A rovescio

In un sogno precedente incontro me stesso marito di una donna incinta. Stranamente, non ricordo di avere mai avuto una moglie. Tanto meno di aspettare un figlio. Vedo un cane girare per la stanza. Muove in continuazione, circolarmente, attorno a dei escrementi che sembrano stiano li da molto tempo. Uno strano sorriso mi toglie l’attenzione da lui. Qualcuno sorride, ma non riesco a vederlo. Di sicuro non è mia moglie. Lei ha uno sguardo particolarmente triste. All’improvviso il cane si ferma. Guarda mia moglie e tira fuori la sua lingua che pare essere ben più grande della sua statura. Sembra attendere qualcosa. Non riconoscendomi cerco uno specchio. Niente. Neanche una finestra o un vetro in qui vagamente potermi riflettere. Sembra che i muri mi circondano. Voglio uscire. La fuori, – penso-, ce ne sarà uno. Comincio a correre fino a che tra i muri riesco a trovare una porta. Esco. Mi ero sbagliato. Anche qua mancano. Provo a chiedere. Nessuno sa della loro esistenza. Nessuno ne conosce il significato. Continuo a cercare mentre noto che uno strano grigio ha avvolto tutto. Le persone sembrano non avere un viso. Le loro facce si trasformano in continuazione in cose che hanno ben poco di umano. Quando avevo quasi perso le speranze , incontro un uomo diverso dagli altri. Ha le mani e i piedi sanguinanti. Mi dice di seguirlo. “La gente li ha sepolte tutte,” racconta, “nessuno vuole più guardarsi. Ormai, tutti hanno paura degli specchi. Io ho l’unico rimasto, l’ho conservato per l’ultimo giorno.” Sollevato lo inseguo e senza accorgermi mi trovo davanti allo specchio. Mi guardo e capisco di essere invisibile. Mi sento molto più leggero. Contento ritorno a casa. Mentre mi avvicino alla porta sento un altro sorriso. Questa volta più forte. Apro. Vedo mio cane mangiare gli ultimi resti di un neonato. Mio figlio era nato.

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni