Montagne russe

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Annalisa ha accettato di passare un fine settimana con Andrew e lui l'ha portata a Ine, nella casa dei suoi nonni, dove sta per presentarle un uomo...

Lo sconosciuto aveva un che di familiare. Era di bassa statura, vestito all’occidentale, con la fronte alta e i capelli tendenti al grigio. Gli occhi erano più allungati rispetto a quelli di Andrew, ma c’era una certa somiglianza, così come con la linea decisa della mascella. 

Un flash la attraversò. La foto sulla scrivania in ufficio, ecco dove lo aveva visto! La successiva consapevolezza la colpì come una secchiata d’acqua gelata.

“Ann, ti presento mio padre Minobu.”

L’uomo non sembrò turbato, come se quell’incontro fosse previsto e naturale, le rivolse un sorriso gentile e un inchino, ma lei non riuscì a rispondere in nessun modo.

Che cosa ci faceva lì, a conoscere il padre di un tizio che avrebbe dovuto frequentare soltanto per lavoro? Deglutì a vuoto e indietreggiò di un passo. Doveva andarsene, trovare un altro posto dove dormire, fosse anche l’auto con cui erano arrivati lì.

“Ann?” L’espressione di Andrew tradì una punta di incertezza. “Vieni, ti mostro la tua stanza.”

Non riuscì a dire nulla neanche stavolta, ma incrociò lo sguardo del signor Saito. C’era qualcosa di rassicurante nel modo in cui la guardava, avrebbe detto affettuoso, se solo avesse avuto senso.

Si decise a seguire Andrew oltre la porta scorrevole, la mano stretta sullo spallaccio dello zaino.

La camera era piccola e con pochi mobili, al centro c’era il letto, un materasso sottile steso sul pavimento.

“Spero che per una notte non ti dia fastidio dormire su un Futon, sono più comodi di quanto pensi.”

Sul serio pensava fosse quello il problema? Annalisa si avvicinò alla finestra, schermata da una tenda bianca e blu. Al centro era raffigurata una montagna con la cima innevata e in un angolo un ramo di fiori di ciliegio. Scostò la stoffa in lino, il mare apparve appena oltre, una distesa di blu tendente al nero.

Andrew, alle sue spalle, provò di nuovo ad attirarne l’attenzione. “Se vuoi darti una rifrescata prima di cena, ti mostro dov’è il bagno.”

La domanda le uscì con aggressività. “Perché mi hai portato qui? E cosa sa tuo padre di me?”

Lui piegò la testa di lato, come se stesse soppesando le risposte. Un’espressione divertita gli comparve sul volto. “Non ti ho presentato come la mia ragazza, se è questo che ti preoccupa.”

“No,” sibilò Annalisa, “ma non credo che porti abitualmente le tue colleghe a casa sua.”

Andrew si appoggiò allo stipite e incrociò le braccia. “Quindi non hai paura per la tua reputazione, sei solo gelosa.”

Il petto le si incendiò. Era impossibile quell’uomo! “Come te lo devo dire che io e te non siamo niente?”

“Non a parole. Dimostramelo con i gesti.”

Il corpo di lei si mise in allerta vedendolo avvicinare e la voce le uscì meno tagliente di quanto avrebbe voluto. “Che cosa intendi?”

Andrew iniziò a sfiorarsi la bocca con il pollice e parlò a voce bassa. “Fammi vedere che non ti faccio nessun effetto, che non ti mordi le labbra quando flirto con te e che non hai mai desiderato baciarmi o farti toccare da me.”

La saliva rischiò di andarle di traverso e il respiro le si inceppò per un istante.

Lui tenne gli occhi incatenati ai suoi e si avvicinò ancora, ipnotico e bellissimo. “Dimostrami che se provassi ad accarezzarti, partendo dal viso e scivolando verso il basso, sempre più in basso e le mie mani venissero sostituite dalla lingua, tu mi respingeresti con uno schiaffo e non vorresti più avere a che fare con me.”

Né la testa né il corpo sembravano disposti a collaborare. Il calore di prima si era diffuso ovunque dentro di lei, ma non era più dovuto alla rabbia.

Sarebbe bastato un passo indietro, una battuta tagliente, perfino il suono del cellulare o il padre di Andrew che veniva a chiamarli per la cena. Avrebbe preferito quell’imbarazzo al profumo di lui in gola, alle gambe che non rispondevano e ad altre parti che stavano reagendo troppo.

Avanti Anna, non sei un’adolescente alla prima cotta, non puoi andare in tilt per così poco. Cercò di sostenere il suo sguardo e si schiarì la gola. “Perché fai così?” Davanti all’espressione interrogativa di lui, la voce prese più coraggio. “A tratti ti comporti come se fossimo amici e volessi aiutarmi, mi hai portato addirittura a conoscere una delle persone più importanti per te.” Le sfuggì un sospiro sconfortato. “Mi sembra di essere sulle montagne russe e non è una bella sensazione, ho bisogno di stabilità.”

“La stessa da cui sei scappata?” Andrew era così vicino che avvertì il suo respiro accarezzarle la pelle.

Quello era un colpo basso, la punizione per essersi aperta con lui.

Un pensiero scomodo la attraversò e rotolò fuori prima che riuscisse a impedirlo. “Io non posso sostituire Mineko, non sono come lei.”

Andrew assottigliò lo sguardo e si indietreggiò. “Mineko era la mia migliore amica e tu non c’entri niente con lei.”

Il sollievo si mescolò alla delusione, ma non avrebbe dovuto provare nulla. Era stata una stupida a credere di poter gestire senza danni la loro frequentazione, a concedergli spazio e a pensare di capirlo. “Mi dispiace.” 

“Non ne hai motivo.” Il tono carezzevole e sensuale di prima era sparito e il suo sguardo appariva distaccato.  “Mio padre ci sta aspettando per mangiare.”

“Mi dai due minuti da sola?”

Andrew annuì e accompagnò la porta scorrevole con un fruscio.

Annalisa chiuse gli occhi e lasciò andare il respiro. Davvero aveva pensato che volare dall’altra parte del mondo avrebbe reso la sua vita più facile? Un tempo, aveva sperato che diventare adulti rendesse responsabili e impedisse di sbagliare in modo eclatante.

Aprì lo zaino e tirò fuori la maglia nera che aveva portato come pigiama. Era di Sebastiano.

Le era capitata tra le mani per caso mentre preparava i bagagli, l’aveva infilata in valigia senza quasi pensarci e, quando aveva riempito lo zaino per quel fine settimana con Andrew, le era sembrata necessaria, un promemoria o un salvagente. 

Nascose il viso nel cotone alla ricerca del profumo di suo marito, con la stessa urgenza di chi ha bisogno di ossigeno dopo un’apnea.

Trovò soltanto l’aroma al muschio bianco dell’ammorbidente e un nodo caldo le salì in gola.

Non c’era nessuno che potesse salvarla da sé stessa.

Continua...

Serie: Lascia che passi la notte


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Discussioni

  1. “Era stata una stupida a credere di poter gestire senza danni la loro frequentazione, a concedergli spazio “
    Mi colpisce moltissimo questa frase che mi sembra quasi essere il fulcro attorno al quale gira non solo l’episodio, ma l’intera storia. Sento forte e pesante il senso di colpa che spesso ci cade addosso come una condanna senza processo, una sentenza già scritte mille e mille volte. Mi sono chiesta perchè siamo noi, necessariamente, a dover ‘saper’ gestire la relazione con un uomo; perchè se sfugge di mano la responsabilità è la nostra, o comunque noi la attribuiamo a noi stesse. Sono domande che vengono naturali e la cui risposta fa male. Come vivere sempre sulla difensiva, in punta di piedi e senza dare troppo nell’occhio perchè poi, se qualcosa ‘va storto’ la responsabilità o è la nostra o noi siamo portate ad attribuircela.
    Hai una bellissima capacità di alzare il tiro ogni volta, nonchè la sensibilità di analizzare l’umanità dei tuoi personaggi senza lasciare tasselli scoperti. E noi ci sentiamo sempre più coinvolti. Bravissima.

  2. Bellissimo questo episodio, intenso, pregno di grasso che cola da una ciappa di ardesia messa al fuoco e sfrigola mentre cade sulle braci. E poi questo Andrew è una specie di semi Dio dal quale tutti noi Ragazzi del Tigullio avremmo un casino da imparare. Grande Melania, aspettavo il prosieguo della storia e non mi ha deluso, ne ero certo.

  3. “Spero che per una notte non ti dia fastidio dormire su un Futon, sono più comodi di quanto pensi”
    Quando ero studente fuori casa ci ho dormito per un sacco di tempo, e non posso che darti ragione

  4. bellissima la frase finale. Andrew, come sempre, è molto abile a mettere Annalisa di fronte a se stessa, alla gabbia in cui si trova e che probabilmente si è costruita da sola. Come è abile a tenderle una mano per uscirne, ma sa che la donna dovrà salvarsi da sola. Continua ad essere combattuta, le sta stretta la stabilità, dalla quale fugge ma alla quale è legata. Respinge Andrew, ma i suoi gesti dicono il contrario. La “gelosia” verso Mineko mi ha fatto tenerezza, è ingenua, insensata. Eppure ha ragione d’essere, perchè è anche così che si inizia ad innamorarsi. Abbassando le difese, sentendosi fragili. Insomma, Annalisa è l’unica responsabile delle proprie scelte, dei proprio sentimenti e del modo in cui vorrà gestirli. È la cosa più difficile, in fatto di sentimenti.

  5. Funziona molto bene la tensione che cresce gradualmente tra Annalisa e Andrew. Dialoghi credibili, ping-pong emotivo, e quel passaggio dalla rabbia al desiderio è reso con fisicità senza essere gratuito. Bello anche il gancio del padre che apre una promessa di mistero. La chiusura con la maglia di Sebastiano è una botta: rimette tutto in asse e dà profondità, perché sotto la chimica c’è il lutto/il vuoto e l’autosabotaggio.

  6. ““Mi sembra di essere sulle montagne russe e non è una bella sensazione, ho bisogno di stabilità.””
    Odio le montagne russe, forse perché mi danno una sensazione spiacevole che mi ricorda qualcosa di vagamente familiare.😉
    C’ est la vie.

  7. “Lui tenne gli occhi incatenati ai suoi e si avvicinò ancora, ipnotico e bellissimo. “Dimostrami che se provassi ad accarezzarti, partendo dal viso e scivolando verso il basso, sempre più in basso e le mie mani venissero sostituite dalla lingua, tu mi respingeresti con uno schiaffo e non vorresti più avere a che fare con me.”” Questa è la battuta che ho volevo mettere in evidenza. Andrew è un personaggio affascinante, ma anche difficile da inquadrare. Non si capisce mai cosa gli passi per la testa. Hai creato una personalità intrigante e complessa. Brava👏👏

  8. Non ho avuto tempo di seguire tutti i capitoli, ma secondo me Annalisa cerca in Andrew ciò che vedeva in Alex; forse, in fondo, entrambi rappresentano la stessa cosa: l’essenza dell’amore. In Hiroshima mon amour, d’altronde, c’è una scena in cui la protagonista parla al suo amante giapponese come se fosse il fidanzato tedesco morto anni prima. Brava, Melania!

  9. Comincia a farmi pena Annalisa. Pensava di colmare l’insoddisfazione allontanandosi da casa, ma quello che non va è dentro di lei, lo deve individuare ed estirpare, oppure accettarlo e farne uno stile di vita. Carnale, passionale, romantica… per ora non propensa alla monogamia, anche non si concedesse ad Andrew accadrebbe con un altro. Si disprezza? Forse si, ma, se le riuscisse di sciogliere il nodo di quel primo amore finito male, potrebbe liberarsi e diventare la donna che desidera essere. Sempre un piacere leggerti, cara Melania. Mi piacerebbe sapere quanto ami, e allo stesso tempo detesti, la tua protagonista. Un abbraccio.

    1. E per me è sempre un piacere trovare un tuo commento Giuseppe.
      Annalisa non è un personaggio facile da amare, viene più naturale giudicarla, un po’ come si tende a fare con chi è molto diverso da noi e compie gesti moralmente sbagliati e incomprensibili.
      Ma nessuno è composto soltanto dai suoi errori e difetti, anche se è più facile dirlo con un personaggio di carta che con una persona reale.
      Per risponderti, non condivido tutto quello che fa Annalisa, ma riesco a empatizzare con lei.
      Grazie di cuore come sempre!