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Serie: Tossicomania

  • Episodio 1: 1
  • Episodio 2: 2
  • Episodio 3: 3
  • Episodio 4: 4

– Che ti è preso? – mi domandò Pietro quando mi vide entrare.

Non osai guardarlo in faccia perché sapevo che sfumatura aveva il suo sguardo: delusione. Riuscivo a sentire la sua delusione fari reale, concreta; la sentivo minacciosa verso la mia realtà frammentata. Sapevo che se avessi alzato lo sguardo verso di lui non avrei mai potuto reggere quel peso.

– Andrea –.

Sentire il mio nome pronunciato da lui mi fece desiderare di sparire e quando per errore alzai lo sguardo cominciai a tremare come una foglia; per un lungo minuto ci avvolse il silenzio, quell’attimo mi sembrò eterno. Nei suoi occhi vidi il riflesso di una fallita che aveva buttato tutta la sua vita nel cesso e tutto cominciò a farsi contorto: persi la lucidità che avevo tirato fino allo stremo e in preda ad una forte astinenza vomitai le parole più orribili che avessi mai potuto imparare.

Parole orribili dette a Pietro.

Sentivo il controllo del mio corpo allentarsi mentre diventavo sempre più vulnerabile: una vulnerabilità che stavo evitando da tantissimi mesi, forse troppi. Avevo rabbia, frustrazione, odio, solitudine. Ormai erano parte di me e non riuscivo più a mandare via quelle emozioni maledette che avevano preso a rimbombare ancora di più dopo le settimane passate in ospedale. In bilico fra la vita e la morte. La mia coscienza aveva deciso di abbandonarmi e la realtà cominciò a scomporsi in tante piccole realtà incerte e non reali. Non ricordo nulla di quel momento se non le guardie carcerarie portarmi via da quella stanza e Pietro seduto con la testa fra le mani.

Quell’immagine mi fece male, diavolo quanto mi fece male.

Tutta la confusione che c’era nella mia testa non bastò a coprire ciò che vidi: vedere ferito, a causa mia, la persona a cui tenevo più della mia stessa vita mi fece davvero male. Nonostante avessi cercato di allontanarlo lo avevo comunque trascinato nell’abisso con me.

Difficile dire con precisione quando cominciai nuovamente a fare uso di sostanze se non dopo l’addio di Miriam. Sapevo che era passato del tempo ma non riuscivo a mettere insieme i giorni, le settimane e i mesi. Avevo un’insieme di ricordi che non riuscivo a collegare e questo mi fece capire che ero andata ben oltre i miei limiti.

Con Miriam passai i tre anni più belli della mia vita, con lei riuscivo ad essere me stessa e serena allo stesso tempo; cosa che non credevo potesse accadere. Ma come ogni cosa bella anche questa finì; suo fratello, che non aveva mai accettato la nostra storia, me la porto via.

Non ci volle molto prima che tornai a fare uso di sostanze e ripercorrere quel mondo che già mi aveva portata alla rovina in passato; mandando a puttane tutte le fatiche che avevo fatto per arrivare a quel punto. Cominciai con le droghe leggere ma volevo sempre di più e quel sempre di più mi ha portata a ritrovare la cocaina. Giravo nell’ombra e l’unica cosa che mi interessava era trovare i soldi per la cocaina. Più volte mi sono ritrovata in guai grossi tra debiti e denunce per aggressioni ma sono sempre riuscita a cavarmela.

Sopravvivevo.

Persi anche i contatti con Pietro. Lo volevo fuori dalla mia vita: lui non meritava un’amica come me. Lui non meritava di prendersi cura di una fallita che continuava a gettare la sua vita come fosse della spazzatura marcia.

Ho cominciato a passare sempre più tempo chiusa in casa a riflettere sul mio passato e sui miei errori e l’unica cosa che mi teneva lontana da tutto e mi dava la forza di vivere era la cocaina: dopo tanti anni ci eravamo ritrovate. Forse mi stavo arrendendo e lasciavo che quelle sostanze mi divorassero da dentro o che qualcuno venisse a salvarmi. Il pavimento e il tavolino erano un casino tra bottiglie di birra e sostanze che non mi interessavo nemmeno di ripulire. Non potevo vedermi nemmeno io in quello stato e desiderai morire; vivevo nell’attesa di qualcosa in mezzo alla più totale sporcizia, mi facevo schifo da sola.

Volevo che accadesse qualcosa e quella sera qualcosa accadde.

Aumentai di molto la mia dose e andai in overdose; e se non fosse stato per quei sbirri che erano venuti ad arrestarmi la mia vita sarebbe finita lì, in tutto quello squallore.

Mi portarono in ospedale e io vedevo il mondo farsi spento e grigio. Non so per quanto rimasi in ospedale forse per settimane, o mesi, ma quegli attimi furono tremendamente dolorosi. Il rumore delle goccioline della flebo erano accompagnate da dolori ai muscoli, giramenti di testa, nausea, vomito ed un continuo senso di debolezza. Tutt’intorno a me le infermiere e i vari medici vivevano le loro vite seguendomi ma io non facevo caso a loro, non facevo caso a ciò che avevo attorno, non facevo caso più a nulla. Il mio solo oggetto d’interesse era il soffitto: mi svegliavo la mattina e trovavo il soffitto e mi addormentavo la sera guardando il soffitto. Avevo chiuso qualsiasi porta al mondo esterno senza rendermene conto ed erano pochi gli attimi di lucidità che mi mettevano in contatto con il mondo: ma anche in questi attimi lo ignoravo.

Avevo tutti i valori sballati, una grave anemia e la pressione bassa. Giorno dopo giorno vedevo sempre meno medici e infermiere fino a quando non mi ripresi e non mi fecero uscire per portarmi in carcere.

Arrivata in carcere la strizzacervelli mi chiese “Come ti senti?”. Cosa voleva che le rispondessi? Forse, che quella situazione mi stava bene? Fuori dal carcere avevo perso ogni cosa quindi come dovevo sentirmi? Avevo perso la mia ragazza, avevo perso la mia libertà, avevo perso il mio migliore amico, e stavo anche per perdere me stessa per sempre.

Alla fine c’ero riuscita a finire in carcere.

A ventitré anni quando avrei dovuto pensare al mio futuro mi ero ritrovata a non pensare alla solitudine, ad ignorare il silenzio, a contare i giorni, a non impazzire. Il carcere come sfondo era solo un dettaglio perché la mia vita era sempre stata questo ed essere in carcere non cambiava molto le cose.

Cos’altro poteva andarmi male? Nulla, ero in carcere.

Serie: Tossicomania
  • Episodio 1: 1
  • Episodio 2: 2
  • Episodio 3: 3
  • Episodio 4: 4
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    Commenti

    1. Michele Catinari

      Inizio di serie molto carino. Chissà se il passato travagliato della ragazza tornerà a tormentarla anche dentro le quattro mura della sua cella? Boh, lo scopriremo solamente leggendo gli altri episodi. Quando avrò tempo continuerò la lettura!

      1. Africa Erasmo Post author

        Grazie per il commento! Spero che apprezzerai il percorso di Andrea e andrai avanti nella lettura.

    2. Tiziano Pitisci

      Inizio Serie davvero interessante, sia per il tema trattato sia per lo stile coinvolgente. Questo primo episodio introduttivo apre grossi spazi alla trama, anche se si prospetta ambientata nel chiuso di un carcere. Attendo altri episodi!

      1. Africa Erasmo Post author

        Questa è una storia a cui tengo molto, l’ho migliorata nel corso degli anni e continuerò a farlo. Spero che Andrea con il suo passato, il suo presente e il suo futuro possa entrare nel cuore dei lettori.