7 agosto 26 – Anelli, prati ed entropia
Serie: Il martedì mi lagno
- Episodio 1: 6 gennaio 26
- Episodio 2: 13 gennaio 26
- Episodio 3: 20 gennaio 26
- Episodio 4: 27 gennaio 26
- Episodio 5: 3 febbraio 26 – parte 1
- Episodio 6: 3 febbraio 26 – parte 2
- Episodio 7: 10 febbraio 26 – Hic sunt dracones
- Episodio 8: 17 febbraio 26 – Amore – parte 1
- Episodio 9: 17 febbraio 26 – Amore – parte 2
- Episodio 10: 24 febbraio 26 – parte 1
- Episodio 1: 24 febbraio 26 – parte 2
- Episodio 2: 3 marzo 26 – Ventotto – parte 1
- Episodio 3: 3 marzo 26 – Ventotto – parte 2
- Episodio 4: 3 marzo 26 – Ventotto – parte 3
- Episodio 5: 10 marzo 26 – Pippe su anima e fuoco
- Episodio 6: 17 marzo 26 – parte 1
- Episodio 7: 17 marzo 26 – parte 2
- Episodio 8: 24 marzo 26 – parte 1
- Episodio 9: 24 marzo 26 – parte 2
- Episodio 10: 31 marzo 26 – Merletti
- Episodio 1: 7 aprile 26 – parte 1
- Episodio 2: 7 aprile 26 – parte 2
- Episodio 3: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 1
- Episodio 4: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 2
- Episodio 5: 14 aprile 26 – Felici nel senso di felix – parte 3
- Episodio 6: 28 aprile 26
- Episodio 7: 5 maggio 26 – Succedono cose – parte 1
- Episodio 8: 5 maggio 26 – Succedono cose – parte 2
- Episodio 9: 19 maggio 26
- Episodio 10: 26 maggio 26
- Episodio 1: 4 agosto 26
- Episodio 2: 7 agosto 26 – Anelli, prati ed entropia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Per non stare troppo tempo nel piccolo appartamento momentaneo di mio padre qui a Ronchi, ho preso l’abitudine di fare lunghe passeggiate. Qui è tutto molto ordinato, pulito e tranquillo. Non sia mai metti un piede fuori dal marciapiede ti bussano subito le automobili, e se attraversi fuori dalle strisce ti investono senza problemi. Sono molto rigidi sulle regole. Però nell’insieme mi piace l’aria che si respira qui. Mi fa stare bene. Poi qui è pieno di mantidi religiose, le amo!
Oggi mi sono trovato a passare nei pressi di una chiesetta dove stavano svolgendo una messa funebre. Non so perché, ma mi sono avvicinato. Per fortuna non c’erano plateali manifestazioni di dolore (mi mettono a disagio), e me ne stavo lì vicino all’ingresso a osservare la chiesa e la gente.
Faceva un caldo della Madonna, Gesù mio, era evaporata pure l’acqua santa nei così là (ho scoperto che si chiamano acquasantiere, boh). Comunque ho iniziato a fare pensieri sulla morte, sulla vita, sulla sua brevità , manco fossi Seneca, e più che soffermarmi su tutto ciò ho riflettuto su tutt’altro: quanto è facile per me ricadere sempre nei soliti pensieri e nei soliti percorsi mentali inutili. Nei miei vizi, in quei modi di fare fallaci. E da lì ho trovato mille esempi pratici di come sia difficile far morire certe abitudini che Gino mille volte ha portato alla mia attenzione (così come mio fratello, che tra l’altro verrà questo weekend).
Il fatto è che uno pensa ai propri vizi, ai propri difetti, alle cose negative o che non ama di sé come cose da estirpare, recidere, modificare fino ad essere davvero “se stesso”. Come se tutte queste cose siano impurità , incrostazioni, ruggine da rimuovere da un gioiello ritrovato dopo decenni sulla riva del mare. Il gioiello è quel che crediamo essere nella nostra migliore forma, cioè è come ci vediamo (o vorremmo vederci), insomma, l’idea ideale di noi. Però no, non è così. Le cattive abitudini, i vizi, cose che ci caratterizzano e che ci hanno accompagnato per anni, decenni presumibilmente, prima di arrivare alla nostra attenzione grazie allo specchio di un’altra persona, che sia un familiare, un amico o un terapeuta, sono di tutt’altra natura.
Sono come voglie, o menomazioni/malformazioni, o acne, herpes, nei. Cose così. Handicap? “Imperfezioni” genetiche o comunque fisiche, che ci accompagneranno per sempre, e a volte da sempre, e per lo più a noi invisibili. Certo, quando le noti molto spesso ti puoi curare. Le puoi ridurre, tenere sotto controllo. Un neo si può rimuovere per dire, ma lascia spesso il segno. Ma comunque questo tipo di imperfezioni sono più rognose, perché tenderanno pure a rigenerarsi non appena abbassi la guardia. Cercheranno sempre di tornare.
E il punto è che noi al naturale, secondo me, non siamo noi senza queste imperfezioni. Cioè, mi spiego meglio: noi non siamo un prato con l’erba alta da curare e tagliare per riportare così alla luce un bel prato di partenza (così come non siamo un anello arrugginito da lucidare): il prato di base ha fossi e cumuli di terra brulla e morta, ed è infestato da talpe. Possiamo prenderci cura del prato, si può sistemare, ma il terreno smosso si vede comunque. E le talpe torneranno a dare fastidio.
Accettare chi siamo, accettarsi nei difetti. Ecco cosa vuol dire. Vedere l’impossibilità di togliere del tutto o permanentemente questi rimasugli, e comunque piacersi. Anzi. Mio fratello dice sempre di trasformare le debolezze in forza. Ecco. Perché alla fine puoi lavorare su di te eh, per carità , ma ci resterà sempre il segno, per quanto piccolo, e comunque non puoi fermarti. Martella sull’acciaio per dargli la forma che vuoi, martella pure. Ci riuscirai forse. Ma si vedrà . E se smetti, si deformerà di nuovo.
Anche l’entropia può aiutare come metafora: per combattere il decadimento energetico delle cose nell’universo ci vuole, appunto, energia continua. Per non far deperire il cibo nel frigorifero, il frigorifero consuma energia, no? Anche tu, se abbassi la guardia, ti degradi verso un livello di energia più basso (dove non fai fatica, dove stai comodo), dove sei abituato a pensare e agire in un certo modo.
Prendiamo ad esempio il più classico degli handicap: una dipendenza, anzi, ancora meglio, una dipendenza moderna come quella da social media. Quando ti abitui a usare meno energie mentali per pensare, per ragionare criticamente, finisci in automatico ad un livello energetico più basso. E per far tornare a funzionare la testa… eh, apriti cielo, quanta energia! O l’essere pigri con gli allenamenti, lasciarsi tentare da cibi non salutari… tutte cose che ti fanno dire: “ma che me ne fotte!” Questa frase è una giustificazione al restare energicamente giù, comodi.
Forse anche quando diciamo “depressione” oggi, in molti casi non è così, ma una semplice scusa. Non vogliamo scomodarci. Mio fratello dice che è più facile dire che è tutto perduto, anziché trovare una soluzione. Essere disfattisti è a risparmio energetico.
Oddio, vuol dire che dobbiamo sempre essere prestanti e usare infinita energia in mille cose? No. Forse bisogna semplicemente essere vigili, coscienti, consapevoli… Eh. Na parola… Quanto sono falso, io mica ci riesco. Perché per qualche giorno puoi esserlo vigile e consapevole, ma poi l’energia vuole di nuovo tornare a livelli bassi, e il “che me ne fotte” sta dietro l’angolo!
Ecco, e mentre la messa finiva e iniziava il corteo funebre, io pensavo a queste cose, con l’aiuto di metafore astruse e voli pindarici, seduto su una panchina all’ombra di una statua di Padre Pio là fuori.
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