe stato meglio se ne avesse avuto uno di fronte ma conosceva bene quell’animale, almeno la sua forma. Dopo qualche secondo cominciò a sentire un brivido lungo le braccia che si accorciarono rapidamente, poi le gambe e infine la testa. Il cranio si modificò, la bocca si allargò, gli crebbero dei denti aguzzi e infine le pinne. Era abbastanza sicuro di essere molto simile al pesce ma non poteva saperlo con certezza e neanche gli importava, era solo necessario che potesse muoversi in acqua velocemente. Fece qualche prova. Nuotò a pelo d’acqua con la pinna dorsale fuori e cercò di accelerare più che poteva: gli sembrava abbastanza. Si immerse senza preoccuparsi del respiro dato che ora aveva le branchie. Scorse subito alcuni pesci ma erano troppo piccoli per i suoi gusti. Cominciava a sentire mancanza di energie. Esplorò il fondo marino ma non vedeva nessuna preda degna di nota a meno che non fossero mimetizzate nella sabbia e non aveva il tempo di andarle a scovare. Quando cominciava a spazientirsi scorse un’ombra che proveniva da sopra di lui. Si voltò e lo vide in tutta la sua fierezza e si compiacque di aver scelto un animale così elegante: proprio sulla sua testa c’era uno squalo.

Sembrava non badare a lui neanche quando si avvicinò abbastanza. Evidentemente non si aspettava un attacco da un suo stesso simile. Hahni aveva fame, molta fame. Fece uno scatto per azzannare lo squalo ma proprio in quell’istante quello si mosse rapidamente e nel mordere gli tranciò solo la pinna caudale. La assaporò e non gli parve male. Lo squalo aveva spalancato la bocca e cercava di girarsi per difendersi ma non poteva senza pinna. Hahni ne approfittò ma questa volta si spostò sotto e lo azzannò al ventre, scosse la testa velocemente e staccò un po’ di carne. Il sangue uscì copioso. Ad Hahni piaceva molto il sangue e lo rendeva frenetico, perdeva quasi il controllo. Continuò a mordere in tutti i punti finché non restarono che le ossa.

Fatto il lauto pasto decise che era meglio muoversi. Ora poteva viaggiare sott’acqua ancora più velocemente. Approdò in breve tempo e senza intoppi. Quando si trovava a circa un centinaio di metri dalla costa si trasformò di nuovo in uomo ma questa volta scelse un colore più chiaro per la sua pelle. In breve tempo il suo corpo divenne informe, come un ammasso di gelatina, e pian piano cominciò ad assemblarsi per formare una persona. Era riuscito a portare la sacca con in suoi vestiti appesa al corpo da squalo. Quando toccò terra era completamente nudo ma si vestì in fretta. In quel tratto non c’era nessuno che potesse vederlo e neanche una barca. In realtà al largo ne aveva intraviste alcune da sott’acqua. Fu contento di stare un po’ da solo. Gli piaceva stare con sé stesso perché credeva che se avesse vissuto con gli uomini si sarebbe lasciato contaminare dai loro atteggiamenti e dalla loro cattiveria per non parlare del fatto che qualcuno avrebbe potuto accorgersi che non era umano.

La Madre non era molto lontana dal mare e decise di farsi una passeggiata come uomo. Sua madre gli aveva spiegato fin da piccolo la differenza tra loro e il resto degli esseri viventi del pianeta. Lo aveva addestrato a mutare nel modo corretto. Un solo dubbio rimaneva nella mente di Hahni: se non erano simili a nessun animale del pianeta voleva dire che loro non erano nati sulla Terra, ma allora dove? La Madre non aveva mai voluto dirglielo dicendo che era ancora piccolo per queste cose. Ora che erano passati circa cento anni e stava per rivederla ne avrebbe approfittato per farla parlare. La Terra gli piaceva ma non era il suo pianeta e sua madre doveva rivelargli come andarsene per tornare nella sua patria.

Serie: Aracnofobia


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Degli esseri esuli, alla ricerca del punto di origine, costretti a nutrirsi ad ogni cambio di sembianza, in attesa di risposte dalla Madre. A momenti tutto è denso di mistero e di quel velo di malinconia che porta la “non appartenenza”.

  2. “Ad Hahni piaceva molto il sangue e lo rendeva frenetico, perdeva quasi il controllo”
    questo dettaglio fa pensare ad un predatore puro, per quanto Hahni sia un essere senziente. E più intelligente di tanti sapiens.