
Via Prè 1929 Storie di fratelli in armi, fuoriusciti e culi a mandolino
La campana di Santa Sabina batte le dieci, mentre prendo una presa di tabacco e la mischio con dell’hashish, per poi ficcarla nel braciere della mia fedele compagna, una pipa di pannocchia, con cui armeggio da questa mattina, mentre intento a scrivere l’ennesimo fallimento letterario, aspetto i rintocchi della campana per lasciare tutto, con la scusa del giusto riposo, e trovare nel fumo grigio verde, un idea originale, una frase ad effetto, qualcosa di unico, tutto per non rendere il mio lavoro vano, e portare soldi in cassa.
Scappato da Parigi per una storia di amore e gioco entrambi andati male, mi sono rintanato nei carruggi di Genova, dove, sono riuscito a prendere in affitto una camera in una delle palazzine di Via del Prè.
Più che una camera da letto, è uno studiolo con un letto al centro, circondato di libri del precedente affittuario anche lui scrittore che caduto in disgrazia, si era impiccato nel bagnetto infondo al corridoio.
Di certo questo luogo non presagisce nulla di buono, ma i libri sono tanti e belli e io ho tempo per leggere e prenderne spunto, mentre aspetto che la mia musa mi faccia visita.
Questa mattina devo aver difettato nella quantità di hashish perché non ho ancora avuto le mie visioni, cosi prendo dal comodino accanto al letto del Pastis e ne ingurgito un bel bicchiere, mentre nudo sul letto, lascio che l’aria salmastra entri dall’unica finestra presente, posandosi su ogni centimetro della mia pelle, stimolandomi un erezione, di cui da solo mi compiaccio e ne approfitto, ma dopo tutto questo ancora nessuna ispirazione.
Sono le dodici quando lo strillo di Diana dalla strada mi riporta alla realtà, così mi sporgo dalla finestra e calo il cestino con dentro il compenso pattuito a copertura della spesa giornaliera.
Diana è un ex bersagliere ed ora si diletta nel arte del fellatio a poche porte di distanzia dalla mia, alta un metro e settanta porta i capelli a maschietto come la moda di oggi e veste con amabili straccetti a fiori, molto più morigerata nel trucco che certe donne dell’alta società, con il suo fisico androgino spopola nei tabarin della città.
Ci conoscemmo sul Piave, le salvai la vita in trincea ed ora a venti anni di distanza ecco che lei mi ricambia il favore.
La spesa comprendeva: acciughe sottolio, della Mesciua, una boccia di rosso, e del Pastis, poi tabacco da pipa e l’immancabile mezzo panetto di Hashish, non feci in tempo a lamentarmi di quello che mancava, per quello che avevo pagato che la mia amica era scomparsa nei caruggi.
Passato il resto del giorno a correggere bozze, prendere appunti e buttare giù parole roboanti senza concludere nulla, se non trascinarmi in una crisi depressiva. La voce di Nada la mia vicina, dal seno perfetto ed il culo a mandolino a sua insaputa mi salva, dal cappio di un metro che tengo nel cassetto del comodino insieme ad una lettera di addio, unica opera degna di essere letta da quando lasciai Parigi. Sesso Mercenario il nostro, nulla di più i soldi stanno finendo e presto ritornerò alle abitudini giovanili come questa mattina. Meglio non pensarci e approfittare della mia procace vicina.
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Mi è piaciuto, ha il sapore di un’istantanea, qualcosa che somiglia a una Polaroid, ma in bianco e nero. Sembra di essere lì, a respirare l’aria che descrivi, a volere un poco di hashish, lottare coi demoni della scrittura e godersi l’amore effimero finché dura. Personalmente lo trovo completo. Mi piacerebbe però leggerne ancora.
Grazie tenterò di replicare con una storia a breve
Condivido pienamente il pensiero di @cristiana Cristiana: il racconto è assolutamente valido e meriterebbe certamente un seguito. Vanno sistemate alcune cose dal punto di vista sintattico e grammaticale, oltre che della forma. Ad esempio, ho notato dei paragrafi, come il primo, fin troppo lunghi, che andrebbero spezzettati in più frasi per delimitare meglio i pensieri del protagonista e facilitare la lettura. Però, si tratta di cose facilmente risolvibili. 👍
ok
grazie
È molto interessante questo racconto che sembra non terminare nel finale, quanto piuttosto stimola a voler proseguire la lettura. Suggestiva l’atmosfera che hai saputo creare all’interno della stanza e interessante il quadro dei personaggi. C’è magari qualcosa da rivedere a livello di piccole sviste grammaticali e di sintassi, ma tutto si aggiusta con una lettura attenta. Personalmente, spero che tu abbia voglia di proseguire nella storia.
GRAZIE
certo le sviste ci sono
lo rimaneggerò in seguito ci sono ancora strade da percorrere ….
Le aspetto ☺️