
A oriente
Il veliero si muoveva placido fra le isole di quell’arcipelago remoto, a bordo l’equipaggio era indaffarato nel lavorare sulle vele e sul sartiame mentre i passeggeri si godevano quello spettacolo.
«Ah, certo non è come l’Europa. Neppure in Grecia ci sono delle viste così belle…». Era un lord di Liverpool, e nonostante il caldo indossava i guanti.
Accanto a lui c’era una ragazza con l’ombrello. «L’Indonesia è bellissima… Sumatra, Giava… vulcani pericolosi ma belli a vedersi, la giungla, le popolazioni autoctone…».
«Piacere. Mi chiamo Benjamin».
«Io sono Rowena, lady di Mountbatten». Gli sorrise.
Mentre il veliero continuava il viaggio Benjamin e Rowena chiacchierarono come se si conoscessero da sempre. Benjamin la fissava negli occhi e lei era contenta che lo facesse, lo dava a vedere. Se poi la conversazione stava per arenarsi, era lei a dare nuovo impulso perché continuasse. Parlarono dell’India, delle acque cristalline di Dar Es Salaam, della sabbia dell’Australia e delle verdi colline del Galles. «Siamo tutti e due dei viaggiatori» commentò Benjamin.
«Oh, io devo raggiungere mio zio a Batavia… fa affari con gli olandesi».
«Io invece sto cercando un tesoro, uno dei tanti tesori d’oriente, ma mi sembra di averlo già trovato». Socchiuse gli occhi e sorrise.
«Sul serio? Quale sarebbe?».
«Voi, signorina Rowena».
La nave continuò il tragitto e mentre scorreva fra le isole con scogliere pericolose ma belle a vedersi e con le coste occupate da mangrovie e vegetazioni fitte di liane e chissà quali insidie, Benjamin disse: «Volete cenare con me?».
«Non saprei». Rowena voleva dire di sì, glielo si leggeva in faccia, ma fingeva di essere indecisa.
«Coraggio. Non vi mangio mica».
Dopo alcune resistenze, Rowena cedette.
Quella sera stessa si accomodarono a un tavolino e mangiarono dei piatti piccanti di cucina orientale serviti da camerieri in turbante. Il sottofondo era la musica di alcuni archi.
Benjamin continuava a fissarla negli occhi.
Rowena era sempre più felice e Benjamin lo comprese. «Vi va di venire in camera mia? È la numero otto».
«Sì». Stavolta Rowena non fu ritrosa.
Benjamin le fece strada e la portò nella sua cabina. Mentre Rowena si stava spogliando, Benjamin accarezzò il coltello che aveva rubato dal tavolo.
***
Dopo pochi minuti un urlo squarciò la quiete della crociera notturna.
Furono alcuni marinai i primi ad accorrere, ad accalcarsi davanti alla porta della cabina numero 8.
L’urlo adesso era più un rantolo.
I marinai sfondarono la porta e videro un corpo straziato da un coltello e una ragazza nuda che infieriva. «Il tesoro d’oriente… uno dei tesori d’oriente…! Adesso è mio!». Esibì il cuore dell’uomo.
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Però, che bel colpo di scena alla fine, non me lo sarei aspettato! Sembravano così innamorati?, ma… I tesori son tesori?, bel racconto!
Grazie Antonino!
Sì, alla fine ho dato una svolta thriller… l’ho studiata bene!
Oh, un Kenji inedito! La svolta romantica mi aveva lasciata un po’ perplessa, ma nel finale hai dato un colpo di coda non da poco. Mi è piaciuto 😀
Grazie! Hai presente la pubblicità dello shampoo Tesori d’oriente? Ho voluto mettere in pratica le suggestioni che mi davano la visione di quello spot…
Giuro che ho pensato proprio a quella pubblicità 😀 😀 😀
Ho voluto dare apposta delle suggestioni vintage e sensuali (le colonie nelle Indie orientali, i dandy di epoca vittoriana…) ma poi la mia anima thriller ha preso il sopravvento!…