
VISIONI, Parte I
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
STAGIONE 1
I NOTTE
Mi ritrovai nella stessa zona del giorno precedente, appena sotto la cima della collinetta. Mi guardai intorno. Il posto era uguale, ma allo stesso tempo profondamente diverso. Il tratto di fitta boscaglia non c’era più, al suo posto vi era un sentiero che scendeva più a valle. Lo percorsi. Cento metri più in basso giunsi in una piccola radura. Il terreno era visibilmente ben frammentato in terrazzamenti, delimitati da filari di vigna. Le fasce alternavano appezzamenti coltivati ad ortaggi a tratti intervallati da alberi da frutta come albicocchi, peschi, pruni, peri e qualche fico. La stagione doveva essere estiva, dato che vedevo le melanzane, le zucchine e i pomodori già pronti per essere raccolti. Qualche fascia più in alto, vidi una casupola. Era un rustico di campagna, molto semplice e spartano, tirato su con blocchi di pietra a secco. Il tetto era in lastre di ardesia, la porta in legno massiccio sembrava sbarrata. Aleggiava un’atmosfera di completa e totale immobilità, quasi fosse una foto d’epoca stampata su di una cartolina. La mancanza di qualsiasi rumore conferiva alla scena dei contorni da film in bianco e nero. La casupola però non pareva essere disabitata, il comignolo stava rilasciando uno sbuffetto di fumo grigiognolo.
Mi incamminai per il sentiero che costeggiava i terrazzamenti. Mi accorsi che mi era impossibile sentire qualsiasi rumore, perfino quello dei miei passi. Mi sembrava di essere rinchiuso in una enorme bolla. Arrivai di fronte alla porta d’ingresso. Di fianco all’uscio vi era una panca in legno con sopra alcuni giocattoli: delle biglie e una bambola di pezza logora e dai colori smorti.
Appoggiai la mano sulla maniglia della porta e la aprii senza bussare, spalancandola quasi completamente. Un piccolo andito introduceva ad un piccolo ambiente scarsamente illuminato, nel quale a malapena si vedeva un tavolo con un paio di panche sempre in legno. Poi, più all’interno sulla sinistra, doveva esserci la zona adibita alla cucina. Feci un paio di passi verso quella direzione per vedere se c’era qualcuno, ma un alone nero si espanse rapido da quell’angolo e mi avvolse fino a farmi trasalire per gli spasmi di terrore.
Mi svegliai tutto sudato, con un retrogusto amaro in bocca.
II NOTTE
Il sipario si aprì, mi ritrovai in una scena dall’ambientazione simile a quella della sera precedente. Davanti a me, vidi una fontana costituita molto semplicemente da due tronchi di legno; uno più grande, l’altro di dimensioni più ridotte, incastrati uno dentro l’altro a formare un angolo retto. Il legno posto verticalmente era inciso in maniera rozza, nella rappresentazione di uno gnomo la cui espressione aveva tratti a dir poco mostruosi. Dalla sua bocca fuoriusciva il tubo di ferro dal quale sgorgava l’acqua, che andava a riempire il tronco incavato poggiato al suolo. Leggermente più in basso, un abbeveratoio per le bestie, che non erano lì in quel momento. Rimanevano solo le loro orme sul terreno impantanato, uno scuro impasto rimescolato e rimestato più volte.
Non so quanto tempo trascorse, ma fu in quel momento che ti vidi. Spuntasti dal nulla, ma la tua tenera figura mi si fissò subito nella mente. Indossavi una lunga vestaglia bianca con una sopravveste grigiastra. I lunghi capelli erano divisi in due lunghe trecce che ricadevano sulle spalle. Potevi a malapena avere superato i diciotto anni, non di più. All’inizio quasi non feci caso a quel tuo abbigliamento alquanto desueto per una ragazzina di quell’età. Non mi vennero dubbi sul periodo temporale in cui mi ritrovavo. Probabilmente, pensai che trovandoti in campagna quella doveva essere la tua tenuta da lavoro.
Mi avvicinai, sempre senza produrre nessun suono che le mie orecchie potessero percepire. Ma tu non mi vedesti. Con lo sguardo basso andasti a prendere un secchio e lo riempisti alla fontana, poi procedesti verso la discesa, dirigendoti verso la collinetta di fronte. Faceva caldo, ma non troppo. Ogni dieci metri circa ti fermavi e, con la manica della veste, ti asciugavi la fronte imperlata di sudore. Pensai di gridare per richiamare la tua attenzione, ma data la totale mancanza dei suoni, rinunciai ed iniziai correre per cercare di raggiungerti. Ma tanti passi facevo io, tanti ne facevi tu. La distanza che c’era tra noi rimaneva fissa, non c’era modo di colmarla, come se una teca di vetro ci separasse. Non demorsi e continuai a seguirti. Mi riportasti dove ero già stato: la casupola di pietra. Riuscii a raggiungerti, ma continuavo a vederti come se ti stessi osservando da uno schermo. Ebbi il tempo di vedere uscire dalla porta d’ingresso una signora di mezz’età vestita in maniera simile a te, ma con l’aggiunta di un fazzoletto di stoffa che le avvolgeva la testa. Un cenno col capo e subito un dolce sorriso si dipinse sul suo volto, pronta ad aiutarti con il pesante secchio. Tu chiudesti la porta alle tue spalle e io nonostante giunsi di fronte all’uscio, non appena allungai la mano verso la maniglia, l’immagine davanti ai miei occhi si frammentò.
Ansimai e ritornai nel mondo reale. L’interruzione di quel sogno era stata alquanto brusca, quanto lo può essere una doccia fredda. Ma la notte seguente, sarebbe continuato.
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
La storia, piu` onirica che reale, continua a incuriosirmi. Mi chiedo che fine abbia fatto l’ amico del primo episodio; forse nei prossimi episodi sara` di nuovo presente?. Okay, aspettero`, leggero` e ti diro`.
Un cambio di sceneggiatura radicale rispetto al primo episodio.
Personalmente, avrei preferito introdurre questi due sogni in maniera più armoniosa all’interno del racconto, inserendoli in una narrazione più ampia, come fosse una sorta di diario. In questo modo, avresti evitato di usare le diciture “I NOTTE” e “II NOTTE”, ma avresti fluidificato entrambi i sogni in un’unica narrazione. Inoltre, l’uso del corsivo, di solito, è consigliato solo per cose molto specifiche, come riflessioni del personaggio o enfasi su una particolare parola o espressione. Usarlo su un intero paragrafo non è consigliabile, perché tende a mettere fuori strada il lettore.
Comunque, a parte queste considerazioni stilistiche, ciò che manca in questo episodio, secondo me, è un legame, esplicito o implicito, con gli eventi del primo episodio. Ecco, dunque, che fluidificare i due sogni in un’unica narrazione sarebbe stato utile quantomeno per creare un nesso, anche minimo, con ciò che è stato scritto precedentemente.
Grazie mille Giuseppe, questo tuo commento è molto prezioso, in effetti pensavo fosse un po’ un azzardo cambiare così quasi all’improvviso, il racconto l’ho scritto tutto per intero, a dividerlo per episodi si nota troppo lo stacco, ci lavorerò sopra 🙂