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Serie: Tossicomania

  • Episodio 1: 1
  • Episodio 2: 2
  • Episodio 3: 3
  • Episodio 4: 4

Tutto cominciò quando avevo sette anni.

Ero sempre stata una bambina un po’ troppo ribelle e delle volte questo mi costava qualche schiaffo da mia madre ma il tutto era tranquillo; eccetto alcune litigate fra mia madre e suo marito. La tranquillità e la normalità per me erano le urla, le bestemmie e i freddi sorrisi che mia madre mi rivolgeva indipendentemente dal mio comportamento. Mi diceva sempre che ero una bambina maleducata, selvaggia e disobbediente; anche quando facevo qualcosa di buono. Era mia madre dopotutto e le volevo bene, almeno fino a quella sera.

Quella sera eravamo sole: girando per casa la trovai nello studio di suo marito a drogarsi. Rimasi immobilizzata e ipnotizzata da quella scena così strana per me e che mi spaventò a morte. Quanto ho sperato che si sarebbe accorta di me e che avrebbe smesso di fare quello che stava facendo. Sentivo lo stomaco accartocciarsi ma nonostante questo non potevo smettere di guardarla: il suo volto era così distante, sereno, felice. Poi il rumore di una macchina mi riportò alla realtà.

Mi chiusi in camera nascondendomi nell’angolino fra il letto e l’armadio coprendomi le orecchie con le mani e dopo il silenzio arrivarono le urla, poi ancora silenzio; infine un tonfo.

Aveva colpito mia madre.

– Perché, secondo te, sei qui Andrea? –.

Sbuffai divertita nel sentire quella domanda, era la mia prima seduta con la strizzacervelli.

– Potrebbero esserci molti motivi ma potrebbero anche non essercene nessuno –.

Ero sempre stata vaga di fronte a domande mirate come quelle, un po’ lo facevo perché toccare determinate corde mi faceva male ma d’altra parte mi trovavo in quella situazione perché non avevo affrontato a dovere quelle corde. Ricordo l’espressione della psicologa, mi venne da ridere.

– Che vuoi dire? –.

– Vagheggiavo: so benissimo che sono qui perché ho mandato a puttane la mia vita –.

– Dal tuo passato so che sei stata in comunità per due anni, in carcere minorile per sei mesi e in una casa famiglia per altri sei. Cosa sai dirmi a riguardo? –.

Quei momenti continuavano a perseguitarmi, nonostante fossero passati degli anni.

– Che se oggi sono qui con molta probabilità non hanno fatto un buon lavoro con me –.

– O che forse tu non hai veramente voluto cambiare le cose – sentenziò lei.

Era giovane e molto carina, ma non era il mio tipo.

– Se la guardiamo sotto quest’ottica è brutto ma si… è un’alternativa da non sottovalutare –.

Fece una smorfia e tornò a guardare il mio fascicolo dov’era appuntato ogni dettaglio del mio passato, non potevo svignarmela.

– Essendo questa la tua prima seduta voglio andarci leggera perciò sentiti libera di parlare di ciò che vuoi senza filtri –.

– Sinceramente non so che dirle, questo è un periodo strano e tutte le medicine che prendo mi annebbiano la mente. Ma devo ammettere che parlare con lei mi stimola di più rispetto allo stare in cella con la mia compagna ma penso sia una cosa scontata –.

La vidi annuire e scrivere qualcosa sulla sua agenda.

Era il mio terzo giorno di carcere.

– So che quando sei arrivata è venuto a trovarti un amico… –.

– Non mi va di parlare di questo… – la bloccai. Potevo fare uno sforzo nel parlare della comunità, del carcere minorile, di mia madre. Ma non di Pietro, quella ferita sanguinava ancora.

– D’accordo Andrea, per oggi finiamo qui –.

Serie: Tossicomania
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      I dialoghi funzionano molto bene, sono realistici e scorrono veloci. Il rapporto con la psicologa è un po’ stereotipato ma pur sempre efficace e puó aiutare ad indagare nelle pieghe mentali di Andrea. Vediamo cosa troveremo.

      1. Africa Erasmo Post author

        Diciamo che il rapporto con la psicologa “stereotipato” è un qualcosa di voluto, così che le fragilità di Andrea vengano rivelate non in modo spontaneo.