La fine

Serie: Odi te stesso?


Ora Jonny giaceva inginocchiato in mezzo all’erba, impaurito dalle ombre della notte incombente. Il cielo si era fatto grigio e un temporale incombeva dal mare. “Io sono un sempre stato sfortunato! Io sono la vittima non lei! Sono una persona buona, ho solo perso il controllo!” Ora stava davvero piagnucolando. Non riusciva a fare altro che pensare alla testa fracassata della sua – ormai ex pensò – fidanzata. Iniziava a rendersi conto di ciò che aveva fatto ed era orribile; il suo cranio sembrava esplodere, lo sentiva pulsare e se lo teneva stretto tra le mani.

Oh Jonny, ormai non sei più un bambino! Io lo so cosa sei. E tu lo sai; altrimenti non avresti condotto tutti questi anni con il broncio, rispondendo male a tuo padre, a tua sorella e a quella povera Christine! Tu sei il corpo che giace senza vita poco lontano da te. Tu sei la furia omicida; tu sei il sangue; tu sei i cazzotti e i calci, sei il naso contro la lamiera fredda del cofano! Non puoi scappare Jonny, tu sei questo e… lo sai. Non prendiamoci in giro, almeno tu e io! Troveranno il corpo e speculeranno tutti, politici e persone comuni. Diranno che è la famiglia, che è la società, qualcuno dirà che era colpa della tua situazione economica e qualcun altro che era colpa di Christine, che ficcava sempre il naso dove non doveva e non stava mai zitta. Ma Jonny, tu e io lo sappiamo. La colpa è solo tua; tua tua tua! Lo sai come sai che sei un fallito, un piccolo omuncolo insignificante. Ma c’è un modo per porre rimedio, oh c’è sempre un modo Jonny.


“Quale modo?” chiese singhiozzando, a voce alta. La pioggia aveva iniziato a martellare la terra, il vento soffiava impetuoso.

Lo sai, Jonny. Lo sai. Io e te sappiamo come porre rimedio a tutto.


Jonny alzò lo sguardo al cielo. Il viso bagnato dalle gocce d’acqua, sempre più grandi; i pantaloni fradici e infangati; polsini della camicia in lino sporchi di sangue. Piagnucolando si mise in piedi, reggendosi a malapena sulle gambe malferme. Camminò ad est; camminò fino a dove la terra cadeva a strapiombo sugli scogli aguzzi. Il mare era furioso, la natura tutta pareva indignata. Gli alberi e le rocce e i cumuli lo fissavano furenti. Il vento gli urlava contro, lo strattonava, e il cielo gli piangeva addosso le sue lacrime.

Ora Jonny. Poni rimedio ai tuoi peccati. Nessuno piangerà la tua vita, siamo sinceri. Ma almeno avrai fatto un favore a te stesso. Ora lo capisci Jonny? Te la sei preso con la persona sbagliata. Capita a tutti di sbagliare, io ti capisco. Sicuramente non ti comprenderanno i tuoi suoceri, né lo farà tua sorella, e vogliamo parlare di mamma e papà?! Ma io ti capisco. E ti perdono.


“Mi perdoni?”

Si Jonny, io ti perdono. Ma ora non hai più tempo; fa quel che devi, da bravo.


Si lanciò dal dirupo. Il suo corpo iniziò a precipitare sempre più veloce; vedeva il mare e gli scogli aspettarlo in un arcipelago che lo osservava ghignante. Il cuore smise di battere per un infarto dopo venti metri. Dopo trenta metri, il corpo morto si schiantò sulle rocce appuntite, ruzzolando in mare, dal quale non emerse mai più.

Serie: Odi te stesso?


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Il tuo racconto e toccante, evidenzia come il racconto riesca a ritrarre fedelmente la difficile situazione emotiva di alcuni giovani d’oggi. La descrizione della depressione e dei cambiamenti di umore, causati da insicurezze e delusioni, è particolarmente realistica e toccante.

  2. Un finale ben riuscito, a mio avviso, che ruzzola velocemente giù come il corpo del ‘povero’ Jonny. Che impressione quel dolore incessante alla testa che non lo molla un attimo dalla prima riga. Bravo

  3. Finale inevitabile, a volte suggerito purtroppo dalla realtà stessa, eppure avvincente. Per tutti e tre le parti mi è girata per la testa questa idea: “certe cose accadono quando non si prende la consapevolezza che a determinare la nostra vita, alla fine, sia ciò che noi diamo al mondo, e non ciò che il mondo dà a noi”. Quando si aspetta, quando si è in costante attesa che qualcosa, prima o poi, ci piombi addosso dal cielo risolvendo tutti i nostri problemi, qualcosa che non richiede il nostro intervento diretto, ecco, quando questo accade, ci ritroviamo all’inferno. È ciò che è successo a Jonhatan, che non è stato all’altezza della vita, ed è finito in una spirale sempre più stretta e buia dalla quale è estremamente difficile uscire. Ho trovato rappresentative, e ironiche, anche le ultime righe, che descrivono l’infarto ancora prima dell’impatto, come a voler mostrare che il protagonista non è riuscito a scegliere nemmeno la modalità della sua stessa morte.

  4. Una violenta, catartica scarica di adrenalina, questo racconto (la serie intera). Un urlo da squarciare le budella, disarticolante, disperato e disperante. Fa male ma ristora, perché scarica e vomita tanta di quella rabbia che poi se ne resta esausti ma ristorati, appunto.
    Dal diario di uno psicopatico.
    Orribilmente realistico e decisamente ben scritto.
    Ora vado a farmi una camomilla altrimenti non dormo.