14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 2

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete…

Sabato mi sono ubriacato che non avete idea… Dodici cicchetti di vodka liscia a stomaco vuoto nell’arco di venti minuti. All’inizio non sentivo nulla. Forse dopo tutte le bevute degli ultimi tempi mi sono abituato allo stordimento dei primi bicchieri. Ma i bastardi mi so saliti tutti insieme dopo. Mi sono coricato su un tavolo del solito locale (per fortuna quasi del tutto vuoto a quell’ora), e lì tutti mi stavano attorno, tipo tavolo operatorio. I miei amici mi sono stati vicini, si sono appurati che non stessi schiattando. Però mi sono sentito lo stesso giudicato e abbandonato. Forse perché ero in un mood già di mio pessimo. Il punto è che speravo che da ubriaco potessi aprirmi finalmente alla ragazza che spesso sogno, quella bellissima del gruppo, però ho fatto solo la figura dell’idiota. Se n’è andata poco dopo che mi ero messo vicino a lei. Evidentemente avrò detto qualche stronzata da imbarazzato, o semplicemente mi puzzava l’alito di alcol. Forse è un bene non ricordarsi ogni dettaglio…

Per fortuna Merletto non c’era, ma c’era Erbario, e quindi dopo ho provato ad attaccare bottone con lei… Non so manco che cazzo faccio. Comunque neanche con lei, che la porta è libera, sono riuscito a svelarmi e togliere l’imbarazzo per chiederle un bacetto. Non sapevo proprio come avvicinarmi, come sfiorarla. Neanche un abbraccio le ho rubato. E, per sottolineare quanto so strunz, a inizio serata si è pure seduta sulle mie gambe. Mi ero fatto rosso come un peperone. Mah. Alla fine era troppo tardi per tornare e ho dormito in macchina, dicendo ai miei genitori che stavo a casa di una ragazza. Me li sono tolti di torno così, dando false speranze. I miei saranno stati fieri di me. Il che mi ha fatto stare peggio, ma tant’è. Almeno in macchina avevo l’aria condizionata, e per vomitare mi bastava abbassare il finestrino.

Comunque ho visto, usando quei pochi soldi guadagnati una sera in pizzeria, l’ultimo film con Zendaya e Robert Pattinson, The Drama. Tra l’altro, cosa che non dissi settimana scorsa, quando fu facemmo un piccolo brindisi per Pasqua in pizzeria. Mi è piaciuto essere incluso, scherzare un po’ con loro. Sentirmi parte di qualcosa di più grande di me. Sì lo so, è solo una pizzeria, però è stato comunque bello. Ma tornando a Zendaya: quanto è bona? Dai diciamolo, facciamo un po’ i rattusi e pensiamo a qualcosa di più semplice, un po’ più terra terra, così spengo un po’ la testa. Potessi farlo più spesso lo farei, mi farebbe bene. Ecco perché mi sta piacendo bere. Comunque, io non so a livello attoriale, non so giudicare, ma quanto è bella.

Però forse devo dire che mi affascina anche perché, in fondo, la invidio. Prima del film hanno proiettato tipo una specie di documentario su di lei, con la sua voce fuori campo. Era tutto sul suo percorso, e lei che raccontava questa strepitosa vita che vive, fatta di arte e soprattutto della continuità del suo sogno tra la sua infanzia e l’età adulta. Insomma: l’ha realizzato. O per lo meno così mi è parso di capire, già ero partito con i pensieri. Di nuovo il mondo di giganti esperienziati che mi si apre davanti. Mah. A parte che mi ha fatto sentire una merda pensare che io ero stato felice di un brindisi in pizzeria. Però poi ho riflettuto. Non mi è chiaro ciò a cui sono arrivato, ma ho compreso che non comprendo bene cosa sia la fama, e se dopotutto mi interessa. Cioè forse collego e mischio la fama con il successo. E il successo con la realizzazione personale. Vabbè un casino, devo ancora indagare bene.

Però capisco la mia gelosia. Voglio dimostrarmi qualcosa di più di quello che perde tempo nel letto, incapace di parlare con una ragazza, e felice se fa un brindisi con qualche collega a lavoro perché non è mai stato parte di qualcosa di più grande di lui. Però – ed ecco il mio risparmio energetico – senza aspirazioni o passioni, solo vuoti e curiosità e voglia di fare tutto, comunque non sarei mai una Zendaya di qualcosa. E ripeto, non dicendo per bravura (sarà sicuramente brava), ma proprio per l’aspetto di fama/successo/realizzazione. Lei ha tracciato una linea dall’infanzia all’età adulta: ha realizzato il suo sogno. Ecco, a me manca questa continuità. Certo, forse non è necessaria? Mh, forse devo solo trovare una direzione? Roberto Mercadini in un post su Ig ha scritto che: “Felice deriva dal latino Felix”. E felix è la stessa radice di fecondo. Quindi essere felici non vuol dire stare bene, ma “portare frutto”: “la felicità deriva dalla spinta vitale di chi sta creando qualcosa”. Forse la vedo in Zendaya, nelle star, in chi ha fama, ma non in me. Ecco perché sovrappongo la fama ad altro. Per questo io non sono felice? Mah, magari fosse solo per questo. Non riesco nelle mie aspirazioni e nei miei rapporti a portare frutto? Beh, non faccio sbocciare manco un fiore ora come ora… Vabbè basta, non so che cazzo sto dicendo, né dove voglio andare a parare. E come vedete non riesco a stare tre secondi su un tema terra terra come il giudizio puramente estetico di una star… Devo per forza fare i miei soliti voli pindarici.

Continua...

Serie: Il martedì mi lagno


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. “Quindi essere felici non vuol dire stare bene, ma “portare frutto”: “la felicità deriva dalla spinta vitale di chi sta creando qualcosa”.”
    Mi piace Mercadini e anche questa frase su cui rifletteró a lungo, ma credo abbia ragione lui; anche se la felicità, a volte arriva all’ improvviso e scappa via poco dopo aver visto qualcosa di meraviglioso, anche se non abbiamo prodotto alcun frutto.

    1. Sembra essere una specie di creatura che va e viene e non può essere domata senza essere uccisa. Va e viene, e talvolta neanche del tutto. Si palesa a pezzi. E a volte mi chiedo se esista veramente…