A Way Out

Serie: A Way Out


Il romanzo tratta di un mondo ormai travolto dai cambiamenti climatici e dalla siccità. La storia parte in Italia, un'Italia nel 2123 devastata dalla povertà. Guerre per l'acqua, prove di sopravvivenza e la fantasia di un ragazzo che sogna il passato per come sarebbe dovuto andare.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: A Way Out

12 marzo 2123

Oggi il cielo è stranamente nuvoloso, sono scettico riguardo delle possibili precipitazioni ma devo rimanere ottimista, è l’unico modo per andare avanti.

Sono ben cinque mesi che non vedo una sola goccia d’acqua cadere dal cielo, ieri sera ho finito ufficialmente le mie ultime scorte d’acqua, per sei anni sono stato relativamente tranquillo per quanto riguarda la mia idratazione, ma ora mi ritrovo faccia a faccia con un nuovo stadio di sopravvivenza, uno per il quale riusciresti anche a massacrare un’intera famiglia per mettere mano sulle loro scorte di acqua e cibo.

E’ necessario che resista un altro paio di mesi, sono fiducioso nell’arrivo di una grande inondazione come quella dell’anno avanti, d’altronde questo inverno è stato ed è tuttora molto rigido, spero che le vette a nord si siano imbiancate. Il mio amico Reinhard dice che il grande caldo primaverile ed estivo non impiega molto tempo a fondere tutto il ghiaccio formatosi in inverno sulle Alpi creando, così, quelle grandi inondazioni. Una di queste lo scorso anno mi ha tenuto intrappolato all’interno della biblioteca per ben tre giorni, ma non posso lamentarmi a riguardo, ho sfruttato l’occasione per incrementare le mie scorte d’acqua di almeno due o tre mesi.

Questa mattina mi sono recato sul tetto per visionare la cisterna d’acqua piovana, credo che siano rimasti circa cinquanta litri, ho subito provveduto a travasare in alcune taniche tutto il contenuto per evitare che il livello diminuisca a causa dell’evaporazione, ora ho dieci di esse da razionare.

Verso le undici del mattino mentre stavo controllando le mie scorte di cibo ho sentito uno sparo in lontananza provenire da est, mi sono fatto prendere dal panico, è tutto sempre così silenzioso.

Sono corso immediatamente a prendere il mio fucile di precisione, mio padre se ne serviva per scacciare gli intrusi e cacciare quelle rarissime bestie che hanno ancora la noncuranza di aggirarsi in questi luoghi così desolati, dove la siccità ha il dominio su tutto, dove anche le piante crescono controvoglia e trascorrono una breve vita di sofferenze e sopravvivenza come noi stolti esseri umani che abitiamo ancora le zone della nostra infanzia anche se covano palesemente rancore nei nostri confronti.

Mi sono piazzato in osservazione vicino ad una finestra mezza barricata il cui scopo è proprio quello di vedetta nel lato orientale della biblioteca (o rifugio). Per quindici minuti buoni sono stato lì, immobile, in attesa, con il cuore in gola che mi faceva compagnia.

Ad est, dietro una barriera di grigie colline bruciate dal sole le estati avanti, si cela un piccolo villaggio di sopravvissuti, circa quindici persone. Non ho mai visto gli abitanti di quella comunità dal vivo, ma so con certezza che non sono dei tipi innocui, il contrario. Mia sorella quattro o cinque anni addietro, quando ancora non avevo compiuto diciotto anni, ebbe la folle idea di andare a fraternizzare con quei barbari, gli disse che in città erano presenti ampie scorte di acqua che poteva essere scambiata con del cibo, non so cosa gli risposero o come si sviluppò quella conversazione, fatto sta che tornò al rifugio con uno stupro alle spalle e una coltellata al ventre, cadde in un silenzio opprimente dovuto alla debolezza che durò per un paio di giorni, fino a che non esalò l’ultimo respiro.

I romanzi che si divorava ogni giorno la resero fin troppo fiduciosa negli altri esseri umani, aveva la tendenza di cercare la sensibilità anche in individui i quali hanno perso l’amore per se stessi nel momento in cui sono nati. Mia sorella, Sofia, era una pacifista, una colta pacifista.

Il pacifismo però in un mondo come quello attuale non può funzionare, lei era intrappolata con la propria mente nelle società presenti negli svariati libri che leggeva durante le sue giornate. Era una pacifista molto sveglia e in quanto tale sapeva benissimo di non essere immune dal male, non le restava che sperare che anche gli altri abitanti di questo desolato paese, di questo mondo in profonda crisi fossero capaci di risvegliarsi all’amore, ahimè che ingenuità.

Quello stesso anno mia madre, che era malata ormai da qualche mese, decise anche lei di intraprendere il sentiero della liberazione, di far cessare finalmente il funzionamento del suo malandato corpo. Divorata dalla disperazione per la perdita di sua figlia una notte di novembre salì sul tetto del rifugio e si fece cullare dalla nebbia fino alla base dell’edificio, la mattina seguente io, mio padre Carlo e mio fratello Edoardo impiegammo circa un’ora per capire che il suo corpo veniva nascosto dalla perfida nebbia all’esterno del rifugio.

Quello fu un momento cruciale per la vita del trio sopravvissuto. Mio padre diventò estremamente silenzioso, era turbato lo si vedeva, provai più volte a cercare di ristabilire il bel rapporto che avevo con lui ma ogni volta che provavo ad intraprendere una conversazione di alcun tipo con lui rimaneva immerso nei suoi pensieri con gli occhi umidi e infastidito dalla mia voce che provava a socializzare si allontanava come di consueto. Forse non riusciva a comprendere che anche io ero assai addolorato da quelle perdite.

Mio fratello, invece, divenne molto aggressivo, successe alcune volte che mentre cercavo di tirar fuori da lui un po’ di compagnia si scagliasse contro di me e ricevessi botte, ero rimasto solo, mi rinchiusi nel fantastico mondo della lettura, come fece mia sorella tempo addietro, nel nostro rifugio-biblioteca di certo non mancavano libri.

Un giorno, circa un paio d’anni dopo la tragedia preso dalla collera, mio fratello si diresse spedito verso il villaggio dei selvaggi e sparò a tre di loro di soppiatto, mentre era immerso nella fuga per tornare al rifugio ricevette un colpo di fucile in una spalla. Entrò dentro la biblioteca e corsi immediatamente da lui, il colpo lo aveva preso di striscio, fortunatamente non era nulla di grave.

La sera stessa comunicò, mentre io e mio padre eravamo occupati a mangiare la nostra razione di cibo che in un paesino poco più a nord stessero reclutando soldati da spedire al confine con la Svizzera e la Francia per mantenere il controllo delle fonti alpine spesso minacciate da atti aggressivi da parte dell’esercito francese.

Edoardo ne voleva far parte: « Qui non ci resto! E’ una gabbia per matti, non riesco più a convivere con la mia e le vostre solitudini! »

Ci fu una lunga discussione tra lui e mio padre, prevalse mio fratello in quanto non si era mai fatto sottomettere dalla figura paterna, lo convinse alla fine facendogli capire che arruolandosi almeno non avrebbe avuto più problemi con cibo e acqua.

Quando arrivò la mattina della partenza gli regalai una copia di Siddharta di Hermann Hesse, scrittore di quasi due secoli fa, gli dissi impacciatamente: «Spero ti possa essere d’illuminazione in momenti bui, per me è stato così».

Lui mi guardò, mi sorrise e mi abbracciò forte, quello fu l’ultimo e primo dopo parecchio tempo atto di amore ricevuto da mio fratello.

Edoardo era quel tipo di persona che crede fermamente in un destino riservato a ogni individuo, non che io non sia d’accordo, ma sono sicuro che ciò lo ha portato ad intraprendere quella strada così infima.

A colui che ama il proprio destino e che si identifica con esso, cosa importa di una vita lunga, senza pericoli, del rango o della ricchezza? Costui crede di di aver trovato la pace dentro di sé.

Mio padre si offrì di accompagnarlo e stranamente acconsentì.

« Pulisci il fucile di precisione e la tua pistola, al mio ritorno andremo a caccia »  mi disse mio padre, io annuì mentre loro si incamminavano verso la loro meta.

Quello fu l’ultimo giorno in cui vidi entrambi.

Non so che fine abbia fatto mio padre, sono uscito dalla città svariate volte con la disperazione in gola nel tentativo di trovarlo, ma niente da fare.

Sono passati due anni e ancora ho la fiducia che possa tornare da un giorno all’altro.

Serie: A Way Out


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Discussioni

  1. Un brano apocalittico che purtroppo, come molte storie di fantascienza, potrebbe essere uno scenario realista. fa piacere trovare un autore sci-fi come me, anche se io vado sul cyberpunk e qui ho visto un altro tipo (a proposito, sarei curioso a quali autori o film ti sei ispirato), Comunque è un racconto ben scritto, anche se la trama secondo me fatica un po’ a carburare