Viaggio: fiamme familiari
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Sacramento
- Episodio 2: Sacramento pt.2
- Episodio 3: Indennità
- Episodio 4: Indennità pt.2
- Episodio 5: Indennità parte n.3
- Episodio 6: Spine sui cuori
- Episodio 7: Memorie
- Episodio 8: Memorie pt.2
- Episodio 9: Viaggio: sentimenti e crisi
- Episodio 10: Viaggio: arrivo al villaggio
- Episodio 1: Viaggio: la locanda
- Episodio 2: Interludio
- Episodio 3: Interludio: cime scozzesi
- Episodio 4: Viaggio: fiamme familiari
- Episodio 5: Interludio: arte notturna
- Episodio 6: Interludio: finale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Mi sedetti accanto a lei, e mi guardai attorno, cercando di orientarmi in quella capanna buia. Donna mi guardava in attesa che fossi pronto ad ascoltarla. Alla fine, dopo aver sondato le profondità delle stanza al meglio che potevo, rivolsi la mia attenzione a lei.
Sorrise di nuovo, questa volta con più dolcezza. Ricambiai la gentilezza. Eravamo nel mezzo della notte, nel mezzo della capanna, e sentivamo il sottile respiro degli altri che dormivano. Mi chiesi se non dovessimo andare anche noi a dormire, visto che temevo potessimo svegliare gli altri con il nostri sussurri nella quiete della abitazione.
La guardai con gli occhi e cercai di farle capire che ci conveniva parlare quando si fosse fatto giorno, ma penso che non mi potesse capire, perché cominciò a parlare con un tono di voce molto basso.
“Come stai? Sono davvero contenta di vederti. E’ davvero da tanto tempo che non ci vediamo, davvero tanto, e pensavo dovesse passarne ancora molto prima di poterci vedere. Oh, caro! Non puoi capire quanto triste sia stato per me stare qui, lontana da quelle case a cui mi ero abituata così tanto e così bene! Certo, non disprezzerei mai la compagnia dei mie famigliari, nossignore, ma comunque darei di tutto per tornare da te, nella tua città. E’ così viva, così giovane, e confesso di sentire come se avessi lasciato indietro qualcosa di me, quando me ne sono partita. Sono contenta, però, che almeno tu sei tornato, davvero. Ora potrei anche illudermi che le piccole e grandi cose del mio passato stiano tornando a me, e che potrei essere felice dopo un po’. Sai, qui ultimamente abbiamo avuto un po’ di difficoltà con i viveri e i soldi.” e fissò il fratellino più piccolo, il quale se ne stava sdraiato sul proprio giaciglio. Quel piccolo bimbo, di otto anni forse, bofonchiava nel sonno come se si stesse lamentando o del freddo o della fame, oppure di entrambi. teneva fra le mani un pezzetto di legno con sopra incise delle parole, di cui però ignorava sicuramente il significato. Fra tutti loro, solo Donna sapeva scrivere e leggere in inglese, sebbene facesse entrambe le cose con qualche difficoltà, talvolta. L’avevano fatta istruite da una ragazza del luogo, così che poi potesse diventare balia.
“Oh, caro! Ma io sono entusiasta di vederti, di poterti toccare, perché anche il solo tocco mi dà conferma che ci sei, qui, con me, e io posso sentirti, e penso che nella mia miseria e umiltà questo sia tantissimo. Alle volte mi basta solo un po’ di contatto con gli altri, con chi so di amare e da cui sono amata. Io sono qui, come un pendolo, che ora va con l’umore in alto perché ci sei tu, e poi tornerà triste o seria, e questo accadrà perché o te ne andrai o verrà una crisi ancora peggiore. Nemmeno il bel sole o il tepore estivo possono risanare completamente la mia mente. Vorrei solo andarmene, mi dico talvolta, andarmene via verso qualche posto migliore, più prosperoso, più ricco. Andare a cercare fortuna, con un uomo che mi sposi e che sia padre dei nostri figli. Sarei davvero contenta, allora, perché saprei che avrei fatto il meglio che io potessi fare. Eppure, sono ancora qui, e anche se dar man forte ai miei parenti possa essere soddisfacente e giusto, vorrei la mia di famiglia di cui prendermi cura. “
Mi guardò negli occhi, e dopo qualche secondo di silenzio, disse: “sai, io ti voglio tanto bene, e ho realmente insistito affinché potessimo incontrarci di nuovo, ma non so quanto tempo potrò trattarti come un piccolo, un bambino, perché vedo che stai crescendo. Fra qualche anno sarai un vero signorino, e ancora dopo ti sposerai. Ma sarà fra tanti anni, forse sei o sette, anche otto, di certo non fra più di dieci anni. Ma, prima di allora, sarai ancora per un po’ il mio bimbo, o almeno, il bimbo di cui mi sono presa cura per così tanti anni. Oh, il tempo sa essere davvero crudele quando deve portarsi via la felicità e ogni bella memoria, e si rivela altrettanto impietoso quando ci porta a ripensare ai nostri cari defunti. Sai… no, forse è meglio non dirtelo. Perdonami, sei ancora troppo piccolo per poter ascoltare certe cose. Però ricordati sempre che la morte vien sempre ora con abiti rozzi e ora con i tessuti sempre più ricchi, e si nasconde sempre. C’è chi della sua apparente innocenza è morto con ancora il sorriso in bocca, e forse a tutti noi auguro questo. Dovrei essere più felice. Ma via, dai, prendi questo poco di latte, l’avevo riscaldato poco prima che ti svegliassi, penso sia ancora tiepido” e mi passò una tazza scheggiata e crepata in fondo, al cui interno c’era realmente la bevanda calda. La bevvi a piccoli sorsi, la sentii scendermi dentro la gola, e senza alcun desiderio se non assopirmi nuovamente, perché nella piccola dolcezza in cui mi cullavo sentivo ogni mia piccola parte perdersi nel sonno; la temperatura era tale che percepivo come un richiamo naturale a sdraiarmi per terra, sulla terra, e chiudere gli occhi, come tutti quegli altri, che erano lì, con me, e dimenticare tutto per risvegliarmi alla mattina, col canto del gallo. Quindi appoggiai la coppola sul tavolo, e mi lasciai cadere sul fango secco e i fili di paglia sparsi casualmente sul terreno, e vidi Donna che si metteva a spegnere tutte le luci, così allontanando anche gli insetti ignari. Mi addormentai.
Non so per quale ragione io poi si sia svegliato, ma lo feci, quando fuori dalla finestra la luce erano lievemente rischiarata dal principio dell’alba. Aprii gli occhi stanchi e mi resi conto di aver mal di testa, con la vaga sensazione di essermi svegliato da uno dei viaggi fra le montagne del romanzo Viaggio sentimentale. Mi guardai attorno, sorprendendomi che alcune luci fossero accese. Notai non ci fosse nessuno, lì dentro, tranne a me, e mi chiesi dove fossero, perché fuori non s sentivano rumori dai campi, né parole di preghiera. Non udivo nemmeno il rumore della zangola o il suono dell’acqua che sbatteva contro il secchio. Nessun indizio su dove fossero andati. Volevo alzarmi, e andare fuori, alla loro ricerca, perché non mi andava di rimanermene da solo. Eppure, sentivo una brezza rientrare nella casa da fuori, e questo mi convinse a rimanermene dove stavo. Inoltre, avevo molta fame, cos’ tanta che non sapevo più ragionare lucidamente. Mi sentivo completamente privo di alcuna capacità di programmare o evincere qualsiasi idea.
Avevo i piedi raggelati, e quindi li coprii con un po’ di paglia, ma facendo così sentivo che il freddo mi solleticava i fianchi, e se provavo a spostare un po’ di paglia da qualche altra parte per coprire le parti in cui avevo freddo, ecco che nel punto da cui l’avevo tolta cominciavo a sentirmi raffreddato, Insomma, potevo dire che per quanto tirassi la coperta non riuscivo a soddisfarmi. Non sapevo cosa fare. Guardai la stanza, cercando div edere se ci fossero dei panni con cui coprirsi, ma non vidi nulla. Avevo freddo. Non potevo fare altro, se non provare ad uscire e cercare aiuto. Scattai in piedi, ma sentii il tormento alla pancia. Non riuscivo a credere che potessi avere i crampi allo stomaco in così poco tempo, ma le fitte nel fondo dello stomaco erano così profonda e continue dal convincermi che quelli erano crampi.
Fuori dalla capanna si potevano vedere le lontane forme delle casupole dei locali, ma nessuno era ancora sveglio, e c’era silenzio e c’era freddo. Mi mossi un po’ in una direzione e un po’ in un’altra, nella speranza di trovare qualche indizio o speranza, invano. Era tutto quiete, e il cielo, rischiarato dall’alba che nasceva lentamente, era tutto azzurro, mentre in direzione opposta la Luna cominciava a scendere molto gradatamente, come se non avesse paura di essere incalzata dal sole. Mi chiesi se anche lei stesse cercando qualcuno o qualcosa.
Sentii un fruscio, del flebile fruscio, e mi girai verso l’albero da cui proveniva. C’era una persona, su quel ramo dinoccolato, e aveva le braccia intrecciate davanti al petto, la testa che guardava nella mia direzione, un piede che si dondolava dolcemente. Non riuscivo a vederne il volto, e nemmeno a sentire cosa andava dicendo sotto voce.
Mi avvicinai e provai a chiamarlo, parve svegliarsi dalla sua meditazione.
“Buona sera, lì. Come si sta?” chiese con voce da ragazzo. Non era abbastanza vecchio per superare i vent’anni.
“Buona sera. Non si sta proprio bene, fa freddo. Voi non sentite il freddo?”
“Freddo? Ah sì, beh, qui fra le fronde si sta meglio. Sarà perché le foglie riparano dalla brezza, o perché qui non arriva.
Vieni su, se hai bisogno di riscaldarti. C’è un ramo qui, alla mia altezza, dietro di me, dall’altra parte del tronco” e c’era davvero. Aveva una voce acuta, notai. Feci comunque quello che mi aveva suggerito e mi misi ad arrampicarmi su per il tronco, appigliandomi ai punti dove la corteccia era irregolare.
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Viaggio: la locanda
- Episodio 2: Interludio
- Episodio 3: Interludio: cime scozzesi
- Episodio 4: Viaggio: fiamme familiari
- Episodio 5: Interludio: arte notturna
- Episodio 6: Interludio: finale
Mi è piaciuta l’atmosfera. a metà fra la narrativa classica e una sorta di viaggio onirico con sfumature filosofiche.
Qualche sbavatura qua e là, ma nulla di importante. Bravo.
Ben scritto, devo recuperare gli episodi precedenti!
Grazie mille 🙂