Villa Passanelli

Serie: La casa dei nostri sogni


Chi sei tu, che osi rifiutare il sangue del sacrificio?

Firmammo il rogito il 13 di settembre.

Per l’occasione, Maddalena, mia moglie, aveva insistito per farmi indossare una cravatta. Quell’affare stringeva come un dannato cappio di seta. Mi sentivo come probabilmente era giusto che mi sentissi: affannato, in cerca d’aria, con la sensazione di andare al patibolo.

Mio Dio, la prima casa di proprietà!

Ma le condizioni erano così vantaggiose da non poterle perdere, a meno di voler ammettere di non avere nessuna intenzione di comprare una casa.

“E noi lo vogliamo, giusto? Cosa dovremmo aspettare? Un’occasione migliore di questa?”

In effetti, si era trattato di una straordinaria botta di culo, dato che avremmo estinto il mutuo in soli cinque anni, e le rate… Beh, si trattava di una faccenda ridicola.

Ostinarsi a pagare un affitto altrove avendo saputo di un’occasione simile era semplicemente assurdo.

Anche se io mi crogiolavo con l’idea di un piccolo camper, una minicasa su ruote, dai costi talmente esigui da permetterci di girare tutto il paese senza bisogno di un lavoro fisso. Avremmo passato lunghissime giornate a guardare crescere e calare il sole, e io avrei creato – ancora non sapevo cosa, ma avrei creato, mentre Maddalena… beh, insomma, avete capito.

Era soltanto un sogno, l’ultimo colpo di coda della mia adolescenza. Presto sarebbe svanito, lasciandomi in eredità un filo di pancia e qualche capello in meno.

Ma lei aveva un’espressione sulla faccia, la stessa che dovrebbero avere tutte la torte nelle vetrine delle pasticcerie.

L’espressione di chi sogna soltanto di essere mangiato.

Non avrei mai potuto rifilarle una delusione simile.

Se era una casa che voleva, l’avrebbe avuta.

“Com’è possibile?” avevo chiesto all’agente, impressionato dalle condizioni dell’offerta.

Espressione genericamente gioviale sotto baffetti ben curati. Avevo voglia di strangolarlo.

Quei baffi erano davvero incredibili. Maddalena la pensava sicuramente come me. Con la coda dell’occhio, riuscivo a vederla distrarsi con l’orlo del giacchetto per non scoppiare a ridergli in faccia.

Ma quello non era il momento di abbandonarsi al ridicolo.

Dovevo comportarmi da maschio alfa: proteggere la mia impressionabile compagna, e il nostro nuovo, improbabile territorio… Una gran fatica. Mi chiedevo sempre perché non potesse farlo lei. A Maddalena piaceva molto essere forte, dirigere le cose e le persone dove voleva che andassero. Ma ci sono cose che non puoi chiedere alla tua ‘da poco’ moglie. No, toccava a me.

Con un colpo di tosse avevo sperato di comunicare un’impressione di virilità a stento trattenuta.

Non credo di averlo minimamente impressionato.

“Si tratta di un lascito” aveva risposto, stringendosi nelle spalle. “Una faccenda noiosa fino all’indicibile, di antiche famiglie e clausole maniacalmente imprescindibili…”

“Affascinante” aveva commentato mia moglie. Il suo tono di voce diceva chiaramente che era tutt’altro che affascinata.

“Vero?” L’agente non parve aver afferrato il senso. “Posso farvi un riassunto; e naturalmente avete diritto a leggere tutto di prima mano… Ma a dirla tutta è una vera rottura, sa? Anche se vantaggiosa al massimo, si capisce!”

Pareva essere quello, l’unico discrimine. Ma io continuavo a sentirmi a disagio. Le cose troppo semplici mi hanno sempre provocato sensazioni contrastanti.

Da un lato sogno di saltare sul carro del vincitore, come chiunque altro; dall’altro, non posso fare a meno di chiedermi chi sia il perdente che sto schiacciando, sotto le mie implacabili ruote.

Mica per altro, ma di solito sono io, il perdente. So tutto di ossa maciullate da ruote e ingranaggi spietati.

“Voto per il riassunto” aveva concluso Maddalena, sporgendosi sui fogli per firmare.

Aveva anche un nome tutto suo, la bestiaccia.

Villa Passanelli. Anche se era meglio nota nella zona come La Rossa.

“Non ti suona male?”

“In che senso?”

“Casa Rossa, sì, ci starebbe. Magari qualche omicidio, in tanto tempo di onorato servizio… Quanti anni ha, la bestia?”

“Piantala di chiamarla così! Il tizio ha detto centoquarantasette…”

“Alla faccia della precisione! Le dobbiamo contare le candeline sulla torta?”

Maddalena rise.

Non sono di quelli che sanno dire cosa li fa impazzire in una donna. Potrebbe essere qualunque cosa, a dirla tutta; ma io direi le tette. Eh, sì. Sono le tette, sicuro.

Però, ogni volta che Maddalena ride… Non so, mi vengono gli occhi lucidi, e una gran voglia di stringerla fortissimo. Di solito, è a quel punto che mi ricordo delle tette.

(Ho detto creativo, gente; mica per forza poeta!)

“La Rossa ti fa poco assassina, amore mio?”

La minacciai scherzosamente con l’indice. “Non chiamarmi amore, che dopo vuoi sempre qualcosa!”

A lei piace guidare, mentre io lo detesto. Mi piace starmene abbandonato nel sedile del passeggero, a guardare il paesaggio che mi scorre accanto, a sognare…

Guida quasi sempre lei. Anche quel giorno, aveva gli occhi agganciati alla strada, e per questo non si voltò a guardarmi.

Le sue dita mi sfiorarono la gamba, invece. Oh, molto meglio.

“Voglio sempre la stessa cosa, in realtà…”

Piegai il collo all’indietro e simulai un ululato, facendola ridere di nuovo.

La mia bellissima, bellissima moglie.

“Villa Passanelli? La Rossa, dice? Arrivi in fondo a questa strada, poi a sinistra, nella sterrata… Un chilometro o due fuori dal paese. Ce l’ha sulla sua destra.”

“Grazie mille. Sa, l’abbiamo appena comprata…”

Chissà per quale motivo mi venne in mente di aggiungerlo. Manco fossi il nuovo feudatario locale, o magari il protagonista di un horror italiano Anni Settanta. (Scusi, dove abita il dottor Freudstein?)

Non so cosa mi aspettassi. Occhiate sorprese e angosciate? Un’ondata di bisbigli ai tavoli del baretto?

Magari che si alzasse lo zingaro di turno, completo di baffoni ridicoli e pantaloni al ginocchio, a implorarmi di lasciare in pace i morti? (Lo zingaro?! Maddài!)

Rimasi comunque molto deluso dal vago cenno di assenso del barista; e via, avanti il prossimo! Afferrai dal banco le sigarette per Maddalena, che mi aspettava in macchina.

Uscendo, sentivo che, tra le mie poco classiche gambe, strisciava tuttavia bassa una proverbiale, classicissima coda.

“Non hanno reagito secondo il tuo sogno?”

“Neppure un po’.”

“Povero caro.”

“Mi ricorderò di ognuno di loro, il giorno di Ognissanti.”

“Uuuuhhhhh…”

E d’improvviso, eccola. In fondo alla strada, appena fuori dal paese.

Villa Passanelli. La Rossa.

Casa nostra.

“Cazzo, Dario…”

Mi voltai a guardarla, sorpreso di sentirla dire parolacce.

“Ohi, ohi, dolce signora… Perso tutta l’eleganza?”

Ma lei non mi stava ascoltando. Scese dall’auto, lasciando addirittura la portiera aperta. Schiacciò il viso tra le sbarre del cancello, come una bambina affascinata da qualcosa che non può avere.

Ero così orgoglioso di me stesso, perché invece poteva; e il motivo per cui poteva, era che io avevo messo da parte i soldi per comprarla.

D’accordo, i soldi erano di tutti e due. Ma ci era costata così ridicolmente poco! Era bello pensare che fosse merito mio.

La mia casa, comprata per la mia famiglia.

Era l’inizio di qualcosa, no? Stavamo costruendo una cosa vera, giusto?

La casa di proprietà è il posto dove si mettono i matrimoni, come la cesta dei giocattoli è il posto dove si mettono i giocattoli…

La raggiunsi e l’abbracciai da dietro. Mi sentivo assolutamente tenero e ben disposto e protettivo; e molto, molto maschio dominante.

“Allora? Che cosa ne pensi?”

Non mi rispose subito. Ebbi tutto il tempo di sentire l’ansia crescermi dentro.

Il contratto prevedeva – incredibile a dirsi – che, se non ci fosse piaciuta, avremmo potuto recedere dall’impegno senza alcun danno per noi. Con una simile garanzia a tutela, non ci era sembrato importante fare prima un sopralluogo.

Non avevamo considerato a quale tipo di sofferenza ci saremmo esposti, nel caso in cui non ci fosse piaciuta. Eravamo due ragazzi alle prese con la loro prima casa, convinti che tutto sarebbe andato bene.

Però, mentre Maddalena esitava a rispondermi, mi cadde addosso la consapevolezza di cosa avrebbe significato per me deluderla.

Una sensazione speculare a quella precedente, talmente oscura che non riuscivo ad accettare niente del genere.

“Maddalena?”

Lei si voltò lentamente a guardarmi. Aveva l’espressione di un bambina la mattina di Natale.

“È perfetta per noi.”

Mi si sciolse un nodo nel petto. L’abbracciai come non l’avevo abbracciata neppure il giorno del matrimonio.

“Sì, sì” mi affrettai a farfugliarle tra i capelli. “Perfetta, amore, perfetta…”

Non è che stessi mentendo. Ero soltanto troppo sollevato per fare qualsiasi altra cosa che non fosse godermi il sollievo.

La casa, quasi non l’avevo guardata.

Non mi vergogno di dire che la prima settimana ci comportammo in maniera assolutamente irresponsabile.

Avremmo dovuto passare la casa al pettine, scovare i guai con cura maniacale, compilare liste su liste di cose che andavano risolte. Avremmo dovuto litigare con idraulici, carpentieri, e in qualunque modo si chiamino i riparatori di tegole, a causa delle nostre improrogabili urgenze. Avrei dovuto sgolarmi in frasi che cominciassero con “No, ascolti lei!”

Invece, passammo quasi tutto il tempo a letto. C’erano un certo numero di letti alla villa, e noi li provammo tutti, alcuni più volte.

Pochissimo pratico, ma molto biblico.

Mi sentivo quasi in colpa.

Serie: La casa dei nostri sogni


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bravissima Sara. Mi è piaciuto tanto leggere questo primo capitolo e buttarmi in una storia che non so dove mi porterà. Amorosa vita matrimoniale? Splatter? Giallo? Saga famigliare? Mi piace pregustarmi gli eventi e cullarmi nel dubbio. Te l’ho forse già detto che scrivi molto bene, tra l’altro? 🙂

    1. non so, non mi ricordo… ma mi piace sempre tanto sentirmelo dire, per cui… XD speriamo che ti piaccia la piega che prenderà la storia. sto esplorando alcune idee nuove, e cerco di capire se interessano a qualcun altro o sono solo fissazioni mie 🙂

  2. Mi sono sorpreso ad allungare la mano cercando di sentire cosa trasmettesse al tatto una delle pareti de La Rossa…
    Mi piace un sacco come fai interagire Dario e Maddalena, mi piacciono gli atteggiamenti ed il loro modo di pensare. Direi che mi hai conquistato! Sì, non ho alcun dubbio!

  3. Non ci sarebbe neanche bisogno di dirtelo ma io te lo dico lo stesso: sei incredibilmene brava.
    Tra l’altro, così capace di calarti nel lato maschile delle cose che ho passato tutto il racconto diviso tra il dubbio “Ma anche io faccio questa roba qua?” e la certezza “Sì, questa qua invece la faccio sempre pure io”.

    1. eh, grazie…. è la pratica. spero che il mio inguaribile lato ‘horror Anni Settanta’ non ti rovini l’identificazione primaria… comunque in questo racconto i maschi fanno indubitabilmente una figura grandiosa, per cui puoi leggerlo senza paura di essere accusato di qualcosa. senza scherzi: non è un buon momento per i maschi 😉