
A tutti gli eletti
Mi sto stringendo forte tutto ciò che mi è rimasto: i miei abiti, i resti della mia famiglia, le macerie della mia casa e questo misero foglio di carta che cerco di ripulire dalla cenere per scriverci due parole per l’umanità.
Ricordo di aver sentito parlare dell’apocalisse a catechismo, in un lontano e afoso giorno della mia infanzia. Ricordo vagamente di come all’apertura da parte del Vangelo, Giovanni ha predetto la venuta dei quattro cavalieri dell’apocalisse: Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte.
Vorrei tanto continuare a pensare che fossero solo favole, ma è inutile girarci intorno, i quattro cavalieri sono arrivati in una maniera così prevedibile da spingerci ad ignorare il loro passaggio e ci hanno dato la nostra giusta punizione.
In principio una guerra era partita dalla Russia, estesa a oriente, poi in Africa fino ad estendersi a tutto il globo, la tremenda e sanguinosa terza guerra mondiale: il primo cavaliere solca la terra. A causa delle numerose nucleari lanciate i livelli di Co2 si sono alzati sempre di più fino a generare una carestia spaventosa che ha colpito prima le fasce equatoriali per poi estendersi già massacrate dal cambiamento climatico in atto dal 2050. Ed ecco anche il secondo.
Per un po’ di tempo tutti noi abbiamo pensato di essercela cavata ancora una volta: l’umanità è sopravvissuta ancora una volta!
Poi sono arrivate le famose tre piaghe: le epidemie hanno colpito indiscriminatamente tutto il globo, a distanza di un anno l’una dall’altra. Nulla in confronto al Covid del lontano 2020.
Tre, epidemie, il numero della trinità. Pestilenza, ecco il terzo cavaliere.
Poi… che cosa vi devo dire? il cielo è diventato sempre più instabile, uragani, inondazioni, eruzioni e terremoti, tutto a causa del nostro egoismo e la nostra convinzione di essere indipendenti del mondo che ci aveva generato e che ora ci avrebbe restituito tutto. Il cielo portò all’estinzione di quei pochi sopravvissuti che erano rimasti. L’ultimo cavaliere era arrivato.
E dopo aver visto tutto il mio mondo crollare in un nuvolo di macerie; dopo aver cercato con le unghie di scavare verso l’alto e trovare una luce; dopo aver premuto con le unghie scavate, spinto con le braccia ossute quell’unica lastra di cemento armato che mi divideva dall’aria fresca; dopo essere uscito all’aria aperta e respirato a pieni polmoni un nuvolo di cenere; ho guardato il cielo annuvolato e scuro e mi sono spento per un tempo che non so quantificare.
Il silenzio che c’era! Un silenzio che non si sentiva più nemmeno ai margini della terra. Sentivo solo il soffio del vento, non un grido, un gemito, un respiro… la prima volta nella mia vita che sento un silenzio di tomba.
Deve essere stato in quel momento che mi sono girato nel disperato tentativo di ritrovare i miei cari, sicuro che fossero vivi e che stessero soffocando lì sotto; per poi accorgermi di non avere più le forze e che stavo piangendo a dirotto. Per poi trovare e stringere l’orsacchiotto di peluche che mia figlia aveva afferrato nel momento del crollo e che ora giaceva tra le macerie.
Ricordo che mi alzai, rintronato e vuoto; a guardare le auto elettriche distrutte, gli smartwatch abbandonati, le porte con apertura tramite retina spente e morte. Il cielo ricominciò a tuonare ed a gettare su di me tutto ciò che poteva e che le mie membra già provate sembravano a malapena sentire. Non sapevo nemmeno con quale forza continuassi a muovermi e per quale scopo. Perché Dio mi ha lasciato solo? Che senso ha per un uomo rimanere il solo? Destinato a morire lentamente in un mondo vuoto e senza conforto? Perché non potevo morire come tutti gli altri?
Mi accasciai a terra deciso per la prima ed ultima volta nella mia vita a lasciarmi morire di stenti stringendo il peluche di mia figlia. La pioggia ghiacciata che lavava il sangue e la polvere, il vento che mi sferzava, i lampi che illuminavano le macerie dei grattacieli ed i tuoni che mi rimbombavano nelle orecchie.
Poi il silenzio di nuovo. Un sole caldo ed una flebile speranza. Non aveva alcun senso lasciare un uomo solo, come ero sopravvissuto io, dovevano esserci altri sopravvissuti, non ne avevo le prove ma avevo fede in questo. Una fede che cresceva e che non volevo lasciar andare.
E lì l’illuminazione: ero un eletto, per forza, un eletto da Dio, sono qui per un motivo, guidare l’umanità eletta verso una nuova realtà, verso il paradiso. Ma come trovarli? Dove trovarli? Come contattarli?
Per questo mi sono aggrappato a questo foglio. Mi sono rialzato, ho lasciato andare l’orsetto e mi sono stretto questo foglio come se fosse la mia salvezza. Il resto lo sapete già.
Se trovate questo messaggio, vi prego cercatemi! Mi sono rifugiato nel vecchio municipio, sto cercando di recuperare tutto ciò che è rimasto di noi! Aiutatemi!
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi
Un racconto, forse, non troppo lontano dalla realtà.
Sei stata brava ad affrontare questo argomento e a pensare a ciò che potrebbe davvero accadere nei prossimi anni.
Ho notato solo qualche refuso, facilmente eliminabile con una rilettura.
Ma di sicuro ci sono refusi. L’ho ricontrollato diverse volte ma certe cose sfuggono.
comunque grazie 🙂