ACCORDI

Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: C'è una casa editrice sull'orlo del fallimento. Ci sono "sei personaggi in cerca d'autore". Ci sono cinque libri immaginari. C'è un premio "prestigioso", che potrebbe spalancare le porte di un mondo fatto di tante cose "prestigiose"... e poi ci sono donne, uomini, illusioni, parole, parole, parole.

Venerdì mattina. Sala riunioni (che è sempre l’ufficio di Giuseppe Fiorani). Marco Ricci ed Elisa Bianchi sono seduti attorno alla grande scrivania. Non si parlano, come se un muro di imbarazzo li dividesse. Laura De Luca irrompe nella stanza senza bussare.


«Qua fuori ci sta Rinaldi, o’ agg’ fà trasì

«“Trasì”?»

«“Entrare”, Ricci. Lo faccio entrare?»

«Si, Laura…»

«Ah: Andrea ha detto che oggi arriverà più tardi… vuole che ti dia questa chiavetta USB. Ma nun ce stà ‘o signor Fiorani?»

«No. Mi ha telefonato ieri notte qui, in ufficio, per dirmi che era al pronto soccorso».

«Uh Maronn’! E che j’è successo?»

«Una colica…»

«Na colica? Maronna santa! Chillo tiene cchiù malattie ‘e nu’ intero ospedale. Vabbè,: faccio entrare Rinaldi…»

Dopo qualche istante, ecco presentarsi Alessandro Rinaldi, detto “Sandro”. L’uomo sembra di umore nero.


«Signori miei: propongo de saltà i convenevoli e parlà subbito der proggetto. Chi so’ io, o sapete ggià; chi siete voi, me ‘nteressa fino a llì. Mo me ‘mporta solo d’esse certo che nisuno me sta a cojonà».

«Ingegner Rinaldi: la Fiorani Edizioni è una casa editrice seria, e in cinquantasei anni di…»

«A signorì: mo bbasta co‘ste fregnacce. Si nun sbajo, io e lei ce semo parlati pure l’artra vorta, no? Ecco: oggi se fa sul serio. Er Sor De Santis sta ‘ncazzato nero. Me ha mannato alla Biblioteca Nazionale a cercà ‘a copia de quer libro… e nun ze trovava. ‘Nzomma: a che gioco stamo a giocà

«Questo gioco, signor Rinaldi, si chiama “mercato”. E il libro della Al-Farouq è al centro di un’importantissima trattativa… è questo che vuol sentirsi dire, no?»

«Oooh llà! Finalmente quarcuno che parla come magna! E cce voleva tanto a che è ‘na questione de sordi? Quanto volete pe’ l’esclusiva su quer libro?»

«Beh… detto così, all’improvviso… confesso che mi coglie impreparato…»

«Aridaje co le fregnaccenun zarà corpa de l’artro filme, spero? Quelo der bosniaco…»

«No no… anzi: quella pellicola non è mai uscita nelle sale… non l’hanno nemmeno terminata… credo. Può considerarla un’opera apocrifa…»

«Ah: ‘n po’ come er “Nosferatu” de Murnau!»

«Esatto: un metodo furbo per aggirare il copyright...»

«Ma nun ze spiega la scomparsa der libro…»

«Una serie di sfortunate coincidenze, signor Rinaldi… tutto qui…»

«Sarà… io continuo a crede che ce state a cojónà, ma er Sor De Santis è convinto de ‘sta storia de la trattativa co’ la Martini… me ha dato pure un assegno… eccolo qua: dugentomila».

«Du-duecentomila! Marco: ho capito bene?»

«Ha capito bbene, signorì: dugentomila».

«Una cifra simile per un’autrice esordiente? La racconti giusta: anche De Santis ha qualche spintarella politica…»

«E che nne so? “A caval donato nun ze guarda ‘n bocca” dicono… e chi so’ io pe’ guardà in bocca a ‘n cavallo?»

«Abbiamo bisogno di almeno un paio di giorni per pensare all’offerta di De Santis…»

«Ma Marco: non so se hai idea di quanti siano duec…»

«Ce l’ho l’idea, Elisa, ce l’ho… solo che prima bisogna sentire Fiorani…»

«E scommetto che proprio oggi sarà impegnatissimo, nun è vero? Ve ho già capiti a voi: a furbizia fa più de mille parole… ma nun tirate troppo la corda: chi fa er furbo finisce che se trova co’ ‘na sola. Ah: er Sor De Santis, però, vole na garanzia…»

«Che garanzia?»

«Visto che nun ve degnate de mostràer libro né i contratti de ‘sta Ar-Farouq, er Maestro me ha ‘ncaricato de parlà personarmente co’ lei… sì, avete capito bbene: c’avete da darme er su’ numero de telefono…»

«Dunque credete che Rania Al-Farouq non esista?»

«Boh. Io me limito a eseguì gli ordini».

«E come farete a comunicare? Lei parla solo in…»

«Parla anche in inglese, Marco… ecco qua: questo è il suo numero. Siete anche fortunati: in questi giorni si trova in Italia…»

«Co-come sarebbe a dire “si trova in Italia”? Elisa… que-questa cosa non è…»

«Grazie, signorì… lei dice che posso già chiamarla?»

«Deve, ingegnere! Ogni momento è prezioso, quando si tratta di quella donna! Marco: io vado un attimo a controllare com’è venuta l’impaginazione del romanzo della Montemitro…»

«Chi?»

«Ma come “chi?”, Marco… la Montemitro… Epilare l’arazzeria con la cera persiana…»

«Ah…»

Elisa Bianchi si alza, porge un inchino parabolico al signor Rinaldi, poi sguscia fuori dalla stanza, il tutto di fronte al volto attonito di Ricci.


«Ragazza in gamba… certo però che c’avete dei titoli… ma chi li sceglie? Te spiace se faccio subbito ‘sta telefonata?»

«Sì… cioè no! No, no… faccia pure. Anche se dubito che le risponderanno: la Al-Farouq è mooolto riservata…»

«E ‘nfatti squilla a vòto…»

Marco Ricci appare sollevato da questa notizia, ma dopo pochi secondi sente la voce di Rinaldi farsi profonda, impostata, quasi come se venisse doppiato dal timbro caldo di uno speaker professionista. Parla in inglese, un inglese fluido ed espressivo, molto più del suo singhiozzante romanesco. Ricci lo osserva ridere, scherzare – addirittura flirtare – con la donna dall’altra parte dello smartphone. Il tutto dura solo un paio di minuti, fino a che non termina con un sussurrato “bye”.

«Quindi?»

« “Quindi” che?»

«No, dico: ha parlato con la Al-Farouq?»

«E co’ chi sennò?»

«E avete trovato un accordo?»

«Si l’avemo trovato!? ‘Nnaggia a voi… qui c’avemo la gallina da le ova d’oro! Vié qua, a bbello de papà!»

«Non c’è bisogno, signor Rinaldi… no, no, la prego: i baci no…»

«‘Tacci vostri, oh: quanto c’avete fatto penà! E mo è fatta, però!»

«Ma come siete rimasti? Dovete incontrarvi?»

«A questo ce penzerà il Sor De Santis. Io il mio l’ho ffatto! A Ricci: è stato ‘n piacere!»

«Come? Mi lascia così? Senza spiegarmi?»

«E che tte devo dì? Fra quarche giorno riceverete la chiamata direttamente dar Maestro… c’hai artre domande?»

«Sì, una: lei è davvero romano? No perché prima, al telefono, ha cambiato completamente pronuncia…»

«Belin: mi sun de Zêna!»

«Ah…»

«Mannooo, Ricci! Te stavo a pijà pe ‘r culo!»

Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

      1. Quando si legge qualcosa Ci si immedesima molto nei dialoghi, quando si legge qualcosa di fatto bene come quest’altro episodio! E per il prossimo che verrà, siamo automaticamente qui! Grazie a te

  1. Nelle parti in romano ora mai, mi ritrovo a “leggere con voce” dell’attore Vinicio Marchioni. L’espressività del napoletano sl femminile inizia a diventare più espressivo e la situazione generale sale di maggiore intensità! Tra l’altro “il Ricci” come a Milano lo chiamerebbe un milanese (qui però con la voce di Riccardo Scamarcio in Lo Spietato, 2019) mi ricorda il nome di Pippo Ricci, un giocatore molto rappresentativo dell’ EA7 Armani, la squadra di basket rappresentante appunto Milano nella LBA Italiana

  2. Le donne sanno essere, se e quando vogliono, acute e di aiuto vitale. Molto più di noi maschietti ottusi e immaturi. Peccato che spesso non vogliano. Ma questa è altra storia!
    Continua a essere, quello con i tuoi racconti, un appuntamento immancabile con l’ironia e il buon umore. Grazie.

  3. Il dialogo quasi sincopato fra Elisa Bianchi e Marco Ricci è un capolavoro: svela e non rivela, mette l’ansia giusta e fa volare l’immaginazione. Cosa avrà in testa quella ragazza in gamba? Magari parla anche inglese…? A questo punto della storia non si capisce più chi vince e chi perde. Come fosse una matassa talmente imbrogliata che si aspetta solamente la mano esperta che la sappia liberare. Bravissimo

    1. Ciao Cristiana! Grazie della lettura e del bellissimo commento!🙏🏻 Anche stavolta hai colto il punto: vincere o perdere. O meglio: quando si vince davvero? Tra non molto la matassa verrà sbrogliata😉