22 settembre 26

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete…

Che bello che si sta più freschi. Quando mi capita di mettermi un po’ a scrivere la sera, quando mi capita questa specie di “richiamo artistico”, e lascio la finestra aperta, passa un venticello che mi ricorda il piacere della vita e la voglia della rinascita. Un venticello che ti fa mancare l’estate ma ti ricorda che ora inizia un nuovo ciclo. Che poi non capirò mai perché settembre. L’anno non poteva iniziare a gennaio? Cioè, anche istituzionalmente dico. Vabbè. Comunque non vedo l’ora che arrivi il momento in cui potrò sia scrivere che studiare con una bella tisana calda!

A parte questo è incredibile quanto la quiete sia fragile. Mi sto distraendo tantissimo ultimamente. Una distrazione non certo di piacere, o per lo meno non come la intendiamo. All’inizio manco per mia volontà. Cioè, l’università mi ha risucchiato in un vortice di scartoffie, corsi, nuove persone, studio a livelli che da mesi non praticavo. E questo motore che mi ha obbligato a togliermi di dosso la polvere accumulata mi ha spinto a prendere la palla al balzo, e ho riempito ancora di più la mia agenda. Studio, allenamento addirittura, cose così. Riempirsi ogni momento della giornata penso sia un’altra malattia del secolo, almeno per alcuni, tipo me. Però appunto, riempendomi così tanto mi posso sentire solo produttivo, capace, e non ho tempo di pensare e stare male. Capace poi, davanti ai corsi di chimica mi confronto sempre con tutte le cose che non so, ma il senso era quello. Quindi meglio così. Forse anche per questo, per questa quiete, sto scrivendo di meno. Per la stanchezza delle giornate sto anche dormendo di più, tranne stanotte che ho dormito per improvvisi pensieri molesti solo quattro ore (forse meno), e l’umore è subito cambiato. Incredibile quanta differenza possa fare una bella dormita (come forse una bella scopata, non come quelle che faccio io) e infatti per questo dicevo: incredibile quanto la quiete sia fragile.

Il caos violento dei nostri mostri interiori, quelli che stanno nelle viscere, che bolle in un’acqua gelida, mentre proviamo attraverso una routine a preservare il sottile strato di ghiaccio sul quale pattiniamo, e che speriamo ci impedisca di affondare di nuovo.

Ecco sì, questo è, gli impegni ci aiutano a mantenerlo vivo sto ghiaccio, a restare su. Poi, malgrado il nostro impegno in questa mansione, si sta sempre sotto un cielo. Ecco, si sta sotto un cielo e sopra al ghiaccio. Basta non affondare nell’acqua.

Comunque bella l’università. Cioè, è un po’ una farsa, tra gente che ti dà appunti, libri fotocopiati, insegnanti stronzi, assistenti superficiali. Non voglio ergermi o sentirmi superiore (mi piacerebbe forse esserlo, non certo apparirlo), però io in università non ci vado con la fretta di fare l’esame: io voglio capire, imparare, spolverare il cervello, anzi, allenarlo. Mi è quasi sembrato di vivere di rendita ultimamente, ragionando su temi letti chissà quanto tempo fa. Anche per questo mi sono iscritto all’università. Però l’università mi sembra solo un manicomio con gente che corre urlando per avere un pezzo di carta. Boh. Sarà che per la mia condizione non pago chissà che, o che appunto non aspiro a chissà quale lavoro con chissà quale stipendio, però no, grazie, non voglio appunti e fotocopie, voglio sottolineare e capire.

Almeno sto cambiando spesso aria. Non credevo di averne così tanto bisogno. O meglio, lo credevo forse, ma l’effetto che sta avendo su di me è incredibile. Nuova gente, nuovi scorci, nuove esperienze. Pure strane, tipo l’ubriaco alla stazione che ti vuole pestare i piedi, o il bastardo venditore di calzini che ti rompe le palle di continuo, però dai, è proprio quella vita, quell’esperienziarla, quell’assaggiarla, la cosa che tanto volevo. E ammetto che c’è ovviamente il risvolto della medaglia: non sono per niente adatto a vivermi Napoli (là vado), una grande città con gente di ogni tipo. Sono inadatto nel modo di pormi, nel modo di socializzare. Veramente sto fuori, e molto lontano, dal mio solito recinto. Ma per ora sono positivo, ben venga.

Poi vedremo che succederà quando (e non se) arriveranno le mie solite crisi. Qui a Napoli ci stanno tanti begli spot per farsi ammazzare, magari passando qualche ora dietro la stazione… No ok, sto esagerando, semplicemente sono un po’ bigotto (proprio perché sono inadatto, anzi, disadattato).

Vabbè dai, spero che anche voi possiate rimanere sotto un cielo sul ghiaccio.

Continua...

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