14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 3

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete…

Zendaya. Zendaya. Già da Pasquetta non ne sono uscito bene. E ora continuiamo con i picchi in picchiata dell’umore sull’altalena del mio bipolarismo. Non so. Comunque il fatto è che mi sembra tutto inutile. Mio dio quanto ho dormito. Se uno ci pensa, oggi Zendaya è sulla cresta dell’onda, ieri chissà chi c’era invece, e già è finita nell’oblio, malgrado la sua ipotetica grandezza o fama. Ogni cosa che si fa, con tanta fatica, non è manco destinata a durare. Sì, è un pensiero stupido. Dopo tutto che me ne fotte? Non so, ma basta per mandarmi in delirio. E questo pensiero sul “permanere” confonde con le mie idee di fama, ma anche di “successo sociale”, cioè affetti. Che calderone! Che fango! La mia testa è una melma confusa e viscida.

Per questo, tra i vari pensieri esistenziali, mi chiedevo dell’eredità…. oggi è dura scrivere eh… Non intendo ovviamente economica o di beni fisici, ma a livello immateriale. Negli altri, in me. Cioè se avessi memoria da morto, va’, diciamo un’anima, che ricorderò della mia vita? E cosa avrò lasciato? E gli altri? Come mi ricorderebbero? Che poi mischio sempre la mia soddisfazione alla visione di me degli altri…

Però dai, forse mancherei a qualcuno. Sicuramente è bello pensarlo. Il punto è che mentre quel qualcuno, che ha avuto una vita “normale” perché esperienziata, mi piange, dopo andrà a vivere con sicuramente meno rimpianti di me le sue giornate. E le vivrà magari felici nel senso di felix, mentre io sarò sotto terra con l’unico vantaggio di non poter più pensare ai miei fallimenti. Vorrei essere abbracciato. Ma da chi dico io, non da Merletto. Forse da Erbario. Mi va bene anche una pacca di mio fratello.

Anzi. Ecco! C’è una canzone che posso usare per spiegare tutte queste mie sensazioni, tra ritardo, diversità, incompletezza, incompetenza, successo, eredità, solitudine, perché tutto alla fine si riduce a una sola cosa, sempre quella: la paura della morte. Eros e Thanatos, ricordate? La canzone in questione è Misteriosamente Hoy di Pau Donés. Era il frontmam degli Jarabe de Palo. Si ammala di tumore al colon, e si ritira con il suo cane nella natura per morire là in pace. E scrive questa canzone, contenuta nel suo ultimo album. “Mi sento bene oggi … deliziosamente bene. Non ho conflitti da risolvere, né dubbi, né miraggi. Sono felice di guardare l’alba”. Una canzone meravigliosa e commovente ma, soprattutto e inaspettatamente, felice. Non sembrano le parole di un uomo morente. Eppure eccolo. Sta “deliziosamente bene”. Non è una canzone che ascoltano i miei coetanei, o di quelli più piccoli di me. Non credo che Erbario o Merletto la conoscano. E qua torna il tema del permanere, malgrado la grandezza. Comunque qualche mio amico più grande la conosce, ma la ascolto principalmente io. Non è che sono un intenditore, eh. Certo, l’essere stato in ritardo su tutto mi ha indotto ad essere particolarmente curioso, però questo pezzo, insieme a molti altri, l’ho conosciuto grazie a mio fratello. Mi ha anche spiegato lui il significato. Lui sì che ha una cultura musicale sconfinata. Dopotutto ha fatto il dj per tanto tempo. E pensava potesse aiutarmi pensare che Pau potesse morire in pace, come canta, perché non ha rimpianti, non ha conflitti, vive serenamente il momento. Si gode l’alba, senza fretta.

Ma qui c’è il problema. Io, per la mia non-vita, di rimpianti e conflitti e questioni aperte ne ho con la pala. Mi basta scorrere tra le storie di Instagram per mangiarmi le mani per tutte le ragazze alle quali non ho detto “ciao”, o per vedere gli altri realizzati, o fare tutte le cose che avrei potuto fare anch’io per diventare ora qualcosa. Questo è il punto. Poi per carità, non ho neanche il tumore ha avuto lui, per questo (e non per altro) posso ritenermi fortunato. Però, se mi colpisse un’altra sfortuna, se morissi domani, cosa avrò lasciato? Quale sarebbe stata la mia ultima canzone? Che cosa avrei cantato? Che il martedì mi lagno? E questa sarebbe il mio felix, la mia eredità… l’eredità di un analfabeta emotivo, di uno strambo, di un uomo dall’animo malformato.

Continua...

Serie: Il martedì mi lagno


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Discussioni

  1. Parti da Zendaya e finisci a Pau Donés che muore in pace col cane. È il cortocircuito perfetto tra fama che non dura e la paura di non lasciare nulla.
    Se il diario è un cesso dove vomiti, qui hai vomitato l’osso.

    1. Magari un giorno mi sarò del tutto svuotato chissà! Che bello poter citare Pau Donés ed essere capito ahahah comunque devo ancora capire bene cosa penso di tutto questo, cioè della fama e il rapporto con il successo personale. Mi va bene effettivamente essere felice di cose semplici come il brindisi in pizzeria, non è un male. Però è come se non comprendessi ancora qualcosa. Mi sfugge un pezzo.