14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 1
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 6 gennaio 26
- Episodio 2: 13 gennaio 26
- Episodio 3: 20 gennaio 26
- Episodio 4: 27 gennaio 26
- Episodio 5: 3 febbraio 26 – parte 1
- Episodio 6: 3 febbraio 26 – parte 2
- Episodio 7: 10 febbraio 26 – Hic sunt dracones
- Episodio 8: 17 febbraio 26 – Amore – parte 1
- Episodio 9: 17 febbraio 26 – Amore – parte 2
- Episodio 10: 24 febbraio 26 – parte 1
- Episodio 1: 24 febbraio 26 – parte 2
- Episodio 2: 3 marzo 26 – Ventotto – parte 1
- Episodio 3: 3 marzo 26 – Ventotto – parte 2
- Episodio 4: 3 marzo 26 – Ventotto – parte 3
- Episodio 5: 17 marzo 26 – parte 1
- Episodio 6: 17 marzo 26 – parte 2
- Episodio 7: 24 marzo 26 – parte 1
- Episodio 8: 24 marzo 26 – parte 2
- Episodio 9: 31 marzo 26 – merletti
- Episodio 10: 7 aprile 26 – parte 1
- Episodio 1: 7 aprile 26 – parte 2
- Episodio 2: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 1
- Episodio 3: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 2
- Episodio 4: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 3
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Immaginiamo una persona analfabeta che a trent’anni vuole imparare a leggere e a scrivere. Quanta forza di volontà deve avere. Voglio dire, non si è arreso alla sua condizione, malgrado la frustrazione che deve aver provato fino a quel punto della sua vita vedendo gli altri fare qualcosa di “elementare” per loro. E ha anche impedito a se stesso di fregarsene e lasciarsi andare. Questo è encomiabile, sicuramente. Ma, comunque, immaginate la fatica di dover imparare tutto a quell’età, dalle lettere alle parole alla grammatica. E poi, soprattutto, esercitarsi di continuo, fino a padroneggiare tutto come tutti gli altri.
Finché uno è piccolo, e impara “forzato” dall’alto certe cose, non si rende conto della sua ignoranza, lo vede come parte di un processo. E poi ti ritrovi da grande grato di quello che hai messo da parte, se hai un minimo di creanza. Ma in età adulta sei consapevole di questa meccanica, e diventa un’arma a doppio taglio: ti può spingere a muoverti per migliorarti, ma a patto che tu sia forte e determinato e paziente e buono con te stesso, sennò finisci schiacciato dalla tua stessa voglia di fare.
Ecco, io sono questo analfabeta, però su un piano emotivo e relazionale. E no, non sono così forte e paziente e buono con me stesso. Certo, non mi voglio arrendere, quindi forse sono determinato, ma mi rendo conto veramente della lentezza, cioè ho coscienza delle briciole che si apprendono, anche soffrendo molto, dopo tanta fatica, un po’ per volta. E mi muovo così lentamente che mi sembra di non muovermi affatto. E intanto fatico a fare cose banali, vivo in un mondo di “esperti” esperienziati, chi più, chi meno, che hanno anni di vantaggio su di me. Anni di vita, anni di pratica inconsapevole. Io invece ne sono fin troppo consapevole, proprio perché sono grande, e questo pesa un botto. La frustrazione viaggia più veloce dell’apprendimento. E in questo dovrei essere forte, paziente e buono con me stesso.
Non so come spiegarmi, è come voler fare il pianista in un pianeta di bambini cinesi che hanno iniziato a suonare a tre anni e piccoli Mozart prodigio. O per lo meno ti ritrovi a contatto con qualche Bach, o Beethoven, o Ed Sheeran, o musicisti meno prodigiosi e famosi, ma comunque musicisti già formati. Come minimo parti svantaggiato, perché non puoi mostrare a nessuno quello che fai senza risultare insignificante o quantomeno patetico. Al massimo puoi fare tenerezza, ma di solito vieni preso in giro e allontanato. E uno dice che non dovrebbe guardare i percorsi altrui, e certo, ma la frustrazione che sale non la controlli facilmente. La consapevolezza si concentra su pochi elementi alla volta, almeno per me, che posso ritenermi ancora in formazione, e l’unica che ho presente è quella delle briciole di prima. Che fango che ho in testa. Fango forse frutto di un periodo storico di merda, incerto, in cui si deve andare veloci e pensare solo ad arrivare, ad essere prestanti? Sicuramente. Ma la mia condizione ancor più di merda in questo contesto è un accoppiamento veramente schifoso. Ecco, questo diario è il risultato di questo connubio, in un certo senso. E tutto questo discorso vale per tutto.
E alla fine, quando morirò veramente, poco mi domanderò che eredità lascerò. Sì, lo so, sono patetico e vittimista, ma questo diario servirà anche a questo no? A scaricare un po’ di merda e allentare la frustrazione. La scrittura la sto usando come un punteruolo per bucarmi le viscere e far uscire fuori questo strazio, riducendo così la pressione che mi genera in pancia. Veramente mi sorprendo a volte di tutti voi che mi leggete, ora come ora che penso a questo diario come a un cesso sporco dove vengo a vomitare. Siete masochisti? O forse sono io che do spettacolo? Dopotutto se l’idiota del paese sbotta in piazza, tutti sono incuriositi e vanno ad ascoltarlo.
Scusate, sono negativo. E sono di nuovo in quella fase nella quale mi faccio domande esistenziali. Tanto nel letto non ho altro da fare. Vedeste quanto sono patetico, col mio portatile e le tapparelle abbassate che lasciano passare solo qualche puntino di luce. Purtroppo non riesco ancora a tirarmi su. Pino è un po’ preoccupato, così come mio fratello. Però di nuovo mi ritrovo con diverse crisi sovrapposte: prima sentimentale, e ora anche esistenziale.
Il problema della vita è che è troppo facile buttarsi giù. Non si fa fatica così. Sembra quasi che l’entropia funzioni anche sugli stati d’animo. Però si perdono opportunità così. Per dire, stanno anche per scadere le richieste per il servizio civile (ci stavo pensando grazie ad un’amica), ma il pensiero di svegliarmi presto ogni mattina, visto il mio umore ballerino, non so, non mi dà la sicurezza di dire: “sì, dai, proviamoci”. E poi non ho trovato nulla di particolarmente affine a me. Forse le biblioteche? Mah, ancora sto capendo che cazzo mi piace. O semplicemente è più facile lamentarsi e non fare un cazzo, perché appunto si va a risparmio energetico.
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 7 aprile 26 – parte 2
- Episodio 2: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 1
- Episodio 3: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 2
- Episodio 4: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 3
Quando scrivi il tuo diario “pubblico” hai caratteristiche (furbe) secondo me: ti dai del “patetico e vittimista da solo così disinneschi il “lettore giudicante”. Chi legge non può colpirti, lo hai già fatto tu.
Il tuo stile è riconoscibile: amaro, autoironico, intelligente.
Parti sempre in modo “ragionato”, poi acceleri e le frasi si accorciano quando sale l’ansia.
‐ “Che fango che ho nella testa” – arriva secca e colpisce dritta.
Non fai, e non ti fai sconti.
Grazie Corrado, come sempre! In realtà tutto ciò non lo faccio a posta, semplicemente è un mio atteggiamento di merda che tra l’altro sto cercando di correggere. Sapessi quante me ne dice mio fratello! Non è positivo parlarsi così, però cerco di non frenarmi durante l’esercizio, e quindi questi vizi escono tutti fuori. Poi se qualcuno vuole colpirmi spero di reggere il colpo ahahah io mi giudico molto, è un mio grandissimo problema, ma non so come reagirei a critiche esterne, effettivamente non ci ho mai pensato realmente. Anche perché veramente mi metto a nudo, e non sarei pronto forse a parare? Oddio non so. Anche se mettendomi in piazza è giusto essere esposti a un po’ di tutto. Di base tutto questo esercizio non era previsto come blog pubblico, doveva essere un esercizio privato, ma si è evoluto. Questo dialogo con le persone che mi leggono è una specie di effetto collaterale imprevisto. Non credevo davvero di discutere di queste cose con qualcuno al di fuori di Gino. Però da quella prima pagina si sono evolute tante cose, anche il modo di scrivere. Certo, non dovrebbe essere così, non è più l’esercizio originale, però comunque ha un suo effetto. Se poi involontariamente si sta anche creando uno stile, forse dovrei prendere in considerazione lo studio serio di quest’arte 😂
“Siete masochisti? O forse sono io che do spettacolo?”
Piú la seconda che hai detto, nel senso che, molto spesso, ció che scrivi mi diverte. Ammesso che ci sia qualcosa di autentico, le racconti sempre come delle caricature. E quindi bravo perché i tuoi testi non sono noiosi e suscitano simpatia, piú che empatia.
Ti ringrazio! Ieri sono stato forse un po’ duro non so, ero particolarmente depresso. Mi sto aggrappando a questo diario come non so cosa, ma a volte non ne capisco il senso, o forse sono io non so. Però come dissi anche a Corrado, e come lui disse a me, la scrittura è salvifica. Veramente mi sta aiutando, malgrado la tratti male. E poi se vi divertite e non vi annoiate, ancora meglio ahahah anche se non dovrei pensare a chi scrivo, ma solo a scrivere. E questo diario assegnato dallo psicologo si colora con imprevedibili e impreviste sfumature.
Oggi e domani escono le altre parti della giornata di ieri, sono costretto a separarle perché sennò non entrano nel limite di 1000 parole.