5° Episodio

Serie: Paladino, Audax e la Città

«Ascoltami, Audax: è folle, quel che vuoi fare».

«Ah, sì?». Audax sembrò sorridere interiormente. «E perché dovrei ascoltarti? Tu sei un amico di quelli che combatto!».

Paladino comprese che aveva davanti un pazzo. «No, non è così. Io sono Paladino: amico di tutti».

«no, no, non puoi essere amico di tutti. Qualche nemico te lo sarai fatto…».

«Be’, certo» ammise.

«Ebbene ti sei fatto un nemico importante: io» ruggì, e indicò tutte quelle bombole.

«Parliamone un po’».

«Va bene» si arrese.

«Cosa?».

«Ho detto “va bene”».

«Oh, perfetto. Meglio. Facciamo così» e gli si avvicinò.

Audax urlò e gli sbatté addosso ala spranga.

Paladino, colto di sorpresa, gemette. Finì per terra come un sacco e si vide Audax toreggiare su di lui. Doveva reagire in fretta. quel folle gli avrebbe spaccato le ossa una a una. Ed era solo, purtroppo. Si accorse che, data la sparatoria in corso, nessuno l’avrebbe soccorso. A stento sentiva la sua stessa voce. Accennò a lanciare una sfera d’energia.

«No, ferma» latrò Audax, e lo colpì ancora.

Paladino si lamentò.

Audax lo prese, gli tolse i guanti, e lo trascinò via.

Paladino lo supplicò:«Fermo! che vuoi fare?».

«Giustizia!» esclamò.

«Falla pure, ma non così!».

«No, non c’è nessun altro modo» e lo legò accanto a delle bombole.

Paladino si accorse che quel posto sarebbe stata la sua tomba, al vedere dell’esplosivo. Prese a tremare. «Fermo, ti dico: causerai una strage» invocò ragione.

«Le sparatorie continue, i bombardamenti, le incursioni? E poi gli stupri, le epidemie, gli assassinii dove li metti? Questo accade tutti i giorni, qui, nella Città. Sono uno stolto non se ne accorgerebbe».

«Ma che Città? Qual è questa Città?».

«La Città» lo informò secco.

«Napoli? Roma? Milano? Torino?».

«Nessuna delle quattro».

«Ma siamo in Italia?».

«Sì».

«E che città sarebbe? Non la riconosco!».

«Non importa. Ora tu morirai. Peccato che ti debba uccidere: mi saresti servito a diffondere il gas sterilizzante» e indicò quello stuolo di bombole.

«Posso esserti ancora d’aiuto» sibilò.

«Sul serio? Come?».

«Dimmelo te».

«No, non mi servi più. Sei un nemico e basta. Nient’altro da dire. Non ti rimane che morire».

«No!».

Audax non rispose. Se ne era andato.

Paladino rimase solo e vide che la bomba stava per esplodere. Pochi minuti e di lui non sarebbero rimasti che frammenti, e poi tutto sarebbe crollato, e quindi il gas si sarebbe diffuso, maligno. Voleva proprio fare quella fine? Voleva sul serio? Gli sembrava ingiusto, perché quella non era la sua città. Non apparteneva alla Città. Doveva esserci sotto qualcosa di strano. Un altro pianeta? Un’altra epoca, o dimensione? Lo doveva capire. Ma prima, doveva liberarsi. Ma come? Tirò le corde e… Sorpresa: si era liberato. Quasi non ci credette ma, a quanto sembrava, Audax non era abile nei nodi. Ora, Paladino, era libero. Un passo in avanti. Ma la bomba? Recuperò lo skateboard nell’altra stanza e reindossò i guanti. Meglio, altri passi in avanti.

La bomba!

Raccolse la bomba con attenzione, il timore che esplodesse prima solo perché l’aveva raccolta. Ecco, l’aveva presa!

Dov’era l’uscita? Di là, da quella parte.

Volò via e aveva ancora la bomba. 10 indicava il timer. Ora 09, e quindi 08. Paladino decollò e si alzò di quota. 03, 02… Paladino la gettò via e cercò di allontanarsi. 00. Tutto sembrò brillare e poi ci fu un’espansione di energia. Un fiore di fuoco in aria. Lapilli di fiamma che scesero in basso.

Esplosione o meno, i Vigilanti e i Banditi continuarono a sparare.

Paladino ridiscese, stando attento a non essere colpito. Doveva neutralizzare quel carico mortale.

«Maledetto!».

«Oh, Audax».

«Hai rovinato tutto!» latrò l’anarchico.

«Uhm, mi sembra di ricordare che tu volevi che morissi. Cosa credevi? Che mi facessi ammazzare così banalmente?».

«Adesso muori».

Paladino gli lanciò una sfera d’energia.

Audax urlò e si scostò.

La sfera colpì un muro, ed esso crollò.

Paladino dovette allontanarsi: quel posto era veramente fatiscente, e iniziò a collassare.

Audax urlò, mezzo travolto dalle macerie. Cadde per terra.

Paladino gli si avvicinò, circospetto. La sparatoria infuriava, e voleva sapere se Audax fosse morto. Constatò, prima di tutto, che l’edificio non esisteva più e aveva seppellito le bombole. Non sembrava stesse uscendo qualche gas strano; quindi, la minaccia era stata vanificata.

«Oooh!» fece Audax.

Paladino si preparò alla guerra. «Fermo là!».

«Paladino?».

«Proprio io!» esclamò. Che stesse facendo il finto tonto?

«Uhm, che succede?».

«Mi volevi uccidere, e io ho reagito» lo informò. Finto tonto? Sul serio, concluse.

Audax si rialzò, si scrollò la polvere e tenne al loro posto spranga e daga. «Siamo nella Città?».

«Sì, certo». Adesso si stava dilungando a fare il finto tonto.

«È meglio che torniamo indietro. Questa realtà non ci appartiene».

«Ma che stai dicendo?».

«Città non esiste nella nostra dimensione» lo avvertì.

«Vuoi dire che… questa è una dimensione parallela?».

«Sì, e sono stato vittima dell’effetto Crazy».

«Cosa?».

«Viaggiando, sono impazzito e ho voluto portarti qui per un piano diabolico e distruttivo. Io non sono così. Io amo il genere umano. La semplice idea di uccidere o danneggiare degli innocenti, mi disgusta».

«Va bene» scelse di crederci. «Allora torniamo indietro».

«Vieni» lo invitò, e assieme si avventurarono fra le macerie. Ecco un’antenna, mezza smozzicata dagli spari. Audax la manipolò ed essa si accese. «Stiamo per tornare» annunciò.

Paladino cercò di essere fiducioso e strinse i denti.

Un momento dopo, era sulla spiaggia del lago di Varese. «È fatta?».

«Sì, è fatta. Meglio che me ne vada. Arrivederci, Paladino».

«Arrivederci, Audax» senza gioia: non è che fosse suo amico, e neppure gli aveva fatto una buona impressione.

Ognuno andò per la propria strada.

Serie: Paladino, Audax e la Città
  • Episodio 1: 1° Episodio
  • Episodio 2: 2° Episodio
  • Episodio 3: 3° Episodio
  • Episodio 4: 4° Episodio
  • Episodio 5: 5° Episodio
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Kenji, direi che questa è la giusta conclusione per un sogno strampalato (o una verità inimmaginabile?)
      Scommetto che il povero Paladino bacerà il suolo dell’amata Varese, dopo quell’avventura 😀 😀 😀

      1. Kenji Albani Post author

        Ciao Micol e grazie per avermi letto! Sì, alla fin fine è una storia un po’ strampalata, scritta quando ero più estroso. Adesso Paladino è tornato eccome a Varese, ma ci sono altre avventure che lo attendono.