
Viaggio a senso unico
Serie: Nastro adesivo per le piccole crepe
- Episodio 1: La voce che profuma di Londra
- Episodio 2: Momenti rubati al tempo
- Episodio 3: Il segreto della gonna rosa
- Episodio 4: Una vita mai vissuta
- Episodio 5: Lettere dal Passato
- Episodio 6: Viaggio a senso unico
- Episodio 7: La torta che non c’era
- Episodio 8: Ancore di carta
STAGIONE 1
BlaBlaCar era in ritardo di venti minuti, ma non mi sono arrabbiata – l’Universo sa quello che fa. Ero più preoccupata per un’altra cosa: speravo che nell’abitacolo non ci fosse odore di sigarette. Non avrei sopportato un viaggio di quattro ore in quelle condizioni. Dopotutto, tutti abbelliamo un po’ la realtà sui social, no? Quindi, perché un autista non dovrebbe migliorare la descrizione della sua auto? Dubito che qualcuno avrebbe rifiutato di partire, considerando l’alternativa: cercare un’altra macchina, di sera, in una città sconosciuta? Impensabile.
Il minivan era pieno di passeggeri. Accanto al conducente c’erano un giovane e un uomo più anziano. Al mio fianco, nel secondo fila, c’era una studentessa e un padre di famiglia. Dietro di noi, la sua famiglia: due bambini e una giovane madre premurosa. Anche loro erano appena tornati dall’Italia, ma con un volo diverso. L’abitacolo era pervaso dall’aroma dolce di una pasticceria napoletana. Datemene un pezzo, vi prego! Mi sono accorta improvvisamente di avere fame.
Italia. Il cuore si riempì subito di una dolce malinconia. Venezia, con il suo intricato labirinto di canali, e i gondolieri che giocano a calcio su un piccolo spiazzo di pietra. I gabbiani dispettosi e i braccialetti di vetro trasparente. Piazza San Marco e i piccioni, piccioni, piccioni ovunque… Il rumore delle onde, la muffa sulle facciate delle case, la quasi totale assenza di verde. Le botteghe di souvenir, i musicisti di strada e le boutique di alta moda, dove i commessi indossano scarpe più costose di quelle che avrei mai potuto permettermi.
Tropea, con il suo mare incredibilmente azzurro e l’atmosfera vivace e colorata del mercato locale. L’omone con un sorriso furbo che ti aggiunge due pesche in più nel sacchetto di carta. Il banco del pesce, dove un marinaio, in silenzio, smembra un enorme tonno con tre precisi colpi di coltello. La donna che ormai ti conosce e che prepara già due bottiglie fresche di vino locale, senza bisogno di chiedere.
Bologna, con il suo labirinto infinito di portici. La torre sulla quale nessuno studente dovrebbe mai salire prima di laurearsi. La sfrontata fontana di Nettuno, con le ninfe in pose decisamente audaci. Un lungo viale pieno di boutique per gli amanti dello shopping e vicoli stretti con vetrine appetitose e tavolini di legno all’esterno – compra, gusta, goditi il momento. E un oceano di giovani sorridenti, felici, pieni di vita.
L’Italia, quella che ho amato fin dal primo sguardo. Che mi ha riempita di emozioni e ricordi meravigliosi. La terra del mio cuore. Il luogo in cui puoi essere te stesso e apprezzare ciò che conta davvero per la tua anima. Mi ha tolto chi non aveva più spazio nella mia vita e mi ha donato persone che rimarranno per sempre impresse nei miei occhi, come nuove sfumature di colore. Persone che hanno cambiato il mio modo di vedere il mondo.
Vorrei perdermi in te, Italia. Diventare parte dei tuoi ciottoli, delle tue vecchie mura di pietra, della tua musica di strada. Trasformarmi in una statua di marmo che domina una piazza affollata di turisti. E osservare. Le dichiarazioni d’amore e gli addii. La gioia incontenibile e la disperazione più profonda. Sentire le risate dei bambini e sopportare pazientemente i flash delle fotocamere. Milioni di tocchi che, a livello molecolare, portano via una piccola parte di me nel loro futuro.
Chi può dirlo? Forse, una delle statue vorrebbe in questo momento trasformarsi in una ragazza dallo sguardo triste, sola in mezzo alla folla, che scrive pensieri in un diario logoro. Forse, pensa che valga la pena provare le emozioni umane, anche a costo di essere infranta in mille pezzi. Forse, potremmo diventare amiche. Due ombre pallide, fuori posto nel tempo in cui vivono. Due fragilità, una di pietra e l’altra nascosta dietro un velo di indifferenza. Un abito sottile, scompigliato dal vento gelido, e curve scolpite nel marmo, immortali. Un sorriso forzato per cortesia, e un sorriso scolpito con cura da un maestro secoli fa.
Due anime, sospese in un’altra dimensione. Che sognano cose semplici, banali. Forse, così come io sogno mani che esplorano i contorni del mio corpo, qualcuno, molti anni fa, ha sognato che la sua creazione potesse scendere dal piedistallo per donare un unico, indimenticabile bacio. Forse quella statua è il mio riflesso. Chi di noi è il corpo e chi è il cuore?
«Dove deve scendere?»
«Cosa? Come?»
«In quale città scenderà? Magari ci possiamo scambiare di posto» mi ha interrotta la studentessa seduta accanto a me, portandomi via dai miei pensieri. Mi sono sentita infastidita, ma ho cambiato idea. Forse era meglio così. Perdermi in quel mondo di riflessioni non mi avrebbe portato altro che uno sguardo perso e lacrime silenziose agli angoli degli occhi.
«Vado fino all’ultima fermata. Ma non mi dispiace cedere il posto quando sarà il momento.»
«Va bene, grazie. Temevo che si sarebbe addormentata e avrei dovuto disturbarla» ha detto sorridendo.
«No, non ho sonno» risposi, tirando fuori il telefono dalla borsa. Non sempre ho voglia di parlare. Lei non era interessante e spontanea come Liam. E di certo non aveva bisogno di aiuto. Notai che osservava le mie scarpe, i vestiti, i gioielli – e questo mi mise ancora più a disagio. Non imitarmi, ragazza. Sii originale, autentica, esplora il mondo, ma non cercare di assomigliare alle persone che incontri per caso. Altrimenti assorbirai solo i loro scarti, quel lungo strascico di negatività che si nasconde dietro accessori costosi. Fidati, chi brilla all’esterno è spesso pieno di emozioni negative. Speranze disilluse e vanità.
Sì, sono diventata egoista nelle conversazioni – ma è davvero un male? Perché sprecare energie e parole per persone che le dimenticheranno nel giro di cinque minuti? Per chi finge di piacergli davvero? Per quelli che condividono le stesse emozioni con il commesso del negozio, il consulente della banca, la migliore amica e il partner?
«E lei cosa ne pensa?» mi chiese il giovane seduto accanto all’autista. Che giornata assurda! Potreste darmi un momento per riflettere, invece di chiedermi sempre cosa penso?
«A proposito di cosa?» risposi cortesemente. Beh, un po’ di cortesia si impara con l’età, intorno ai trent’anni. Non è che puoi lanciare mele marce o uova a chiunque ti dia fastidio, giusto? Mancavano ancora tre ore di viaggio – avrei resistito.
«Non stava ascoltando?» chiese sorpreso.
«Dovevo?» replicai. Bastò uno sguardo per capire: pantaloni eleganti, camicia, una cartellina sulle ginocchia. Un sorriso altezzoso, come se fosse in possesso del segreto dell’universo.
Il giovane non si aspettava una risposta simile. Si sistemò i capelli, si sporse quasi completamente oltre lo schienale e sospirò (bleah!) un’odore di mentina in faccia: «Quale tipo di uomo preferirebbe? Uno che punta al successo e ai suoi obiettivi, o un lavoratore instancabile, con due lavori, che però non pensa al proprio sviluppo personale?».
«Cosa intende esattamente per “sviluppo”?» chiesi stancamente, proteggendomi il naso con una salvietta umida.
«Relazionarsi con persone importanti, creare contatti, investire nel futuro. Visualizzare i propri desideri e bisogni. Chi lavora nove ore al giorno non è in grado di pensare in grande!»
«Che idiota arrogante!» pensai, ma ad alta voce dissi: «Preferirei qualcuno che mi prepari una tazza di tè caldo, mi copra con una coperta e mi abbracci».
«Cosa intende?» chiese, stupefatto, il futuro conquistatore dell’Olimpo degli affari (o di qualche schema piramidale).
«Intendo che ho lavorato anche dieci ore al giorno. E le persone che pensano in grande molto spesso dormono meno di cinque ore a notte. E di certo non viaggiano su BlaBlaCar vantandosi del proprio intelletto.»
Nell’abitacolo calò un silenzio improvviso. La donna seduta dietro con i bambini ridacchiò piano e strinse il braccio del marito. La studentessa, che evidentemente aveva seguito la conversazione e assimilato parte della retorica dell’uomo, arrossì profondamente e si girò verso il finestrino. L’autista mi lanciò uno sguardo di gratitudine dallo specchietto retrovisore.
Beh, almeno oggi ho fatto qualcosa di buono. Spero che il giovane abbia abbastanza cervello da non continuare la conversazione – altrimenti non rispondo delle mie azioni.
Mi piacerebbe tirare fuori la mia salvifica berrettina da unicorno, ma forse sarebbe un po’ troppo in questo momento.
No, decisamente non sono fatta per essere una persona “normale”.
Serie: Nastro adesivo per le piccole crepe
- Episodio 1: La voce che profuma di Londra
- Episodio 2: Momenti rubati al tempo
- Episodio 3: Il segreto della gonna rosa
- Episodio 4: Una vita mai vissuta
- Episodio 5: Lettere dal Passato
- Episodio 6: Viaggio a senso unico
- Episodio 7: La torta che non c’era
- Episodio 8: Ancore di carta
Un capitolo più riflessivo, meditativo, per certi versi.
La parte finale è da applausi.
Brava, come sempre!