William Prescott ha un dubbio (prima parte)

Serie: La prima regola


“Se non hai capito le derivate e gli integrali lascia perdere le trasformate di Fourier.”

Possibile che i disconnessi più difficili debbano mandarli tutti a me? Pensò l’educatore William Prescott dopo aver parlato, e prima di ruotare la manopola con cui riassegnare il corso base al giovane che aveva davanti: un ragazzo sulla ventina, asiatico, da poco arrivato nel Riformatorio.

“Allora, Gan… come ti chiamavano?” continuò l’educatore.

“Gargantua.”

“Che nomi strani usano nell’Ecumene! Tempo fa ho esaminato una ragazza che, figurati, diceva di chiamarsi Durante. Bene, Gargantua, arriviamo al responso: non sei ancora pronto per il livello intermedio. Dovrai ripetere il corso iniziale. Mi sembra chiara la motivazione: ignoranza teorica matematica. Codice 113. Puoi andare.”

“Ma le conoscenze che mi chiedete vanno contro…” provò a intervenire il giovane, interrotto dall’educatore che terminò la frase: “…contro qualcosa che purtroppo non ha più alcuna importanza. Ora, se vuoi un po’ di attenzioni, io posso anche offrirtene, ma i supervisori non sono pazienti e coscienziosi come me. Quindi, fidati, impara bene le derivate e gli integrali e poi ne riparliamo. Che ne dici?”

Un’altra volta! È successo un’altra volta, pensò Gargantua prima di inspirare profondamente, pensare, espirare e andare avanti così per almeno due minuti. William Prescott lo guardava con un’espressione di meraviglia e imbarazzo. Nessuno dei due si accorse del leggero luccichio su un monitor laterale. L’educatore aspettò e disse: “Stai facendo quelle cose che piacciono tanto nell’Ecumene? Come le chiamate? Yoga?”

Una voce proruppe interrompendo il silenzio che era seguito alla domanda dell’uomo.

“Educatore A4C, il codice 113 non prevede un’anamnesi emotiva dell’oggetto, né una partecipazione entalpica con il soggetto.”

“Non mi permetterei mai! So bene…”

“E allora perché purtroppo? Ciò in cui credeva l’oggetto Gargantua non ha più alcuna importanza, senza nessun purtroppo. Perché purtroppo? Risponda educatore 4AC.”

“Ha ragione, è che avrei voluto utilizzare le procedure di analisi differenziale applicata al comportamento spontaneo dell’oggetto. Come può notare, avevo attivato le telecamere termiche e le sonde oculari per…”

“Educatore A4C, il suo compito è valutare la coerenza tra il responso di Omnia sull’oggetto e l’osservazione empirica dell’oggetto. Le ricordo che su cinque milioni di responsi che ogni anno Omnia offre agli educatori, in media solo lo 0,0003 per cento necessita di una revisione. Se si considera l’efficacia dei responsi dopo un anno, si può notare un tasso di successo del…”

Non era la prima volta che William Prescott venivano richiamato per aver dialogato con i disconnessi, un comportamento visto come l’anticamera del più grande crimine nelle metropoli: l’entalpia. E come ogni volta, si affidò a ciò che aveva vissuto da bambino per evitare la procedura numero 5. Attese che la voce finisse l’elenco delle statistiche sulla perfezione predittiva di Omnia, e rispose con calma: “Supervisore F6E, prendo atto della perdita di tempo e di risorse causata dal mio intervento. Attiverò da subito la procedura numero 12. Ritengo che tra quattro giorni il divario sarà colmato.”

Poi si rivolse rapido verso Gargantua: “Corso base. Si fidi: le trasformate di Fourier chiariscono molti punti oscuri” e girò la manopola verso sinistra. Il ragazzo sentì la scossa attraversargli il corpo, si alzò e si diresse verso una sentinella meccanica che lo riaccompagnò nella sua gabbia.

Ad attenderlo c’erano due compagni, gli unici rimasti dopo la scomparsa di Alice, la Sognatrice, e del Colonnello.

“E’ andata male, vero? Hai una faccia sconvolta” si affrettò a dire Ciro, soprannominato il Grande, ma non per l’altezza. Gargantua non rispose. Non lo faceva quasi mai.

“Secondo me è colpa dello specchio. Scommetto che c’era anche oggi”, aggiunse Francesca, la più giovane del gruppo.

Gargantua fece un cenno di assenso. Ciro continuò: “Ancora con questa storia? Gli specchi servono solo a impressionarci. Quanti ne abbiamo rotti nelle metropoli? L’hai visto anche tu che non c’è niente dietro.” Francesca lo guardò più volte, si avvicinò a Gargantua e lo abbracciò. “Ne abbiamo rotti troppi, e analizzati nessuno. Dietro niente, ma dentro? Ti ricordo che a causa della tua fretta abbiamo dovuto rinunciare all’unica possibilità che ci è capitata.”

Ciro fece un passo indietro: “Ancora con la storia del magazzino sulla Senna! Sì, te l’ho già detto: ho sbagliato. Ma ciò non dimostra che gli specchi possano influenzarci materialmente. D’altronde le telecamere e i sensori sono ovunque. E con essi Omnia può fare ciò che vuole. Che senso avrebbero gli specchi, se non per suggestionarci psichicamente? In passato usavano la maestosità delle cattedrali, la magnificenza delle opere d’arte. Poi la realtà è divenuta sempre più rarefatta, fino a ridursi a un simulacro. Da dopo lo Scisma gli specchi sono…”

Il solito rumore della carrucola che anticipava il pasto segnò la fine della conversazione. “Senti, aspettiamo l’avvento” aggiunse sottovoce Francesca. I tre giovani si guardarono negli occhi, per abbassarli poco dopo, serrando forte le labbra. I trenta minuti di buio, come li chiamavano i veterani del Riformatorio, erano finiti. E da qual momento sarebbe stato impossibile pensare liberamente, figuriamoci parlare.

Continua...

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Discussioni

  1. Un racconto complesso per chi come me ha la mente poco allenata a questo genere di letture. Ho cercato il significato del termine entalpia. Ho trovato definizioni e formule e non ho capito lo stesso. Comunque non mi arrendo: rileggo e poi vado avanti.

  2. Ho sentito forte il contrasto tra la tenerezza clandestina di Prescott e la gabbia mentale del sistema, e la chiusura sul “buio finito” mi ha lasciato addosso l’idea più inquietante: non è il carcere, è l’impossibilità di pensare.