VHS

Serie: L'estate del 2023


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una serie di piccoli racconti in equilibrio sul filo dell'estate

Sono passato dal fotografo ed ho trovato chiuso. Non c’è un cartello, non c’è niente e non si sa perché. Sono rimontato in bicicletta e pedalando sulla pista ciclabile in direzione del mare ho fatto un calcolo. La videocassetta l’ho portata in studio il nove di luglio, il giorno stesso in cui il Maestro l’ha trovata e me l’ha data. Oggi è l’undici agosto e sono trentadue giorni. Domani parto per l’Abruzzo e torno il diciassette. Sempre che un orso non mi sbrani o sempre che io non venga coinvolto in un incidente mortale in autostrada. È quasi ferragosto. C’è traffico. Può succedere. Anche la cosa dell’orso. È difficile ma non è impossibile. In tema di imprevisti e cigni neri a questo mondo non c’è quasi più niente di impossibile. Ho preso il telefono dalla tasca e, staccando tutte e due le mani dal manubrio, ho mandato un messaggio vocale a Ploto, che sta a Serrungarina a fare le sue cose e a vivere la sua vita. Dovevo condividere il mio bruciante disappunto con qualcuno e sapevo che Ploto mi avrebbe dato buona sponda. Sul pellet e su questioni di questo tipo posso sempre contare su di lui. Abbiamo entrambi un grosso problema quando si tratta di sopportare le eccessive perdite di tempo, di soldi e di fiducia. Nelle persone e nel ragionevole funzionamento delle cose. A me poi passa. Tutt’al più somatizzo. Per Ploto è diverso. Se è vero che partiamo entrambi dalle esplosive incazzature di paperino, quello che poi prosegue e tira dritto fino ad arrivare nelle più immediate vicinanze del Conte di Montecristo non sono di certo io. A questo proposito vorrei raccontare una storia che ha a che fare con un computer pagato e mai consegnato. È una bella storia, lunga e articolata e alla fine della storia la giustizia vince con, per soprammercato, un grossissimo ghigno sulla faccia. Però non la posso raccontare. Lo farà Ploto, prima o poi. E finché non lo farà staremo senza. Torniamo alla videocassetta. Che prima di venire sequestrata dalla clamorosa dimenticanza del fotografo in questione era dispersa, tra un mucchio di altre cose, nel magazzino della palestra del Taekwondo Adriatico. Dentro la cassetta c’è il 1998, c’è il palazzetto dello sport di Fano, c’è un sacco di gente sugli spalti, c’è un tatami nuovo di pacca e ci sono io. Ho 18 anni, sono l’unica cintura rossa della rappresentativa nazionale italiana e sono anche il più giovane. Combatto contro un atleta coreano veramente troppo più forte di me e perdo male senza però finire all’ospedale. Quello che nella cassetta non c’è riguarda il fatto che qualche mese dopo mollerò il taekwondo. Lo farò di punto in bianco, senza pensarci troppo e senza preavviso. I ragazzi sono così. Non ci badano. Perdono tutto. Mi ripresenterò in palestra, trentottenne, nell’estate del 2017. Sicché è chiaro, qui non si parla di una videocassetta, del suo contenuto e del file che a quest’ora avrei dovuto avere tra le mani e che invece ancora non ho. Qui si parla di tempo. Inevitabilmente. Il tempo che mastica ogni cosa e che poi la scaraventa via. Il tempo che sta dentro a tutto quanto ed è come la carica a molla dei giocattoli da fiera, con la chiavetta che gira per un po’ e poi si ferma ed è finita. Al riguardo ne sanno qualcosa i cassetti chiusi, le scaffalature alte e, nel caso specifico, i magazzini ingombri. Il loro tempo è fatto di polvere e silenzio. È quello che viene dopo. È quello che non c’è più. È la forma di un’assenza. È la nostalgia. E allora si, Cristo di un Dio, ho fretta. Ho fretta perché sono trentadue giorni. Ho fretta perché il fotografo non ha ancora fatto quello che doveva fare e io domani parto. Ho fretta perché mentre sei in sala d’aspetto succedono davvero troppe cose. Ho fretta di rivedere il mio viso da ragazzo, vedere com’ero, chi ero, come mi muovevo e se si capiva almeno un po’ quello che pensavo in quel momento e quello che sarebbe successo dopo. A me e a tutti gli altri. Ho fretta. È l’undici agosto 2023, venticinque anni sono passati in un attimo. Se non ci sto attento ne volano via altri venticinque.

Serie: L'estate del 2023


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Discussioni

  1. Ho letto da qualche parte che verso i 45/50 anni si vive una fase in cui ci si tuffa nei ricordi della giovinezza. Quanto sia vero non lo so, fatto sta che io ci sono dentro di brutto 🙂 Hai ragione, Michele, sono volati via tutti quegli anni e non è rimasta che qualche foto o un VHS. Agli altri 25 dobbiamo fare più attenzione, ma forse questo è uno dei motivi per cui scriviamo?

    1. Poi pensavo anche a questa cosa. Hai ragione, per quel che mi riguarda c’è qualche foto, qualche (rarissima) VHS e, principalmente, spazio vuoto. Anche l’evocazione del passato cambierà…le prossime generazioni avranno a disposizione un enorme traffico di immagini…francamente non la vedo benissimo ma può darsi che mi sbagli

  2. Ho letto il racconto e anche il commento di Nyam. Verissimo, manca il fiato, viene l’ansia. Mi guardo attorno, avrò fatto tutto? Pensato a tutto? O qualcosa (anche io a questo punto impreco) mi sfugge dalle mani? Mi sa più la seconda, per come sono fatta. La mente vola al negozietto che affittava VHS, quando ero ragazzina, il cui gestore, per quanto poco sveglio, era soprannominato videopirla (sul serio). E il tempo scappa, in avanti e indietro e allora anche io ho fretta.

  3. Ciao Michele. Bello, convincente, come ritmo incalzante, come trama, come narrazione squinternata e piena di rimandi, come l’ansia che ti lascia in gola una volta finita la lettura. Ah, ma poi ricordalo, al tuo amico Ploto, di raccontarci quella storia.