23 agosto 26 – Funghi, formiche, Yin e Yang – parte 1

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete…

C’è un pensiero, un ammasso di concetti, neanche un’idea, che mi sta ronzando da un po’ nella testa, e che ancora non ho messo a fuoco. Un ammasso di concetti senza frasi, una specie di sensazione senza forma né parole. Vorrei metterla giù, per capire.

Premessa: le ife sono l’unità base dei funghi. Sono tipo un filamento che cresce, si ramifica e forma il micelio. Per dire, il fungo non è quello di Super Mario. Quello è il frutto. Il fungo è il micelio, che è formato da queste ife. L’apice delle ife è l’estremità che cresce, la parte più giovane che esplora e si espande nel terreno. Ora, citando un pezzo dal libro L’ordine nascosto, la vita segreta dei funghi di Merlin Sheldrake: “la nostra vita può essere una buona similitudine: l’apice che cresce è l’istante presente – la nostra esperienza vissuta nel qui e ora – che rosicchia il futuro mano a mano che avanza; la storia della nostra vita è invece il resto dell’ifa, […] Il reticolo miceliare è la mappa della storia recente del fungo e ci ricorda che tutte le forme di vita sono processi, non cose. L’«io» di cinque anni fa era molto diverso dall’«io» di oggi. La natura è un evento che non si ferma mai. Come ha osservato William Bateson, il biologo che ha coniato la parola «genetica»: «Comunemente pensiamo agli animali e alle piante come a materia, mentre in realtà sono sistemi attraverso i quali la materia passa di continuo». Quando siamo di fronte a un organismo, che sia un fungo o un pino, catturiamo un frammento del suo sviluppo continuo.”

Questo mi ha portato indietro di qualche anno, quando lessi i Pensieri di Marco Aurelio. Tra l’altro ora che ci penso l’ha citato anche Roberto Gargiulo nel suo Siamo Pazzi. Anzi. Ho trovato la pagina, ed è più inerente a questo tema di quello che credessi, posso citare direttamente tutto qui: “c’è da considerare anche che gli strumenti [musicali], il loro ruolo e la loro “funzione”, emergono, scompaiono, mutano di continuo, proprio come gli esseri viventi e come

ogni cosa in questo universo mobile. “Tutto quanto vedi, tra un istante si trasformerà e non sarà più […] Il cosmo è mutamento”, come direbbe Marco Aurelio, giusto per flexare un po’. Nulla è fermo, perenne, tanto meno gli strumenti musicali.”

E poi oggi mi è capitato un reel su Instagram di un tizio, un filosofo tipo. Un ragazzo orientale che su Ig si chiama empirical.thought. L’influencer in un reel spiega il vero significato dello Yin e dello Yang. Traducendo: se “chiedi a chiunque che cosa significhi, e ti daranno tutti la stessa risposta: equilibrio, luce e oscurità, due forze uguali e opposte, come i piatti di una bilancia. Ma questo non è affatto una bilancia. In realtà, è una collina. In cinese, le parole indicavano i due lati della stessa collina. Yang, il versante illuminato dal sole; yin, quello in ombra. È rappresentato così perché non puoi mettere in equilibrio la luce su una collina. La luce si sposta continuamente, così come il giorno e la notte. Ed è proprio questa una porta d’accesso al libro più antico della Cina, l’I Ching, il Libro dei Mutamenti. Non si chiede se l’equilibrio sia giusto. Si chiede come la vita stia cambiando: spezzandosi, ricongiungendosi, trasformandosi. Il mondo è in continuo mutamento perché la realtà non è fatta di cose. È fatta di cambiamento.”

Ora, da questo minestrone di scienza, filosofica occidentale, filosofia orientale, strumenti musicali, funghi ecc., mi sembra chiaro che, indipendentemente dall’epoca o dal luogo, dalla religione o dal modo con cui si può indagare la natura, in molti siano arrivati a questa conclusione: la vita è transitorietà.

“Wow, Ruggiero, sei un genio, hai scoperto l’acqua calda!” Beh, effettivamente non era difficile. Dal cristianesimo ad Avatar di James Cameron, e da chissà quante altre fonti, si sentono riflessioni simili.

Però sto mettendo nero su bianco tutto ciò perché non mi torna qualcosa. Mi ronza in testa e mi dà fastidio. Sicuramente è una realtà evidente, è un qualcosa di naturale e ineluttabile, eppure mi dà fastidio, non so. Non mi fa stare tranquillo.

Cioè, tutto ciò che posso fare, tutto ciò che posso creare, tutto ciò che posso lasciare… è tutto solo transitorio. E va bene, per alcuni questo è bello. Però è così perturbante, non vi pare? Cioè, che cazzo lo faccio a fare? Che cazzo facciamo a fare le cose? Non lo sentite il vuoto, la paura?

Continua...

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