Wendy

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Wenedy La Foe esce per una serata tra amici... ma qualcosa le impedirà di godersi a pieno il suo momento di spensieratezza...

Capitolo 3 


Wendy


1

Quella sera, con la pancia piena, Nick andò a rovistare nella rimessa sul retro della casa. Trovò una sedia pieghevole, che portò sul balcone dello studio. Si sedette e restò a guardare il cielo che iniziava ad accendere le prime stelle. Sotto di lui, il pendio della collina sfociava nelle acque silenziose. Non erano molti i rumori, quella sera, oltre al frinire delle cicale e, di tanto in tanto, il sussurro del vento che scendeva dalle montagne. E poi c’era il country di Merle Haggard, un suono che dal chiosco sulla spiaggia risaliva la collina.

Le ballate si trasformarono nel rock dei Creedance – musica da drogati aveva sentito dire Nick da alcuni anziani in città – e, con l’incalzare del ritmo, Nick si trovò ad annoiarsi.

Dopo qualche istante passato indugiando con il naso all’insù si alzò, prese il portafoglio dalla scrivania e scese le scale. Poi si recò in veranda, chiuse la porta a chiave e percorse il sentiero che portava alla spiaggia.

* * *

La musica arrivò alle orecchie di Wendy La Foe mentre usciva dalla vasca da bagno ricoperta di schiuma.

Prese l’asciugamano e si tamponò i capelli. Poi passò alle gambe, al seno, e quando arrivò al braccio destro dovette soffocare un gemito di dolore. Posò l’asciugamano e aprì l’antina del mobiletto sopra il lavandino. C’era un tubetto di pomata antidolorifica. Spremette il fondo per farne uscire una goccia che applicò sugli ematomi – cinque grosse dita scure. Digrignò i denti, sopportando il dolore che dalla superficie della sua pelle scendeva nella carne. L’ultima macchia, quella più grande e presumibilmente associabile al pollice di suo padre, era anche la più scura. Indugiò qualche istante, chiedendosi se non avrebbe fatto meglio a lasciar perdere. Alla fine decise di proseguire. Tolto il dente, tolto il dolore.

Quando il polpastrello impiastricciato di crema sfiorò l’ematoma, una fitta gli trapassò il braccio diffondendosi nel corpo come corrente elettrica. E come accade quando si tocca un filo scoperto, il suo avambraccio scattò, urtando contro il bicchiere di vetro con gli spazzolini da denti. Lo vide, nella sua mente, cadere dalla mensolina del mobiletto e frantumarsi in tanti pezzi contro la ceramica del lavandino. Credette di udire i passi irregolari sulle scale scricchiolanti, e il ticchettio della stampella… ma tutto questo non accadde. Wendy aveva afferrato il bicchiere, e ora se ne stava immobile trattenendo il respiro. Il dolore stava passando e il battito del suo cuore tornando a un livello accettabile. Eppure lei il bicchiere in frantumi lo aveva visto, e i passi sbilenchi li aveva sentiti. Sapeva che niente di tutto ciò era reale, ma il ricordo del giorno prima era talmente vivido…

“Si è solo aggrappato al braccio” sussurrò, e chiuse gli occhi. “Si è solo aggrappato.”

Trasse un respiro profondo, aprì gli occhi e si asciugò la lacrima con un lembo dell’asciugamano. Poi si diresse furtiva in camera per vestirsi. Cercò qualcosa di abbastanza fresco, ma con le maniche lunghe a sufficienza per coprire il braccio fin quasi al gomito. Si guardò allo specchio senza badare se si sentisse carina e uscì dalla stanza.

Scese le scale con le gambe divaricate, per pestare solo la parte esterna delle assi, quella che scricchiolava di meno. Giunse nel corridoio buio, e qui si fermò prima della soglia del in salotto. Da quella posizione intravedeva un angolo della poltrona su cui era sicura fosse seduto suo padre. Non lo sentiva respirare, né altri suoni provenivano dal soggiorno, ma sapeva che era lì. Con cautela, aprì il cassetto della credenza e ne estrasse un mazzo di chiavi. Richiuse il cassetto. Nessuno scricchiolio, le chiavi però tintinnarono.

Dal salotto giunse un rumore a metà tra un clangore metallico e lo schiocco di plastica contro il legno. Era lo stesso suono che da quindici anni sentiva giungere dal vialetto ogni volta che suo padre faceva rientro a casa.

“Wendy?”

Esitò. Poi disse: “Sì, papà?”

“Stai uscendo”. Non era una domanda.

Raccogliendo tutto il coraggio di cui era capace, e preparando in anticipo un sorriso di plastica (ma lo stesso troppo timido), fece un passo in avanti portandosi alla vista di suo padre, Daniel LaFoe, ora in piedi davanti alla poltrona, issato alla stampella.

“Hai bisogno? Potrei rimandare.”

“Solo un attimo. Ho bisogno di te in cucina” disse avviandosi verso di lei.

“Fermo, ti aiuto” disse Wendy, e lo prese sottobraccio, accompagnandolo fino alla cucina.

“Accendi la luce” le ordinò, poi indicò un punto in alto sulla cucina. “Là, sopra la cappa. Dovrebbe esserci una scatola di latta. Prendimela, per favore.”

“Sta attento” disse Wendy allontanandosi e affidando suo padre all’equilibrio tra la gamba buona e la stampella.

Prese una sedia da sotto il tavolo e la posizionò davanti ai fornelli, poi salì tenendosi allo schienale. Un alito di vento proveniente dalla finestra aperta le ricordò che il suo vestito indossava lasciava scoperta una porzione delle cosce sopra i ginocchi. Si sentì osservata, ed era una sensazione sgradevole, ma non imbarazzante. Quello che provava era più simile a un principio di orrore, una sensazione che mai aveva provato in presenza di suo padre, prima di quel momento. Come se il suo cervello la stesse mettendo in guardia su qualcosa mai accaduto ma comunque possibile. A pensarci meglio, l’unico sentimento che ricordava di aver provato nei confronti di Daniel era un grandissimo dispiacere. E allora perché quella sensazione? Per un istante ebbe a pensare che ci fosse una terza persona nella stanza.

Wendy trovò la scatola e la consegnò al padre. Lui l’appoggiò sul tavolo e la aprì. Wendy intravide un bagliore opaco quando Daniel infilò la mano nel contenitore, dal quale estrasse una revolver massiccia e dalla lunga canna. La ripose sul tavolo, e con la mano che non reggeva la stampella estrasse dalla scatola otto pallottole, che allineò una in fila all’altra.

Quindi si voltò guardando sua figlia, visibilmente spaventata. Sul volto del padre comparve un sorriso.

“Puoi andare” disse. “Ma ricorda di tornare prima delle dieci. Io pulirò questa” disse indicando la pistola. “In caso ce ne fosse bisogno.” 

Continua...

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