Verso un altro pianeta

“No!”

“Sei dentro da mezz’ora, esci. Ci stanno aspettando”.

“Ho detto di no! Sono ridicola, in un costume ridicolo, per una serata ridicola!” Mi esce una vocina stridula mentre le urlo da dentro un bagno di un bel color pesca e dal profumo chimico di lavanda.

“Non so cosa ti aspettavi quando hai scelto quel costume” mi rimprovera lei.

Ha ragione, cazzo. L’ho scelto all’ultimo, presa dal panico quando mi sono ricordata della festa: il costume da clown più economico trovabile sul mercato.

“Senti, quelli aspettano te, non me. Vai da loro e digli che sono morta, racconta loro che mi ha mangiata un coccodrillo uscito dal cesso”.

“Puoi truccarti da clown cadavere, uscire e raccontarglielo tu stessa, che dici?” Lo dice ridendo. Dio, quanto amo la sua risata, come faccio ad essere arrabbiata con lei se ride?

Molto molto divertente, dovresti truccarti TE da pagliaccio. Io ti faccio da orso sul monociclo, se ne trovi uno su cui farmi salire. Non ho fatto neanche la ceretta, sono già a metà dell’opera”.

Dietro la porta, il silenzio è sottolineato da un vago sospiro che forse non è diretto a me, ma mi arriva come un ariete in carica. Basta per farmi perdere la battaglia.

“Senti… esco ma non ridere, ok?”

“Promesso”.

Esco, la baraonda della festa mi investe col forte odore di sudore misto ad alcol, e ci guardiamo.

“…”

“…”

“Pfffffff…”

“STRONZA! AVEVI PROMESSO!”

“Scusaaa! No, giuro, non è per te!” Ride (traditrice!) ma senza cattiveria. Mentre mi abbraccia incenerisco con lo sguardo un Dracula che ci sta fissando troppo curioso. Ecco, gira lo sguardo bello…

“Sei stupenda. Stai benissimo” mente.

“Lo sai che se lo dici ridendo non vale, vero?”

“No, giuro! E’ solo che…”

“Che…?”

Allunga la mano sul mio petto. Mi sorride e mi guarda con quei suoi occhi blu dentro a cui potresti nuotare per una vita intera senza mai trovare un confine. E con la sua voce di miele bisbiglia.

“Honk Honk…”

“Chiaraseimortissima!”

Lei scappa ridendo. Toglie la mano dalla mia tetta e scompare tra una folla di zombie che si stava sbrodolando di rosso coi cocktail per fare scena.

“Solo se mi prendi!” esclama mentre svanisce tra la folla.

Quanto la odio quando fa così.

Quanto la amo quando fa così.

Col cazzo che se la cava! Mi getto nella caccia in mezzo ad alieni, mostri, principi e principesse.

Mi divincolo tra un gruppo di mannari ormonati e villosi a petto nudo, maledetti dal plenilunio a non potersi fare una doccia ogni tanto.

Sgomito in mezzo ad un gruppo di streghe che mi lanciano anatemi quando passo in mezzo a loro, in un gergo molto poco fiabesco.

Rido, spintono e la cerco. Ma lei non sembra essere da nessuna parte.

Il gioco non finisce.

Comincia a non essere più divertente. La musica martella nell’aria sovrastando i miei richiami, mi manca l’aria per tutta la folla che balla e urla. Che guarda e indica.

Mi racconto, spesso, che gli sguardi degli altri mi scivolano addosso, ma se lo fanno sono molto simili ad una melassa densa ed appiccicosa, che non ti si stacca neanche al decimo bagno, che ti trattiene addosso tutto lo schifo che gli si poggia sopra. Sento il mio costume da due soldi come se fosse carta moschicida per gli sguardi.

Forse è solo una mia impressione, forse nessuno mi sta cagando e le mie sono tutte paranoie.

Forse non sarei dovuta venire alla festa.

Da quanto la rincorro? Minuti? Ore? Da tutta la vita? Mi ha lasciata indietro?

Lei era quella invitata, non io. Non ci volevo venire. Sono venuta per lei e lei mi ha lasciata ad annegare in questa marea mascherata che mi sta affogando. Aria, mi serve aria.

Nuoto controcorrente in un fiume di corpi, costumi e sguardi, graffianti come spine di rosa e opprimenti come l’ombra di una montagna.

Quando la porta si richiude alle mie spalle taglia le urla e la musica rivelando una notte inaspettatamente placida e silenziosa. Lo stacco è assordante, per un momento.

Certo, il cane rognoso dei vicini mi abbaia contro, ma non sembra nulla di personale. Mi fa anche tenerezza. Lo accarezzerei, ma potrebbe essere l’ultima cosa che faccio con almeno entrambe le mani.

Che silenzio… Ok, il cane abbaia, ma il resto è… wow…

Neanche ho il tempo di pensarlo, mi ritrovo scalza sull’erba a guardare la Luna.

L’erba umida mi tiene i piedi ancorati a terra mentre il pensiero vaga in alto, prende con sé la testa e va lontano. Guardo e penso alla Luna: è così grande, così lontana… Ma è solo una tappa del mio viaggio,penso di poter andare più in là… Voglio andare più lontano.

Chissà com’è Venere in questa stagione?

Il viaggio è rimandato e la mente torna a terra. La musica fa capolino nel silenzio del giardino per poi tornarsene nel suo antro, uccisa dal suono della porta che si richiude e di passi leggeri che vengono verso di me.

Sospiro, lei sospira.

“Tutto bene?”

“Alla grande. E te?”

Me ne accorgo dopo, ma le parole mi sono uscite fredde e affilate come un ghiaccio sottile. Chiara ha le spalle larghe, mi sopporta anche quando sono così stronza.

“Non c’è male…”

“Bene”.

“…”

“…”

“Dentro stanno preparando qualcosa da mangiare, vuoi rientrare?”

“Sono a posto, grazie”

“Posso sedermi con te?”

Afferro il naso rosso, che mi accorgo solo ora di non aver ancora tolto, e lo lancio sulla sua faccia con tutta la foga che ho. Tutta la rabbia e la frustrazione delle ultime settimane, in un furibondo e violento attacco all’unica che mi sta sempre vicina!

L’effetto era molto più drammatico nella mia testa e lei trattiene una risata mentre il naso di gommapiuma fluttua lentamente verso di lei.

Sento di essere rossa quanto quel naso, non sapendo cosa dire mi rimetto sdraiata e fisso la luna.

Non so cosa sento in questo momento. Rabbia soprattutto. Odio verso tutto e tutti. Mi sento tradita.

Voglio essere abbracciata. Voglio allontanare chiunque provi ad abbracciarmi.

Non la guardo mentre si china e si sdraia accanto a me.

Non reagisco quando poggia la sua testa sulla mia spalla.

Non la ascolto quando con la sua voce di camomilla mi chiede cosa mi passa per la testa.

Non le rispondo che non ne posso più di tutto e di tutti. Dei miei studi che non capisco se mi stiano portando da qualche parte. Del mio lavoro al bar dove prendo due soldi per fingermi felice e sorridente anche quando non lo sono. Con gli amici con cui devo fingere di credere alle loro ultime scopate per non distruggere quell’illusione di autostima che li tiene ancora in piedi. Dei miei che non sembrano vedere nulla di quello che faccio.

Di lei, che mi guarda e aspetta una risposta con la pazienza di un vecchio albero, che ha imparato che prima o poi pioverà, che basta aspettare.

Vorrei dirle tutto questo, ma mi limito ad alzare le spalle.

“Vorrei solo andare lontano. Molto lontano.”

“Tipo al mare?”

“Tipo un altro pianeta”.

“Bello, chissà com’è Venere in questa stagione”.

Sorrido senza sforzo e lei lo nota.

Il cane del vicino ulula, non sembra neanche arrabbiato, e mente chiudo gli occhi la sento vicina.

Il viaggio per Venere è lungo da fare da soli. Credo che avrò bisogno di compagnia.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Ciao Andrea, questo racconto mi piace e mi convince. Ottime le parti nelle quali descrivi l’indecisione della protagonista, il suo oscillare fra un sentimento e l’altro. E bella la conclusione, il desiderio di compagnia forse riconosciuto e la complicità dell’amica, che forse la accompagnerà verso Venere.

  2. “la sua voce di camomilla”
    👏 bello… non ho mai pensato ad abbinare le voci alle erbe aromatiche, o ai fiori. 👏

  3. È veramente bello questo racconto che descrive in maniera così semplice, ma completa, la bellezza del rapporto fra chi si ama e si accetta, si incoraggia, non si abbandona. Anche se costa fatica. Inoltre trovo che sia scritto benissimo, soprattutto la parte dialogata.

  4. Condivido il pensiero di Sergio, hai saputo creare una bella empatia nei confronti della tua protagonista. Tutti noi siamo complicati, spesso proviamo umori e sensazioni contrastanti: c’è identificazione.

  5. Descrivi molto bene gli stati d’animo della protagonista-narratrice. E mi piacciono molto i contrasti, come quel “voglio essere abbracciata. Voglio allontanare chiunque…” rendono molto bene il temporale di emozioni nel suo animo.
    Lettura davvero piacevole, ben scritto!

    1. Grazie mille Sergio!
      Ho cercato di giocare molto sui contrasti e sui cambiamenti dell’umore, anche se non sono ancora completamente soddisfatto del risultato. Non tutte le parte penso mi siano uscite bene allo stesso modo, ma ti ringrazio dell’apprezzamento!