
Aamir (prima parte)
Serie: Aamir
- Episodio 1: Aamir (prima parte)
- Episodio 2: Aamir (parte seconda)
STAGIONE 1
L’odore acre e pungente del sudore permeava le mie narici e mi spingeva a cercare ossessivamente l’odore tranquillizzante di mia madre, quell’odore che mi riportava indietro nel tempo, nei luoghi a me familiari, dove trovavo rifugio e conforto, avvinghiato al seno materno.
Ricordo i miei primi giochi insieme ai miei fratellini, lì su quelle strade polverose che correvano attorno alla nostra casa, la mamma e la nonna ci sorvegliavano mentre svolgevano abilmente le loro mansioni di donne, dal pasto per tutta la famiglia alla cura della casa, dai piccoli lavori artigianali alla cura e preparazione dei vestiti di tutta la famiglia.
All’imbrunire tornava mio padre con i miei fratelli più grandi, stanchi, sudati ed impolverati, con la faccia segnata dal duro lavoro nei campi, là in quella terra poco generosa con chi la curava, avida delle fatiche e del sudore dei poveri uomini costretti a curarla, per avere la possibilità di sopravvivere.
La sera era il momento più bello della giornata, ci trovavamo tutti insieme accovacciati intorno al desco, nonostante il cibo fosse poco e povero, era un momento bellissimo, ci si raccontava a vicenda cosa fosse accaduto durante la giornata, si scherzava e si rideva.
I grandi raccontavano, poi, delle storie fantastiche ed incredibili, di case principesche abitate da Visir e principesse bellissime, case piene di ori e gioielli, dove succedevano storie incredibili e magiche.
Si stava, tutti insieme, vicino al fuoco, ad ascoltare i saggi della famiglia e si sognavano quei mondi dorati ed incantati sino a quando il fuoco si spegneva ed allora si andava tutti a dormire
Era bello e confortante dormire attaccato ai miei fratelli, non avevo paura del buio perché avevo loro vicino a me. Il loro profumo, il loro calore, il loro respiro mi confortava e mi facevano da dolce ninna nanna.
Adesso immerso in un buio profondo, stretto a mia madre, intorno a me sento il pianto soffuso di uomini, donne e bambini, gente che non avevo mai visto prima, che non avevo mai visto sorridere ed essere felice, che non avevo sentito raccontare storie fantastiche, bambini con cui non avevo mai giocato, donne che non avevo mai visto adoperarsi per il bene della propria famiglia, uomini che non avevo mai visto tornare dai campi.
Tutti, però, in quel momento mi facevano tornare in mente gli ultimi giorni passati in quella che era stata la nostra casa felice.
Ricordo il rumore di esplosioni lontane, che allarmavano mio padre e mia madre; ricordo le sere trascorse non più a ridere e scherzare serenamente e ad ascoltare storie fantastiche, ma ricche di silenzio e preoccupazione scolpita sui volti dei grandi, e di paura per qualcosa che noi bambini non capivamo, la quale ci faceva vivere nell’angoscia e ci spingeva nello stringerci ai più grandi per cercare di trovare delle rassicurazioni che non erano in grado di offrirci. Andavamo a coricarci con quel macigno che albergava nei nostri cuori, turbando le nostre anime; la notte non ero più circondato dal calore dei respiri placidi dei miei fratelli, ma da lamenti sommessi e da pianti soffusi, dettati da paure ignote che il buio acuiva in tutti noi.
La mattina, come sempre ci svegliavamo quando già mio padre e i miei fratelli più grandi erano partiti per i campi, ma, a differenza di prima, la mamma e la nonna stavano molto più attente a che non ci allontanassimo mai troppo da loro e dalla casa, ci richiamavano continuamente ed anche tutte le loro mansioni venivano svolte con minore attenzione, perché i loro sguardi non si staccavano mai da noi. All’imbrunire, poi, ci mettevamo tutti a guardare in direzione della stradina che portava ai campi in attesa dell’arrivo dei miei fratelli e di mio padre e, quando li vedevamo tornare, mia madre si rasserenava un po’ e scomparivano quelle sue rughe causate da preoccupazioni ed incertezze.
Vedevo mio padre discutere preoccupato con mia madre, e i loro visi si rigavano di lacrime che scendevano piano, seguendo i solchi delle loro rughe, allora io mi avvicinavo, intimorito, e chiedevo a mia madre perché piangessero e lei, in fretta, asciugando le sue lacrime, mi abbracciava forte e mi diceva in modo dolcissimo di stare tranquillo e di non aver paura, perché mamma e papà avrebbero sempre vegliato su di noi e non avrebbero permesso a niente e nessuno di farci del male.
Adesso, nel buio inquietante tra pianti e lamenti soffusi, io stretto, avvinghiato con forza a mia madre mi ripeto quelle parole che allora mi davano un po’ di conforto: mamma e papà non permetteranno che mi succeda niente di male, non mi può succedere nulla finché rimarrò abbracciato a mia madre, niente di male…
Ricordo quel mattino, quando vedemmo tornare insolitamente presto mio padre dalla stradina accompagnato da solo due dei miei fratelli più grandi, mentre Bishr non era con loro. Tutti e tre camminavano zigzagando e con aria stranita con i visi inondati di lacrime.
Mia madre a quella vista si precipitò incontro a loro chiedendo ad alta voce dove fosse Bishr, mio padre l’abbracciò forte ed entrambi scoppiarono in un pianto a dirotto, anche gli altri due miei fratelli si unirono al loro abbraccio e al loro pianto.
Ricordo che noi più piccoli ci guardammo con espressione stupita ed impaurita e ci lanciammo di corsa verso quel gruppo familiare, ci intrufolammo tra i loro corpi, ci bagnammo delle loro lacrime che si mischiarono alle nostre. Mi strinsi con forza alle gambe di mia madre e singhiozzando ripetevo ossessivamente: ‘umiy, ‘umiy, ‘umiy (mamma, mamma, mamma).
Quella sera, seduti intorno al fuoco, nessuno aveva voglia di scherzare, nessuno aveva voglia di mangiare, nessuno aveva voglia di parlare. Tutti ci chiedevamo dove fosse nostro fratello Bishr e con lo sguardo interrogavamo nostro padre, tutti volevamo chiedergli: Alab (padre) dov’è Bishr? Il nostro caro alab ad un tratto si fece coraggio, volle rispondere ai nostri sguardi imploranti e con grande fatica ci raccontò che quella mattina avevano la necessità di comprare dei nuovi semi al mercato della vicina città di Hula, ma da lì provenivano rumori di spari, per cui aveva detto che sarebbe stato meglio lasciar perdere per quel giorno, poiché gli sembrava pericoloso andare al mercato di Hula. Bishr, il più grande dei miei fratelli, gli disse che quello era un giorno come tutti gli altri delle ultime settimane e non potevamo permetterci di ritardare la semina, che sarebbe andato lui al mercato di Hula per comprare i semi. Nonostante mio padre avesse tentato di dissuaderlo Bishr fu irremovibile e si incamminò verso Hula.
Alab disse allora ai miei due fratelli di restare là mentre lui avrebbe seguito di nascosto Bishr per controllare che tutto andasse bene. Arrivati ad Hula, prima che Bishr giungesse al mercato si ritrovò sommerso in mezzo ad una folla di uomini, donne e bambini, che stavano manifestando contro il regime di Assad a un tratto i soldati iniziarono a sparare tra la folla falcidiando molti uomini, donne e bambini.
I corpi di costoro, straziati e ricoperti di sangue rimasero riversi al suolo polveroso mentre il restante della folla si disperdeva cercando riparo a quella grandinata di colpi fatali. Mio padre, con orrore, si accorse che tra quei poveri corpi straziati vi era anche quello di suo figlio Bishr, immobile, silenzioso, ricoperto di sangue e polvere. Avrebbe voluto correre da lui, abbracciarlo, stringendolo a se come aveva fatto quando era nato ed ancora ricoperto dai liquidi amniotici e dal sangue del parto, ma si bloccò, pensando che il resto della famiglia aveva bisogno di lui, che lo aspettavano, perché era lui che aveva la responsabilità del bene di tutti loro per cui si fece forza e tornò in quel campo, dove lo attendevano i due fratelli di Bishir; insieme a loro era tornato dal resto della famiglia in quella casa che era stata per loro tutti un posto di gioia e che adesso si era trasformata in un posto di angoscia.
Serie: Aamir
- Episodio 1: Aamir (prima parte)
- Episodio 2: Aamir (parte seconda)
Molto interessante questo punto di vista
Grazie. Spero che troverai interessante anche la seconda parte del racconto che, secondo me, è ancora più carica di pathos.