
VISIONI, parte II
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
STAGIONE 1
III NOTTE
Il sogno si ricollegò al precedente, come la transizione di scene in una pellicola. Cambio di scenografia, entrarono personaggi nuovi. Ciò che mi si presentò davanti agli occhi fu una rappresentazione molto conviviale della quotidianità della vita di campagna, col sentore dei tempi antichi.
Davanti a me vidi gente seduta a tavola, circondata da candele la cui luce riusciva ad illuminare le fattezze in maniera parziale. Non riuscivo a vedere chiaramente il volto di nessuno, se non il tuo. Eri seduta al centro e osservavi tutti dal basso, con occhi già un po’ stanchi, ma curiosi di essere ancora in mezzo ai grandi a sentire i loro discorsi. Probabilmente non capivi granché, ma ti piaceva far credere a tutti che ormai anche tu eri un’adulta a tutti gli effetti. Il cibo sulla tavola pareva scarseggiare: qualche tozzo di pane, che veniva razionato saggiamente e passato di mano in mano perché tutti ne avessero una porzione; cipolle tagliate a listarelle, qualche oliva in salamoia. Una bottiglia di vino dava un tocco di colore in più e tingeva le labbra e i denti di un rosso vermiglio. Ad un tratto l’armonia della scena fu interrotta dall’irrompere di un nuovo personaggio. All’uscio si presentò un ragazzo. Non aveva più di vent’anni, era vestito con una camicia tutta logora infilata nelle braghe di tela e aveva una borsa in pelle a tracolla. Aveva i capelli arruffati sulla fronte, un po’ di barba incolta ed era ancora trafelato.
Poco dopo, il giovane era già seduto in mezzo a tutti i membri della famiglia, parlava con la bocca piena e gesticolava con i pezzi di pane in mano. Tu lo guardavi stregata. Non gli scollavi gli occhi di dosso, nemmeno per un istante. La stanchezza di poco prima era stata sostituita da una fremente eccitazione. Lo si poteva leggere dal suo sguardo. L’atmosfera doveva essere concitata per tutti, tanto che si erano dimenticati di mandarti a dormire. Tu, forse, ti eri resa conto che s’era già fatto tardi, ma cercavi in tutti i modi di far finta di nulla, in modo tale che nessuno se ne accorgesse.
Tua madre ti fece un regalo ancora più grande, chiedendo di accompagnarla fino alla stalla, reggendo il lume per illuminare il percorso. Là, aiutasti a predisporre un giaciglio per permettere al giovane di trascorrere una notte sufficientemente comoda. Portato a termine il non arduo ma impegnativo compito, ti voltasti verso il ragazzo e gli rivolgesti un timido saluto con la mano. Ritornasti nella casupola per infine andare a dormire. Non riuscisti a prendere subito sonno, l’eccitazione causata da quella novità non ti fece chiudere occhio per un bel po’. La luce del lume era ancora accesa accanto a te e, prima che riuscisti ad addormentarti, lo stoppino ebbe tutto il tempo di consumarsi per poi lasciare spazio al nero della notte.
Quando mi svegliai sentii un leggero odore di olio esausto nelle narici.
IV NOTTE
Lo scenario si riaprì. Davanti alla casa vidi un nugolo di persone, come vespe attorno all’alveare, come mosche attorno al letame. Erano tutti vestiti uguali, la stessa uniforme grigio-verde sporca. Mi davano tutti le spalle. Alla vista dei loro elmetti mi prese un colpo: erano soldati. Soldati tedeschi? I miei dubbi svanirono. Quella vita rurale era troppo estremamente inverosimile per far parte dei tempi odierni. I soldati in totale dovevano essere più di una decina, contando anche quelli fuori nello spiazzo e alcuni dentro l’abitazione. Altri ancora stavano perlustrando la stalla e l’orto nella zona circostante. Di fronte all’ingresso, vi era il comandante della piccola truppa. Rigido in una posa solenne, con lo sguardo monitorava la situazione e, allo stesso tempo, con gesti rapidi, impartiva ordini. Io purtroppo non riuscivo a sentire nulla, solamente un suono ovattato che avvolgeva tutto quanto.
Cercavano qualcosa. Tutti ad un tratto, un terzetto di soldati spuntò dallo spiazzo dal retro della stalla. In mezzo a loro, il ragazzo con la camicia logora. Uno dei soldati lo spingeva punzonandolo con il mitra nella costola. Giunsero davanti al comandante. Un calcio nei polpacci fece cadere in ginocchio il giovane. Il tedesco lo indicò minacciosamente col dito ed inizio ad urlargli contro, almeno così mi sembrava. Il giovane non si mosse neanche di un millimetro. Lo prese a schiaffi, a calci nel fondoschiena e lo buttò a riprese per terra, ma lui continuò imperterrito a non parlare.
Nel frattempo, vidi altre persone uscire da dentro la casa, sempre scortati dai soldati. Erano i tuoi genitori. Ma tu, non c’eri. Dov’eri? Sperai fossi riuscita a scappare. Sempre dalla parte della stalla, arrivò un altro soldato. Si fermò davanti al comandante e sollevò il braccio da cui penzolava un borsellino di pelle, che sventolò davanti agli occhi del suo superiore, il quale sorrise maliziosamente. Quest’ultimo prese il borsello, lo aprì e tirò fuori dei fogli che non riuscii a vedere bene. Mi sembravano solamente dei pezzi di carta straccia, ma dovevano essere importanti, data l’espressione che il comandante assunse in viso. Con i fogli ancora in pugno, sfoderò la sua pistola dalla fondina e mirò alla fronte del ragazzo. Sparò un colpo.
Mi risvegliai di soprassalto, ancora col fiatone. La tensione mi aveva irrigidito i muscoli e il bruciore dei crampi mi attanagliava i polpacci come la stretta di un laccio emostatico.
V NOTTE
Il sangue schizzò dalla testa, tingendo il terreno di rosso. Il corpo esanime del ragazzo si accasciò al suolo, ormai totalmente abbandonato alle braccia della morte. Il comandante fece posizionare i tuoi genitori davanti al muro della casa. Impartì un ordine con la mano e li fece fucilare.
Tutto questo davanti ai tuoi occhi. Perché tu vedesti tutto, da poco più in alto sul retro della casa. Una scena che ti fece rabbrividire, che ti paralizzò dal dolore. Le gambe ti cedettero e cadesti all’indietro, provocando un rumore di frasche che attirò l’attenzione di un soldato. Il giovane aveva appena iniziato a battere la zona dietro l’abitazione in cerca di altri eventuali superstiti. Quando sentì lo sfrigolio di foglie secche volse subito lo sguardo e, nonostante tu fossi parzialmente nascosta da una catasta di tronchi tagliati, riuscì a cogliere il bianco sporco della tua veste. Un bagliore fulmineo in un mare di legno scuro. Felice di aver scorto la terra ferma, il soldato si diresse a passo lento verso ciò che ormai, considerava il suo bottino di guerra. Non aveva la totale certezza, per questo tolse la sicura e procedette guardingo. Quando giunse nei pressi del legname, allungò il collo e ti vide. Tu eri ancora scossa ed immobilizzata dalla scena cruenta che avevi visto. Quando il tuo sguardo incrociò il suo e vedesti le sue labbra curvarsi in un sorriso malizioso e allo stesso tempo maligno, fu come trovarsi in un incubo, ma perfettamente reale.
Cominciasti ad indietreggiare, strisciando per terra, poi ti rimettesti in piedi ed iniziasti a correre. Il tedesco cominciò a trotterellare, come se per lui fosse un gioco, o forse più come una sfida che era disposto ad accettare e dalla quale non voleva assolutamente uscirne a mani vuote. Mentre tu, presa dal terrore più totale, vagavi alla cieca in cerca di una via di fuga. Ma stavi procedendo in salita e giungesti alle sommità della collina sopra casa. Ti infilasti in una fenditura tra le rocce e l’imbocco di una grotta, sperando che lui non riuscisse a prenderti. Ma il giovane era ben più allenato e ti aveva raggiunto in fretta. Non era sua intenzione catturarti subito, voleva prima divertirsi, come fa il gatto con il topo. E tu, infilandoti in quella tana, reggesti il suo gioco. Perché lui ebbe il tempo di vederti entrare, ma aspettò per una buona manciata di minuti là fuori, dandoti l’illusione di esserti liberato di lui. Con un balzo felino si catapultò nella piccola rientranza e ti trovò schiacciata contro la parete rocciosa. La visione delle tue carni bianche miste alla paura e all’umidità muschiosa della grotta lo eccitarono follemente. Posò il fucile, si tolse la cinghia, si calò le braghe. Ti stracciò le vesti e afferrandoti il collo con la mano possente si approfittò di te. Come sempre, non potevo udire nessun rumore, ma per me fu devastante, lo strazio sul tuo volto era disturbante. Soprattutto perché io ero là, totalmente impotente, sbarrato fuori da quegli avvenimenti. Se solo avessi potuto intervenire!
Quando il giovane finì di compiere l’atto, si risistemò i pantaloni e se ne andò, decidendo di risparmiarti la vita. Ma il vuoto rimasto nel tuo sguardo mi fece pensare che avresti preferito il contrario. Poco dopo, non appena vedesti per terra la cintura che il soldato aveva sbadatamente dimenticato, la prendesti stringendola in pugno. Sapevi già che cosa avresti fatto.
La tua figura appesa che penzolava dalla parete della grotta fu il frame conclusivo di quella strana concatenazione di sogni, trasformatasi gradualmente in un incubo dal finale decisamente negativo.
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- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
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- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
ecco, volevo osservare che la narrazione dei sogni funziona bene, anzi, funzionerebbe ancora meglio se fosse a se stante e fuori dalla cornice narrativa onirica in cui l’hai inserita.
Grazie mille per l’osservazione Francesca
Sono curioso di capire come questi sogni si ricollegheranno alla storia principale. All’apparenza sembrano messi lì a caso, ma, ovviamente, non è così.
Sono ansioso di vedere cosa ci riserverai.
Spero di non deludere le aspettative 🙂
Dal piacevole calore, ben descritto, dell’ atmosfera iniziale, con la tavola imbandita, le candele accese e il vino consumato durante la cena in famiglia, si arriva alla situazione opposta nella scena disturbante e raggelante del finale. Il sognatore vorrebbe intervenire ma non puo`, e chi legge vorrebbe fosse solo la descrizione efficace di un incubo in una convincente finzione narrativa; pur sapendo che ogni giorno, in varie parti del mondo e soprattutto nei territori dove si combatte, le vittime innocenti di stupri e abusi di ogni genere, sono un numero incalcolabile.
Grazie mille, una bella riflessione. A pensare che certe cose accadono per davvero si prova una tristezza inimmaginabile…