07:47

Serie: ESC


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Andrea si prepara per andare al lavoro, seguendo i suoi soliti rituali. Ma, appena fuori casa, riceve un messaggio da Manu, un vecchio collega che non sente da dieci anni.
L’improvviso ritorno del passato lo lascia spiazzato. Poi Andrea sale sul motorino e parte

«Cazzo. Fa freddo», disse da sotto il casco dopo essere uscito dal viale con il suo bolide a due ruote.

Un 150cc di pura potenza, con bauletto portaoggetti e carena resa guardabile dopo l’acquisto grazie all’utilizzo di scotch grigio che, oltre a tenere insieme due pezzi della carena sul lato posteriore, faceva anche da effetto custom, formando una fascia grigio cromo che, insieme al marrone lucido del resto della carena, rendeva il bolide meno cesso di quello che era.

«Eppure ieri era caldo», pensò.

Poi si voltò un attimo, dopo aver imboccato la strada principale, per controllare il rumore che aveva sentito il giorno prima venire dal motore.

Tutto a posto. C’era ancora.

Buttò giù la visiera e accelerò.

Uscì dal paese senza fare la solita tappa per riempire la borraccia d’acqua e senza fermarsi al bar. Lo superò suonando e salutando la barista che era fuori a fumare.

«Scusa, sono in ritardo per lo straordinario!» le urlò da sotto il casco.

Arrivò all’incrocio fuori dal paese. Guardò la lancetta della benzina.

Appena sopra la E.

Rallentò e guardò il benzinaio sulla destra, poi mise la freccia e svoltò a sinistra.

«Faccio tardi se mi fermo.»

Dopo cento metri, lo stridio delle gomme provocato dalla frenata improvvisa fece uscire dal casottino il benzinaio, che pochi secondi dopo si vide piazzare il motorino alla pompa numero uno.

Andrea si levò il casco e, mentre afferrava la pistola della pompa, guardò Lello, rimasto a fissarlo.

«Ci ho ripensato. Volevo arrivare prima per lo straordinario. Poi ci ho ripensato. Se finivo la benzina non sarei arrivato né prima né mai. Quindi…»

Lello scosse la testa e sorrise.

Andrea selezionò cinque euro, infilò la pistola nel serbatoio e gli allungò i soldi.

«Scusa, Lello. Sono in ritardo.»

«Quando vai in pensione, Lello?» gli chiese poco dopo, mentre si rimetteva il casco.

«Perché? Ti do fastidio?»

Andrea salì in sella.

«Un po’ sì. O forse voglio solo prepararmi alla tua scomparsa.»

Sorrise e partì, con le imprecazioni di Lello che lo accompagnavano in sottofondo.

«Oh, ma che cazzo fai?»

«Vuoi andare o no?»

«Vaffanculo!»

Le frasi gli arrivavano frammentate e dalla provenienza incerta, da dentro il casco, mentre percorreva il viale della zona industriale.

Si fermò per permettere all’auto davanti a lui di parcheggiare e subito partì un coro di clacson.

La macchina si mise di traverso, occupando l’intera corsia.

Andrea fece per suonare, poi si rese conto che quel gesto non avrebbe fatto altro che agitare la signora anziana al volante.

Si affacciò allo specchietto sinistro per controllare che il numero delle macchine tornasse con il boato dei clacson.

Confermato che la fila arrivava fino all’inizio del viale, diede un’accelerata.

La macchina della signora si spense.

«Ma che cazzo fai?»

«Chi ti ha dato la patente?»

«Ti devi muovere!»

Le imprecazioni si accavallavano alle suonate dei clacson e gli operai già parcheggiati si avvicinarono.

Uno faceva una diretta Instagram. Un altro era praticamente attaccato al vetro della macchina con il telefono.

«Cazzo, ma qualcuno faccia qualcosa, no? Cosa cazzo filmate?»

Si immaginò di dirlo.

E l’immagine continuò con Andrea in sella al suo motorino, con le ruote improvvisamente diventate giganti, che girava intorno all’auto della signora schiacciando tutti quelli che le stavano intorno.

Poi scosse il casco.

Guardò l’orologio.

Le 7:45.

Sulla destra, dietro l’auto, c’era un buco che portava sul marciapiede.

«La prossima volta non ve la caverete così facilmente.»

Accelerò appena e si infilò.

Una volta in fondo, scese dal marciapiede, trovò una fessura tra due auto e si accostò sulla strada.

Poi inquadrò il cancello aperto della ditta.

Girò la manopola del gas fino in fondo e raggiunse il retro dell’azienda.

Vide un posto libero sotto il portico dei motorini e ci si infilò a tradimento.

Scese e controllò l’ora sul Garmin.

07:46.

«E niente straordinario anche oggi.»

Posò il casco nel bauletto.

«Fanculo.»

La porta d’ingresso si aprì.

«Heee. Buongiorno, Andrea.»

«Ehi, Imhar. Buongiorno.»

«Tu incazzato, Andrea?»

«No, ma che…» rispose Andrea sorridendo.

Poi, avvicinandosi alla macchinetta per timbrare, continuò:

«Io sto bene. Ma tu hai fatto quello che dovevi fare?»

Imhar lo guardò.

«Non ricordo, Andrea. Cosa dovevo fare?»

Andrea timbrò.

7:47.

«Mmm. Niente straordinari davvero.»

«Cosa, Andrea?»

«Niente.»

Poi si avviò verso l’officina.

«Comunque, Imhar, bravo. Non ricordi perché non avevi niente da fare. Hai ancora una buona memoria.»

«Cosa vuoi dire? Che sono vecchio?»

Andrea sorrise.

«Forse. Ma effettivamente di primo pelo non sei.»

«Cosa?»

Il telefono vibrò nella tasca dei pantaloni.

«Aspetta un attimo, Imhar.»

Andrea lo prese, lo sbloccò e sullo schermo comparve ancora una volta il nome di Manu.

Aprì il messaggio.

«Non mi darai buca, vero?»

Continua...

Serie: ESC


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Ciao Cristiana, mi fa davvero piacere che Andrea stia prendendo forma ai tuoi occhi, con tutte le sue stranezze e contraddizioni. E mi fa ancora più piacere che tu abbia percepito qualcosa sotto quella scorza. Anche la nostalgia del finale volevo che arrivasse senza pesare troppo. Grazie davvero per questa lettura così attenta. 🙏

  2. Mi piace tantissimo come Andrea, tra ironia, imprecazioni, piccoli gesti quotidiani, prenda forma quasi a diventare una persona vera, in cui magari ci si può anche riconoscere.
    Mentre leggevo, sentivo però che sotto quella scorza c’è qualcosa di più profondo.
    Bello il messaggio finale, direi con il giusto tocco di nostalgia.