Virus

La zona più caratteristica della città è senza dubbio il quartiere che parte dalla piazza centrale e fugge verso il tramonto. Le sue strade lastricate do omrtèovsmp òimhp o gosmvjo fròòs vpòòoms…

Eugenio alza gli occhi dalla tastiera verso lo schermo.

«Ma che cazzo…» esclama pensando che sia il momento di una pausa.

«Hai detto qualcosa?» chiede Sofia dalla stanza accanto, anche quella adibita a studiolo; sta lavorando sugli ultimi dettagli delle fotografie che insieme al testo daranno vita al pezzo per il nuovo numero della rivista.

«Sì: che è ora di una pausa, oppure che questo relitto mi sta mollando… oppure entrambe le cose!»

«Oppure che dovresti evitare di ritrovarti sempre in queste condizioni!» sentenzia Sofia.

«Certo, mammina», sbuffa Eugenio imitando la sua voce. «Non procrastinare… finisci prima i compiti… non rimandare a domani ciò che… eccetera!» sbotta. «Basta! E’ il mio modo di essere… sono così da sempre: lavoro meglio quando sono sotto pressione e con pochissimo tempo a disposizione».

«Dài, cosa succede?» Sofia parla con un tono più dolce.

«Niente di importante. Fammi andare avanti. Tu, piuttosto, hai finito con la post-produzione delle fotografie?»

«Ho finito da giorni. Sto facendo un ultimo controllo».

Eugenio preme il tasto BackSpace per cancellare le ultime parole.

Le sue strade lastricate si inerpicano lungo i gosmvjo fròòs vpòòoms. Cudgfi zhoi…

«No!, merda! Ancora?» urla battendo un pugno sulla scrivania.

«Si può sapere qual è il problema?»

«Che ne so? Niente di quello che scrivo compare sullo schermo… Lettere a caso, incomprensibile! Non funziona più nulla! Cazzo!»

«Salva. Spegni. Riaccendi… Esiste metodo più risolutivo?» ride Sofia. «E soprattutto mantieni il controllo ancora per qualche ora: domani consegniamo tutto e fuggiamo da qui per un paio di settimane, ti va?»

«Mi va?» sospira Eugenio. «È l’unica prospettiva che mi dà la forza di continuare!»

Solleva le braccia per stirare i muscoli della schiena, un movimento che ha imparato durante le lezioni di Yoga.

Muove il puntatore del mouse sul menu per riavviare il computer:

– Elementi recenti

– Uscita forxsys

Dysnfbu

Tosbbos

Dorhbu

«Non è possibile!» si dispera. «E’ un virus! Ho il computer fuori uso!»

Spegne il sistema con il pulsante dietro lo schermo. Abbandona gli occhiali sulla scrivania e si copre gli occhi con i palmi delle mani, un altro movimento che ha imparato a Yoga e che ha scoperto che lo aiuta a rilassarsi e a ripristinare l’acutezza visiva dopo molto tempo trascorso davanti a uno schermo. Sofia lo raggiunge e improvvisa un massaggio alle spalle e al collo.

«Hai le copie del testo sul cloud? Usa il mio computer per finire. Il tuo lo controlleremo al rientro dalla nostra vacanza. Anzi: lo porteremo in assistenza domani e lo recupereremo al ritorno» propone Sofia con un tono di voce che spera renda più efficace il massaggio.

Eugenio rovescia la testa all’indietro le le dà un bacio.

«Yes! Cosa farei senza di te…»

Si sposta nella stanza accanto.

«Ci mancava un virus, cazzo» borbotta. «Hai voglia di riaccendere il mio computer e vedere come si comporta?»

Il computer di Sofia è attivo. Eugenio accede al suo account e recupera il file salvato per riprendere il lavoro.

Okè g7è 9èroè 7djl olpjèjl l gr pfrl grrhygè8è rè jlkkè. Fe 9efyè lèk 7fjl8fr6l7jl h7gof l 9èrof è79ul pl…

«Anche qui, ANCHE QUI! Sofia! Il virus ha infettato anche i miei backup… è un disastro!»

«Eugenio… calma, vieni qui», dice Sofia cercando di tranquillizzarlo. «Il tuo computer sembra funzionare, non vedo cose strane. Provo ad aprire il file su cui stai lavorando…»

Un attimo di silenzio.

«E… funziona, è a posto, riesco a leggerlo senza problemi».

Eugenio si precipita alla sua scrivania, cercando di riprendere il normale ritmo della respirazione.

«Fammi vedere…. sul tuo computer il testo è completamente illeggibile. Salvo subito questa versione su un disco esterno. Anzi: faccio la copia di tutto il cloud su un disco».

Sofia si sposta nella stanza accanto e ritorna al suo computer. Guarda lo schermo e resta impietrita.

«Eugenio! Euge… Qui c’è tutto, il testo è leggibile. Non vedo problemi. Sei sicuro che…” Cerca di finire la frase, ma viene interrotta dalle urla di Eugenio.

«Che diavolo stai dicendo! Anche qui è il caos! Devo rifare tutto da capo: come cazzo faccio entro domani?»

Sofia corre ancora da Eugenio e fissa lo schermo, impallidendo.

«Mi stai prendendo per il culo» gli dice. «E’ tutto a posto… Smettila!»

«Un cazzo è a posto! Guarda: mpm è s èpstr im nul mirnty!»

«Smettila! Mi stai spaventando! È durato abbastanza come scherzo… Smettila!»

«Tu yo ayer dpivimronfi? La dibi TODFORICVETI!» Eugenio si alza di scatto rovesciando la sedia e corre verso la finestra. Appoggia le mani sul davanzale lascia cadere la testa in avanti chiudendo gli occhi. L’aria è fresca subito dopo il tramonto ed Eugenio ispira ed espira a fondo prima di riaprire gli occhi.

«Eugenio?» Gli sussurra Sofia avvicinandosi a lui. «Usciamo a cena? Un aperitivo in piazza? Continuerai il lavoro dopo», lo rassicura. «Ce la farai entro domani».

Eugenio sente la voce che conosce bene in tutte le sue sfumature dettate dall’umore del momento. Quello che non riesce a capire è il significato di ciò che sta ascoltando. Si volta di scatto verso Sofia e la guarda: è bellissima illuminata dalla luce blu del crepuscolo. Nota la preoccupazione sul suo viso. Gli sta ripetendo la stessa parola da un po’.

«Rihrmop… Rihrmop?»

Alza gli occhi confuso e osserva la stanza. Non è cambiato nulla, è sempre solo la stessa stanza che hanno adibito a piccolo studio per il loro lavoro. Sopra la scrivania c’è il solito poster con Giannini e la Melato sullo sfondo del mare azzurro. Strano, pensa, il titolo mi sembrava molto lungo, ma diverso… “Ytsbolyi fs um omfpòoyp grdyono…”

Un groppo gli chiude la gola; deve deglutire più volte per riuscire a respirare.

«RIHRMOP!» Adesso Sofia sta urlando.

Le appoggia un dito sulle labbra per calmarla e l’abbraccia.

«Vsòns. Bw yuryo nemr…»

«Rihrmop…»

Mentre la luce svanisce le lacrime gli bagnano il viso.

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Discussioni

  1. bellissimo! hai trasmesso benissimo la sensazione di straniamento e incomunicabilità…surreale, ma terribilmente vicina alla realtà. Mi è successo un sacco di volte di non capire cosa gli altri mi stessero dicendo, esattamente come accade al protagonista, e i virus c’entravano poco. La mente umana quando ci si mette fa brutti scherzi. davvero bravo.

    1. Grazie per il tuo commento! Incomunicabilità… hai perfettamente ragione. Quante volte pensiamo di parlare con gli altri e invece stiamo parlando solo per noi. E altrettante volte facciamo finta di ascoltare, mentre semplicemente sentiamo dei suoni…
      Ancora grazie.

  2. Bello, Antonio, molto! Mi è davvero piaciuto perché riproduce perfettamente una tipica situazione di nevrosi quotidiana in cui tutti potremmo cadere. Mi hai messo una tale ansia, soprattutto nel finale. Ho immaginato lui, stranito, che si guarda attorno con occhi vuoti. Molto su cui riflettere e davvero ben scritto.

    1. Ciao Cristiana. Grazie. In qualche modo siamo tutti dentro alla nevrosi quotidiana. Qualcuno riesce a mettere in atto meccanismi di difesa che funzionano, ma sono solo difese. Ammetto di proporre un punto di vista un po’ pessimista, anche se io mi ritengo un inguaribile ottimista (un meccanismo di difesa?)
      Grazie ancora per aver apprezzato.

    1. Grazie Giancarlo. Immaginando una situazione simile, che può essere più vicina a noi di quanto pensiamo, un po’ di ansia l’avevo anche io mentre scrivevo! Credo però che il finale sia da interpretare più come ims vpòd s vsdp…
      A presto!

    1. Ciao Rachele. Sono un amante dei finali aperti… forse perché è difficile trovare una conclusione valida per le storie? Comunque ti fanno pensare ancora per un po’ dopo aver letto la parola fine.
      Grazie per il tuo commento e a presto!

  3. Davvero complimenti per questo racconto. Originale, ben studiato: inizialmente il lettore pensa davvero ad un virus nel pc, mentre poi pian piano, leggendo… Trovo che tu sia anche stato bravo a trasmettere il senso di disperazione ed afflizione del protagonista pur senza usare i dialoghi. Anzi, hai sfruttato a vantaggio della narrazione l’assenza di un dialogo.

    1. Ciao Sergio. Un racconto che avevo scritto molto tempo fa e che ho ripreso e riscritto in questi giorni. La prima versione era basata sui pensieri del protagonista. Poi ho aggiunto un personaggio e li ho fatti interagire, però, come dici tu, senza un vero dialogo, più che altro con pensieri espressi ad alta voce.
      Ti ringrazio per aver apprezzato!