
Vestito rosso
Ho sempre sottovvalutato il potere di un vestito rosso.
Proprio ieri la stoffa aderente era dipinta sul mio corpo e lo specchio rifletteva questa persona audace e sicura di sé che io ancora disconosco.
Come fa un solo vestito a trasformare una persona? Ve lo dico io, non lo fa.
È solo un abbozzo di quello che avremmo potuto essere se fossimo state più intraprendenti o se avessimo scelto una tonalità di rossetto più rischiosa.
O forse è la versione di noi stesse che abbiamo deciso di indossare quella sera.
Il locale riluceva di un’atmosfera elegante e soffusa e io speravo di far parte dell’angolo d’ombra del locale a cui nessuno fa riferimento.
Anzi no.
Quella sera volevo risplendere di una luce mia, volevo scordarmi delle cicatrici sulla pelle coperte dal tessuto e volevo ricordare a me stessa di meritare invece quell’angolo di luce del locale.
Il bar era affollato di vestiti rossi o almeno da persone da vestiti rossi, sicure di sé e del proprio potenziale.
Queste persone sorseggiano un cocktail dal sapore esotico e guardano ma non guardano davvero le persone come se nessuno in realtà meritasse la loro attenzione.
Queste stesse persone non si accalcano al bar per essere servite; loro trovano posto e aspettano che la loro luce accechi il barman, costretto così a servirle.
Le persone come me, invece, si erano già scolate tre shot di tequila con la speranza che l’alcool risolvesse i loro problemi.
Probabilmente alcuni sguardi sono caduti sul mio corpo ma io non li ho visti, impegnata com’ero a guardare le altre persone che venivano viste.
Sono uscita dal locale dopo altri tre shot, sentendomi ridicola a sostare da sola ancora per un po’ su uno sgabello di un bar, in attesa di chissà che cosa, di chissà quale svolta.
La città fuori sembrava avere un altro aspetto, sembrava aver cambiato sceneggiatura e regista.
Decisi di fare il percorso verso casa a piedi, senza l’utilizzo di un taxi.
Ci sono degli angoli della città che hanno una vita a parte, una storia a parte. Sono così stretti che ci può entrare una persona alla volta ma entrare significa intraprendere un viaggio nella storia e sentire il marmo che ti schiaccia la pelle.
Probabilmente entrare non era stata una così grande idea ma la determinazione, data dalla tequila o magari dal vestito, mi ha spinta verso quella strada.
I muri erano infestati da vecchie storie d’amore con le frasi incise nella pietra come tracce di vita consumate.
All’uscita, il mondo sembrava cambiato.
I grattacieli erano più alti di quanto ricordassi e c’erano più luci di quante ne avessi mai viste, come se le stelle fossero planate verso terra.
La piazza era così grande da sembrare un mondo a parte e il desiderio di correre per tutta la sua circonferenza premeva sul mio animo come la più pesante delle piume.
Mi inoltrai verso il centro di questa e mi misi a girare, girare e girare e in un attimo, ero io il centro del mondo.
Nessuna persona da vestito rosso esisteva più. Esistevo solo io con il mio vestito rosso in quel mondo plasmato che si proponeva alla mia vista.
Spinta da un senso di vertigine, smisi di girare su me stessa e anche il mondo, la Terra stessa, smise di girare.
Tutte quelle luci, quella sera, illuminavano me e unicamente me.
Era come un grande angolo di bar illuminato e io ero seduta allo sgabello più alto, circondata da sguardi e cocktail esotici.
Ma anche quelle luci, ad un tratto, si spensero e io fui costretta a tornarmene a casa.
Caddi sul letto e mi addormentai tutto d’un tratto, cadendo in un sonno profondo.
Al mio risveglio, ancora stordita e con un gran mal di testa, mi tolsi il vestito e mi affacciai alla finestra, bisognosa di aria fresca.
I grattacieli erano ancora straordinariamente alti e irraggiungibili e il mondo sembrava ancora un grande angolo illuminato.
Forse la sbronza non mi era ancora del tutto passata.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Ciao Alessia. Quel vestito rosso, mi ha fatto venire in mente i social: anche lì ci nascondiamo dietro una specie di “maschera” che propone una versione di noi più audace e sicura. Mi sono gustata il tuo racconto fino alla fine, vero in tutte le sfumature compresa la scoperta che nessun artificio può cambiare ciò che siamo