17 marzo 26 – parte 1

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete...

Hanno tagliato un ramo enorme e pieno di foglie e muschio e micelio e animaletti e uccellini che mi impediva di vedere il muro della casa di fronte alla finestra della mia camera. Ora scopro che quella parete ha anch’essa una finestra. Non si finisce mai di imparare. Anzi, non impariamo mai un cazzo. E magari la persona che si affaccia ora da quella finestra dice lo stesso.

Che vuoto. Che tristezza sta settimana. Ogni mattina di ogni giorno lo vedi dal risveglio – dopo notti insonni – come sarà la giornata. E tante giornate di merda formeranno una settimana di merda. E poi mi tagliano gli alberi. Odio quando mi tagliano gli alberi. Rompono una routine visiva forzandomi ad abituarmi a qualcosa di nuovo. E certo, talvolta impari nuovi scorci, ma altre volte era meglio la magia.

Tra l’altro settimana scorsa volevo aggiornarvi su altro, oltre a scrivere dei miei deliri (e non riesco a togliermi dalla testa di fare le cose per gli altri anziché farle per me…), ma non c’era più spazio. A sto punto scrivo qui un po’ di aggiornamenti delle ultime settimane.

A parte il vuoto, ho fatto una serata di prova settimana scorsa. A lavoro intendo. Tremendo, una palla mortale. Mi sono distratto però, e la fatica fisica mi ha fatto pensare di meno (ed effettivamente ho dormito di più quel giorno). Ma credo che una tipa che sta in pizzeria mi sfotta. Non so. Forse è una mia sensazione da disadattato. Sono persone più avvezze alla vita, loro. Almeno a fine serata mi hanno offerto una pizza. E l’ho mangiata con molto gusto. E poi sono stato un bel po’ di tempo lontano da casa senza dovermi giustificare ogni tre secondi.

Però a casa il clima è ancora come quello del mio compleanno, e mi sento bloccato, castrato. E intanto succedono eventi attorno a me, e questo mi fa sentire ancora più fermo. Come se tutti andassero sul treno della vita e io restassi immobile alla stazione, bloccato da catene invisibili.

Per dirne una, domenica scorsa (non questa ma l’altra), che era la festa della donna (p.s. auguri a tutte, anche se in ritardo), Lei e la tipa dell’erbario (che si sono incontrate grazie a me, tra l’altro) l’hanno passata a una serata di danza latina americana. Non so di preciso cosa sia successo, ma hanno acchiappato. Dai loro racconti si evince questo. Io invece mi vedevo un porno a casa quella sera, mangiando ancora pizza con salsiccia e tartufo, spendendo tra l’altro i soldi che ho guadagnato in pizzeria… in pizzeria. Non capirò mai l’economia.

Ad ogni modo quella sera ho pianto. Malgrado abbia un blocco emotivo, la frustrazione è tale che riesce addirittura a bypassare questo blocco. Ma di che mi lamento poi? La colpa è mia. Devo solo accettare che i fatti stanno così.

Là fuori c’è la vita, e io filosofeggio su sto gran cazzo perché non riesco a dormire, e trascrivo tutte queste seghe su un diario che lo psicologo mi ha assegnato. Merito l’eutanasia.

Continua...

Serie: Il martedì mi lagno


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Discussioni

  1. La vuoi sapere una cosa?
    Te la dico comunque: quando avevo vent’anni, la miss liceo del mio paesello, mi fissava spesso, insieme all’altra ochetta della sua amica. Ridevano e la miss mi salutava con la manina. A volte addirittura, mi salutava chiamandomi per nome.
    Mi sentivo preso in giro. Mi sfotteva (come scrivi tu) e un giorno, dopo il suo ennesimo sorrisino, la mandai pubblicamente a quel paese e da quel giorno non mi salutò né parlò più.
    Un giorno, dopo circa 10 anni, la incontrai in un centro commerciale del paese in cui vivo ora. Ci siamo subito riconosciuti e salutati, e abbiamo parlato un po”. In quell’occasione sai cosa mi disse? Mi confidò che non aveva mai capito perché l’avessi mandata a quel paese e che io le piacevo molto.
    Ora magari, non sarà il tuo caso, non so, ma spesso ciò che vediamo, potrebbe veramente non corrispondere alla realtà. Comunque ancora una volta ringrazio il tuo psicologo che ti ha “portato” qui.