William Prescott ha un dubbio (terza e ultima parte)

Serie: La prima regola


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Guardò il prezzo di lato, sollevò gli occhi e si vide riflesso sul bordo dell’oblò che funzionava da finestra. Ripensò a Gargantua, alle parole, alla supplica racchiusa nel suo sguardo. Un’idea cominciò a prendere forma.

Uscì dalla capsula, prese l’ascensore e tornò nel riformatorio. Non gli era mai capitato, in dieci anni di onorato servizio, di trasgredire una ritualità collaudata, confortevole, rassicurante. Difatti il supervisore dietro lo schermo rimase interdetto quando lo vide arrivare. Il monitor si accese di colpo: “Educatore 4AC, cosa fa lei qui a quest’ora?”

“Supervisore 7FF, avrei un lavoro da rivedere sul soggetto Gargantua che ho esaminato questo pomeriggio. Credo che mi sia sfuggito qualche dettaglio nell’anamnesi cognitiva. Vorrei scrivere alcune domande più specifiche.”

“Avrebbe potuto lavorare nella capsula, non è opportuno disallinearsi dai ritmi della comunità. Soprattutto la notte. Da quanto è qui, nel terzo livello?”

“Dieci anni, supervisore.”

“Le ricordo che la costituzione permette di muoversi liberamente dal terzo settore in poi solo per motivi validi, soprattutto la notte. Penso che dovrò fare rapporto sul suo comportamento. Non vedo valide ragioni che spieghino la sua presenza.”

Diamine, cos’ho fatto? Ma che diavolo m’è preso, pensò William.

“Mi lasci spiegare, supervisore. Forse sono stato troppo zelante. Però…”

“Però niente! Torni nel suo alloggio e veda di essere più collaborativo e allineato. Intanto perderà 50 crediti questo mese, e venti il prossimo.”

“Guardi, c’è un malinteso. Io vorrei aiutare quel ragazzo a capire come studiare meglio, ma per farlo devo valutarlo, e per valutare ho bisogno delle domande giuste. È il mio compito da educatore, sono stato formato con questo obiettivo, no? Capisco che l’orario è anomalo, ma l’intento è buono”, a questo puntò William Prescott inspirò profondamente, per dire ciò che non si sarebbe mai aspettato di dire, “d’altronde anche lei sarà stato aiutato da qualcuno. Mi sono solo lasciato trasportare dalla pietà.”

Capì l’effetto che avrebbe avuto la frase solo dopo averla pronunciata:una spontanea confessione di entalpia. Un po’ se ne pentì, ma lo stato di coscienza in cui era precipitato attutì il colpo emotivo. E ricordò qualcosa di molto importante.

“Educatore 4AC, lei sta trasgredendo al primo articolo della Costituzione metropolitana. Sa cosa le potrebbe accadere?” riprese la voce.

La Nuova Umanità sarà una Repubblica tecnologica basata sulla ragione. Compito primario sarà l’eradicazione della passione e dei sentimenti. Tutto sarà logica, si ripeté a mente William. “Chiedo scusa, supervisore7FF. Accetterò qualsiasi codice di rettifica”, e non riuscì a trattenersi per la seconda volta, “ma sia compassionevole.”

Il suono che seguì le parole gli fece capire che si era cacciato in un brutto guaio. E reagì d’istinto, come non aveva mai fatto. Afferrò un mazzo di chiavi e si avviò fuori dalla porta della stanza mentre la voce del supervisore urlava avvertimenti e minacce. Arrivato a metà del corridoio cilindrico, che lo avrebbe condotto alle gabbie, sentì le sirene dell’allarme e cominciò a correre più forte, mentre le luci divenivano intermittenti e i passi meccanici delle sentinelle risuonavano sulle pareti lisce e curve. Aprì la porta che dava verso l’esterno, e poi la gabbia del giovane con cui aveva parlato il pomeriggio. Gargantua e i due compagni si stavano alzando dal loro giaciglio di foglie e segatura, svegliati dal trambusto.

“Seguitemi, qui è diventato troppo pericoloso”, disse William. I tre ragazzi si guardarono. “Mi sa che il pericolo sei tu. Chi sei, e cosa vuoi?” ribatté Ciro. “Mi chiamo William Prescott e sono un educatore. Ho ricordato qualcosa di terribile. Poco fa, pochi minuti fa. Credetemi: non uscirete mai dai riformatori”, si affrettò a urlare mentre indicava l’uscita. Francesca seguì il movimento del braccio dell’educatore che si allargava e descriveva in aria un arco ellittico. Le braccia sono troppo lunghe, pensò la ragazza prima di dire: “L’avete mai visto un pazzo nel Riformatorio?”

Ci fu un attimo di silenzio nel frastuono degli altoparlanti. I passi pesanti delle sentinelle aumentavano di frequenza. Gargantua ripensò alle parole dell’uomo che aveva fatto irruzione nella sua vita appena sei ore prima. Non aveva molto tempo per decidere. “Mi ha parlato di attenzioni, so che se non ci fosse stato il supervisore mi avrebbe ascoltato. Seguiamolo”, disse il giovane asiatico dagli occhi verdi come gli smeraldi dell’oramai dimenticata India.

I quattro fuggiaschi riuscirono a uscire dall’edificio grazie alle credenziali registrate nel Certificato Digitale Metropolitano di William. Ma appena duecento metri fuori dall’Istituto un suono che l’educatore non aveva mai sentito gli fece capire che niente sarebbe più stato come prima. Mi hanno disattivato il certificato, e ora? Fece in tempo a pensare prima di accorgersi che Francesca lo stava chiamando dopo essersi infilata in una botola nascosta dietro l’immagine di una siepe. La seguì, e si ritrovò in un cunicolo rumoroso e scuro. “Sono i condotti di aerazione del Riformatorio. Se tu avessi vissuto dove sono nata io, sapresti che sono l’unica salvezza per sfuggire a Omnia nelle metropoli”, si affrettò a dire la ragazza. “Seguici.”

“Guardate che è notte, fino all’alba possiamo andare in giro senza il pericolo di essere monitorati”, furono le parole di William. I tre ragazzi sorrisero guardando l’educatore. “Credi davvero che Omnia spenga i sensori di monitoraggio individuale? Certo che voi connessi…”, stava per terminare Ciro, ma Francesca lo interruppe: “Ascolta, William. Se prima avevi poco tempo, ora ne hai di meno, quindi lascia stare ciò in cui credevi: se sanno chi sei, non sei più nessuno. Tra due minuti le sentinelle avranno trovato l’entrata di questo sfiato. Lasciamo perdere le ipotesi. Purtroppo abbiamo più o meno venti ore per uscire dal sistema di raffreddamento prima che l’ossigeno diventi insufficiente.”

Venti ore, pensò William Prescott mentre seguiva i tre ragazzi provando già un senso di oppressione nel respiro. In una notte senza stelle, neppure quelle artificiali.

Continua...

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